mercoledì, dicembre 05, 2007

Le ragioni della sconfitta dei liberali russi

Le ragioni della sconfitta dei liberali russi
di Nicolai N. Petro

I vari tentativi della coalizione nota come "Altra Russia" di organizzare manifestazioni di protesta nelle principali città russe, compresi i recenti insuccessi di Mosca e San Pietroburgo, hanno messo in luce una verità indiscutibile: coloro che appartengono alla cosiddetta opposizione liberale in Russia non sono né competenti, né popolari.

La loro iniziativa più riuscita, la scorsa estate, ha riunito al massimo 5000 partecipanti. Da allora la partecipazione è stata nell'ordine delle centinaia di persone, con i poliziotti e i giornalisti stranieri che spesso erano più numerosi dei manifestanti.

Perché gli autoproclamatisi "liberali" Russi non sono riusciti ad attirare il favore popolare?

È certo che il boom economico non ha reso più semplice la loro opposizione a Putin. Tuttavia, con un supporto che potrebbe arrivare al 40%, note figure politiche e culturali dalla loro parte e i cospicui finanziamenti delle élite finanziarie, i risultati negativi dei liberali sono sorprendenti.

Ciò è dovuto in parte all'iniziale decisione di stringere legami che hanno seriamente macchiato la reputazione di molti dei maggiori politici liberali russi.

Nel tentativo mal gestito di ottenere una maggiore visibilità, diversi politici moderati - come Vladimir Ryžkov, Irina Chakamada, Grigorij Javlinskij, Michail Kas'janov e Boris Nemcov - si sono associati a due personaggi molto dubbi: l'imprenditore/campione di scacchi Garry Kasparov, che come ex membro del consiglio del Centro americano per una Politica di Sicurezza ha contatti consolidati con molti neo-conservatori statunitensi clamorosamente anti-russi, e Eduard Limonov, il leader del Partito Nazional Bolscevico (NBP).

Limonov, che ha suggerito l'uso di "tattiche serbe" per riconquistare regioni dell'ex Unione Sovietica caratterizzate da una numerosa popolazione russa, è ben più di un "alleato casuale" dei liberali (come ha scritto il Washington Post).

Ha contattato il gruppo che ha concepito Altra Russia poco dopo la sua fondazione, nel marzo del 2004, e ha messo a disposizione del comitato le competenze dei suoi "combattenti": competenze come brandire finte granate per occupare la Chiesa di San Pietro in Lettonia, reato per il quale diversi membri dell'NBP sono finiti in carcere. Lo stesso Limonov è stato condannato per l'acquisto illegale di armi nell'aprile del 2001 e ha scontato due anni di prigione.

Mentre alcuni alleati, come Javlinskij e Kas'janov, hanno già preso le distanze da Altra Russia, altri (come Kasparov, Ryžkov e Nemcov) continuano a giustificare l'alleanza in quanto necessaria ad aggirare il controllo del Cremlino sui mezzi di informazione.

Tuttavia è difficile credere che siano in molti a non avere idea della reale consistenza di questa opposizione. Più di un quarto della popolazione dispone di un accesso regolare a Internet, che resta completamente priva di censure in Russia, e il 13% la considera la principale fonte di informazione (a Mosca e a San Pietroburgo la percentuale raddoppia).

Già prima che cominciasse l'attuale stagione elettorale, i sondaggi mostravano che nel 2005 i due principali partiti liberali - l'Unione delle Forze di Destra e Jabloko - raggiungevano il 23,8% della copertura televisiva dedicata ai partiti politici sui sette maggiori canali russi. Nel 2006 la percentuale era solo del 14%.

Troppo bassa? Forse, ma comunque molto più alta della percentuale di elettori che abbia mai votato per questi due partiti. E questi dati non tengono conto del fatto che durante l'ultimo mese ciascuno degli 11 partiti politici che correvano per la Duma ha ricevuto almeno tre ore di programmi televisivi nazionali in prima serata.

Kasparov asserisce che se non fosse per la censura del regime il popolo russo sposerebbe in massa la sua causa, ma Javlinskij era probabilmente più vicino alla verità quando ha detto a un giornalista che il suo partito ha una percentuale di notorietà nazionale del 97%.

Il problema, a quanto pare, non è che l'opposizione non riesce a far arrivare il proprio messaggio al pubblico russo, e non è neanche il messaggio. Il problema sono i portatori del messaggio, che sono riusciti ad alienarsi la propria base naturale, e cioè la classe media russa in ascesa.

Cosa fareste se vi mettessero di fronte a questa scelta:
Uno, un movimento politico che mette insieme un ex campione di scacchi la cui famiglia risiede oltreoceano, un ex primo ministro noto con il soprannome di "Miša 2%" per le bustarelle che avrebbe preso per autorizzare finanziamenti governativi a società private, e un ex rocchettaro punk uscito di prigione qualche anno fa che ha giurato di restaurare a tutti i costi l'impero russo.
Due, il partito di Vladimir Putin, che ha promesso una continuità delle politiche che hanno fatto crescere i salari medi da 81 dollari a 550 dollari al mese, che ha sensibilmente aumentato la spesa sociale e ridotto il livello di povertà dal 27% al 15%.

Alcuni liberali russi sembrano non rendersi conto di quanto sia cambiato il paese. Javlinskij, per esempio, ha recentemente osservato che non legge spesso i giornali ("Lo fanno i miei assistenti") e che non guarda la televisione russa da quattro o cinque anni.

E poi ci sono le conseguenze negative dell'apparente disprezzo dell'opposizione nei confronti delle persone che dovrebbero appoggiarla. Boris Berezovskij, che dice di finanziare l'opposizione dal suo esilio londinese, ha dichiarato: "Il problema è che per secoli le autorità russe hanno abusato del popolo russo, trasformandolo in bestiame". L'immagine bovina dell'elettorato russo è molto cara all'élite liberale russa, la quale sembra cinicamente ritenere che la politica non abbia bisogno di rivolgersi al popolo, ma consista semplicemente nel sostituire buoni mandriani a cattivi mandriani.

Che importa come vota la gente, o addirittura se vada a votare, se - come ha detto Limonov all'ultima manifestazione svoltasi a Mosca prima delle elezioni - Altra Russia non intende riconoscere la legittimità di alcun risultato?

C'è forse da meravigliarsi che la maggior parte dei russi pensi che l'opposizione voglia solo sottrarre loro un benessere guadagnato così duramente?

C'è forse da meravigliarsi che l'acritico atteggiamento di adulazione dei media occidentali nei confronti di questa opposizione, e in particolare di Altra Russia, sia considerato da molti russi con profondo sospetto?
Lungi dall'indicare un allontanamento dalla democrazia, il rifiuto da parte dell'elettorato russo dell'attuale opposizione può essere invece un segnale del progresso del paese verso una democrazia matura.

Nicolai N. Petro è stato assistente speciale del Dipartimento di Stato americano per i rapporti con l'Unione Sovietica sotto George H.W. Bush e ora insegna politica internazionale all'Università di Rhode Island.


Originale: International Herald Tribune

Articolo originale pubblicato il 4 dicembre 2007

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