giovedì, settembre 03, 2009

Pepe Escobar sul Nuovo Grande Gioco in America Latina e l'esportabilità del "Piano Colombia"

L'“arco di instabilità” degli Stati Uniti non fa che ampliarsi

di Pepe Escobar

Il Nuovo Grande Gioco non si concentra solo sullo scontro tra gli Stati Uniti e gli antagonisti strategici Russia e Cina, con il Pipelineistan a fare da elemento determinante.

La dottrina del dominio ad ampio spettro impone il controllo di quello che il Pentagono ha battezzato “arco di instabilità” dal Corno d'Africa alla Cina occidentale. In prima pagina qui c'è l'ex “guerra globale al terrore”, ora “operazioni d'emergenza oltremare” sotto la gestione dell'amministrazione Obama.

Innanzitutto la logica basilare resta quella del divide et impera. Per quanto riguarda il dividere, Pechino lo definirebbe, senza traccia di ironia, “scissionismo”. Scissionismo in Iraq – bloccando l'accesso della Cina al petrolio iracheno. Scissionismo in Pakistan – con un Belucistan indipendente che impedisca alla Cina di accedere al porto strategico di Gwadar. Scissionismo in Afghanistan – con un Pashtunistan indipendente che permetta la costruzione del Trans-Afghanistan Pipeline, oleodotto che aggirerebbe il territorio russo. Scissionismo in Iran – finanziando la sovversione nel Khuzestan e nel Sistan-Belucistan. E, perché no, scissionismo in Bolivia (il tentativo risale all'anno scorso) a vantaggio dei colossi energetici statunitensi. Chiamatelo modello (scissionista) Kosovo.

Il Kosovo, a proposito, è noto come la Colombia dei Balcani. Quello che Washington chiama “emisfero occidentale” è una sottosezione del Nuovo Grande Gioco. Il legame tra il recente colpo di Stato militare in Honduras, il ritorno dei morti viventi – cioè la resurrezione della Quarta Flotta statunitense nel luglio del 2008 – e ora la sovralimentazione di sette basi militari americane in Colombia non può essere attribuito solo alla continuità tra George W. Bush e Obama. Niente affatto. Tutto questo ha a che fare con la logica interna del Dominio ad Ampio Spettro.

La conquista delle basi
Dodici nazioni sudamericane, sotto l'ombrello dell'Unione delle Nazioni Sudamericane, la scorsa settimana si sono date appuntamento a Bariloche, in Argentina, e dopo un'animata discussione di sette ore sono riuscite solo a sottolineare, alquanto umilmente, che “le truppe straniere non possono costituire una minaccia per la regione”, facendo riferimento alla presenza militare statunitense in Colombia. Almeno il Presidente brasiliano Lula da Silva chiederà a Obama di incontrare i presidenti sudamericani e di rivelare la vera sostanza di questo nuovo patto militare con la Colombia.

La propaganda, naturalmente, ha prevalso. L'influente quotidiano conservatore brasiliano O Globo, che da tutti i punti di vista sembra redatto a Washington, praticamente ha incolpato di tutto il Presidente venezuelano Hugo Chavez.

È istruttivo esaminare il modo in cui vedono la questione alcune delle migliori menti sudamericane. Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano (il cui libro Le vene aperte dell'America Latina è stato donato a Obama da Chavez al recente summit dell'Organizzazione degli Stati Americani) in un'intervista a un giornale ecuadoregno ha sottolineato come gli Stati Uniti, che hanno trascorso un secolo a fabbricare dittature militari in America Latina, restino a corto di parole quando si verifica un colpo di Stato come quello dell'Honduras.

Per quanto riguarda le basi militari in Colombia, Galeano ha detto che “offendono non solo la dignità collettiva dell'America Latina ma anche la nostra intelligenza”.

Gli Stati Uniti hanno già costruito tre basi militari in Colombia, più una dozzina di stazioni radar. Il governo colombiano porterà il numero delle basi a sette, una delle quali – Palanquero – con accesso aereo a tutto l'emisfero. Sette basi in Colombia è la naturale risposta del Pentagono alla perdita della base di Manta in Ecuador e alla perdita del controllo sul Paraguay, dove governa ora la sinistra. Washington già addestra le forze armate, le forze speciali e la polizia nazionale della Colombia.

La famigerata Scuola delle Americhe con sede a Fort Benning, il campo d'addestramento americano per eccellenza per le dittature militari ultra-repressive, cioè la “Scuola degli Assassini” ribattezzata nel 2001 Western Hemisphere Institute of Security Cooperation, Istituto dell'Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza, ha addestrato non solo più di 10.000 colombiani ma anche gli autori del colpo di Stato in Honduras.

L'esperto di scienze politiche argentino Atilio Boron attacca senza pietà; per lui “Pensare che quelle truppe e quei sistemi d'arma si trovino in America Latina per ragioni diverse da quella di assicurare il controllo politico di una regione che gli esperti considerano la più ricca del pianeta in termini di risorse naturali – acqua, energia, biodiversità, minerali, agricoltura, ecc. – sarebbe di una stupidità imperdonabile”.

L'autore e attivista politico americano Noam Chomsky, in un'intervista concessa all'avvocata venezuelano-americana Eva Golinger durante la sua recente visita in Venezuela, ha spiegato come l'“ondata rosa” della sinistra sudamericana stia spaventando così tanto Washington da costringerla a collaborare con governi che solo pochi decenni fa avrebbe deposto sommariamente. Chomsky si riferisce al governo di Joao Goulart in Brasile, che fu rovesciato nel 1964 aprendo la strada, sotto la supervisione degli Stati Uniti, al “primo stato di sicurezza nazionale di stampo neonazista”. La politica di Lula, oggi, non è diversa da quella di Goulart.

Entra in gioco la NATO
La Colombia ha ricevuto più di 5 miliardi di dollari dal Pentagono da quando il presidente Bill Clinton lanciò il Piano Colombia nel lontano... 2000. Il Presidente colombiano Alvaro Uribe governa su una terra ammaliante infestata di paramilitari e di omicidi extragiudiziali – decine di contadini e di sindacalisti uccisi a sangue freddo. Ma a Washington lo elogiano come un eroe dei diritti umani.

Non è magnifico? In un documento dei servizi segreti del Pentagono che risale al 1991 ed è ora di pubblico dominio, l'allora senatore Alvaro Uribe Velez viene descritto come “dedito alla collaborazione con il cartello di Medellin ad alti livelli governativi”. Il documento evidenzia che Uribe “ha lavorato con il cartello di Medellin ed è amico intimo di Pablo Escobar Gaviria”, l'archetipico e ora defunto signore della droga colombiano. Non c'è da meravigliarsi che Uribe abbia sempre combattuto ferocemente ogni possibile forma di trattato di estradizione.

Boron definisce Uribe “il Cavallo di Troia dell'impero”. È questo Cavallo di Troia che permette di presentare come “guerra alla droga” quella che di fatto è un'operazione di controinsurrezione. Inutile dire che la Colombia resta il fornitore numero uno di cocaina degli Stati Uniti, Piano Colombia o no.

La controinsurrezione è anche in gran parte diretta contro il venezuelano Chavez (chi se non lui), che nei suoi tanti momenti di disinvolta sincerità non fa mistero di “conoscere molto bene Uribe e anche la sua psicologia”. Eva Golinger, autrice di un essenziale libro sulla strategia complessiva di Washington, Bush vs Chavez: Washington's war on Venezuela (Bush contro Chavez: la guerra di Washington al Venezuela), ha detto a Russia Today che “Il vero obiettivo del Piano Colombia non è affrontare direttamente la guerra alle droghe”; è piuttosto il “controllo delle risorse naturali e delle risorse strategiche”.

Ben al di là del Venezuela, qui si tratta della militarizzazione delle Ande e oltre. La Colombia è effettivamente il Cavallo di Troia con il compito di presidiare praticamente tutto il Sudamerica, per non parlare dell'America Centrale, adesso che l'egemonia politica, economica e militare degli Stati Uniti si va riducendo a vista d'occhio.

La bellezza del Piano Colombia è la sua versatilità: può essere applicato dall'AfPak al Messico. Pochi sanno che nell'aprile del 2007 l'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia, William Wood, fu mandato in Afghanistan a mettere in atto... un Piano Colombia, cioè controinsurrezione mascherata da lotta alle droghe. La Colombia è uno specchio dell'Afghanistan, e viceversa. Inutile dire che l'Afghanistan della controinsurrezione – ora sotto il tacco supremo dell'ex organizzatore degli squadroni della morte in Iraq per conto del Generale Petraeus, il Generale Stanley McChrystal – produce ancora più del 90% dell'oppio mondiale.

Ed è qui che inevitabilmente entra in gioco la NATO. L'unica parte del mondo in cui la NATO non è attiva è il... Sudamerica. Pochi inoltre sanno che alcuni mesi fa il capo del Comando Sud del Pentagono, l'Ammiraglio James Stavridis, è diventato il comandante supremo della NATO. Tre degli ultimi cinque comandanti supremi della NATO – Stavridis, Bantz Craddock e Wesley Clark – venivano proprio dal Comando Sud, aggiungendo un ulteriore significato alla tetra espressione “Scuola delle Americhe”.

Non meraviglia che a metà luglio a Cuba il Presidente boliviano Evo Morales abbia detto di ritenere “sulla base di informazioni affidabili che l'impero, attraverso il Comando Sud degli Stati Uniti, abbia fatto il golpe in Honduras”. E tutto questo mentre non solo il Messico e l'Argentina – ma anche il Brasile e l'Ecuador – si accingono a legalizzare gli stupefacenti.

Guerra alla droga? Va bene per i titoli di prima pagina. Pare piuttosto che il Pentagono si sia messo all'opera, come dice Galeano, per insultare l'intelligenza dell'America Latina per molto tempo a venire.

Originale: US 'arc of instability' just gets bigger

Articolo originale pubblicato il 2/9/2009

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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sabato, luglio 19, 2008

Morte di un comunista

Nella Colombia di Uribe la morte di un comunista è un banale fatto di cronaca

di Fausto Giudice

Guillermo Rivera Fúquene è stato assassinato.

Nella Colombia di Alvaro Uribe e della sua politica di "Sicurezza Democratica" proclamata nel 2002 c'è una banale notizia di cronaca, della quale non troverete alcuna traccia nel vostro quotidiano preferito: un bel mattino un uomo è scomparso, in piena capitale, dopo aver accompagnato la figlia alla fermata dello scuolabus.

La sua famiglia, i suoi amici, i suoi colleghi, i suoi compagni hanno fatto il possibile e l'impossibile per trovarlo, invano.

È stato trovato 86 giorni dopo, in una tomba anonima a 125 chilometri dalla sua abitazione.

Secondo i primi elementi emersi dall'indagine Guillermo Rivera Fúquene è stato assassinato e sepolto in una fossa anonima il 28 aprile scorso, sei giorni dopo il suo rapimento nel quartiere di El Tunal a Bogotá. Un testimone che ha preferito restare anonimo e non deporre davanti al procuratore incaricato delle indagini ha detto di aver visto una pattuglia della polizia interpellare Rivera e ripartire con lui. I nastri delle telecamere di sorveglianza mostrano una forte presenza della polizia nel quartiere e al momento della scomparsa.

Guillermo Rivera, economista, aveva 52 anni. Lavorava da molto tempo ai servizi di Controllo Finanziario* della capitale ed era presidente del Sindacato dei servizi pubblici di Bogotá (SINSERPUB).

Era stato attivo nella campagna contro i referendum del 2003 che mirava, tra l'altro, all'abolizione di questo equivalente colombiano della Corte dei Conti.

Rivera era stato anche presidente della giunta d'azione comunale del quartiere di San Vicente nella località di Tunjuelito, presidente del sindacato di comproprietari della casa in cui viveva e... militante politico.

Rivera era comunista. Membro del Partito comunista colombiano da più di vent'anni, militava nel Polo democratico alternativo creato dal partito con degli indipendenti.

Da giovane aveva lavorato come consulente per consiglieri comunali appartenenti all'Unione patriottica, movimento nato nell'euforia dell'"apertura" promossa nel 1984 dal presidente Belisario Betancourt, che aveva portato dei guerriglieri delle FARC a rientrare nel gioco politico elettorale. Quell'avventura costò cara alla sinistra colombiana, che negli anni Ottanta patì 5000 morti. Un vero bagno di sangue.

Alla fine di aprile i familiari e i compagni di Rivera hanno creato un Comitato per chiedere alla giustizia che indagasse sulla sua scomparsa. Hanno manifestato, organizzato delegazioni, depositato domande di habeas corpus (naturalmente respinte). Non è servito a niente. Il 15 luglio il cadavere di Guillermo Rivera Fúquene è stato ritrovato in un cimitero di Ibagué.

Lontano da Bogotá, lontano da El Tunal dove sua moglie Sonia e le sue due figlie sanno che Guillermo non potrà più tornare a casa.

*La Contraloría General de la República de Colombia è stata creata nel 1923, in sostituzione della Corte dei Conti, su raccomandazione della missione di esperti statunitensi guidata dall'economista di Princeton Edwin Walter Kemmerer, su richiesta del governo colombiano che riteneva di aver bisogno di aiuto per sapere come gestire il soldi ricevuti dagli Stati Uniti per il riconoscimento della Repubblica di Panama. Divenuta un'istituzione costituzionale nel 1945, la Contraloría è oggi un organismo autonomo e indipendente la cui funzione è quella di sorvegliare la gestione delle entrate fiscali dello Stato e, più in generale, la gestione di tutti i fondi pubblici. Tra l'accozzaglia di quesiti del referendum dell'ottobre 2003 c'era anche l'abolizione di questo organismo, ma Uribe ne uscì sconfitto perché meno del 25% degli elettori rispose al suo appello ad andare a votare.

Originale: http://azls.blogspot.com/

Articolo originale pubblicato il 18 luglio 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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venerdì, luglio 18, 2008

Rapporto sulla tortura in Colombia

Le torture si sono intensificate durante la politica di “Sicurezza Democratica”, afferma un Rapporto sulla tortura in Colombia

Comunicato stampa Reiniciar

Bogotá, 15 luglio 2008.
La Politica di Sicurezza Democratica del presidente Álvaro Uribe ha reso più facile la tortura e gli abusi in Colombia, afferma un “Rapporto sulla tortura, i trattamenti, crudeli, inumani o degradanti – 2007” presentato oggi dalla Coalizione Colombiana contro la Tortura della quale fa parte la Corporazione Reiniciar. Secondo il Rapporto, dal 2002, anno in cui è entrata in vigore la Politica di Sicurezza Democratica, i casi di tortura sono aumentati in tutto il paese, soprattutto contro le organizzazioni sociali e i difensori dei diritti umani. Nel 2007 sono stati documentati 93 casi di persone torturate, delle quali solo 27 sono sopravvissute e 43 sono state assassinate dopo le torture. Tra tutte le vittime documentate, almeno 18 erano di sesso femminile e 11 erano bambine o bambini.
Il Rapporto sottolinea che nel 90,1% dei casi di tortura l'autore generico delle violazioni è stato lo Stato: “il 70,4% (50 vittime) delle violazioni è stato commesso direttamente da rappresentanti dello Stato; il 19,7% (14 vittime) è stato commesso da paramilitari e tollerato o appoggiato dallo Stato”.
Il Rapporto ha confermato uno schema di torture commesse dalla Forza Pubblica nel contesto di “Detenzioni Arbitrarie” e di “Falsi Positivi” contro persone segnalate come appartenenti a gruppi della guerriglia o loro simpatizzanti.
Così, tra i mesi di luglio 2002 e giugno 2007 si sono registrati almeno 955 casi di esecuzioni extragiudiziali e 235 sparizioni forzate attribuibili direttamente alla Forza Pubblica. Il periodo compreso tra luglio 2006 e giugno 2007 è stato quello in cui si è registrato il maggior numero di esecuzioni extragiudiziali, dato che almeno 236 persone sono state giustiziate direttamente dalla Forza Pubblica, rispetto ai 198 casi registrati tra luglio 2005 e giugno 2006.
Riporta inoltre che i gruppi della guerriglia sono stati responsabili del 9,8% dei casi di tortura.
I delegati della Coalizione, alla presenza del Segretario Generale dell'Organizzazione Mondiale contro la Tortura, signor Eric Sottas, hanno mostrato la loro preoccupazione nel segnalare che le fasce della popolazione che maggiormente subiscono le detenzioni, la tortura psicologica e l'impatto psicosociale sono i contadini, le donne, i bambini, le persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) e gli afro-colombiani.
Tuttavia hanno precisato che una delle attività più perseguitate del paese è quella dei Difensori dei Diritti Umani. Nel 2007 molte organizzazioni di difesa dei Diritti Umani sono state vittime di incursioni, furto di informazioni, minacce ai loro componenti, maltrattamento e stigmatizzazione del loro lavoro, com'è il caso della Corporazione Reiniciar.
Il Rapporto segnala che per quanto i dati e i casi registrati siano allarmanti, essi non riescono a rendere le dimensioni della problematica nel paese, “a causa delle molte difficoltà nell'accedere alla giustizia, la paura per la presenza e il controllo dei colpevoli degli omicidi e degli abusi in vaste zone del paese e l'assenza di meccanismi di protezione a favore delle vittime e dei testimoni”.
Infine il Rapporto raccomanda al Governo Nazionale di ratificare il Protocollo Facoltativo della Convenzione contro la Tortura che permette a questa Convenzione di far visita al paese e di verificare la situazione nazionale con i membri del Comitato contro la Tortura. Ha anche esortato il Governo affinché, nell'ambito della Legge 975 del 2005 detta “Legge di Pace e Giustizia”, chieda ai paramilitari di confessare tutti i reati di tortura e affinché le autorità neghino i benefici della Legge 975 a chi non riconosca questa responsabilità. Inoltre ha chiesto l'adozione di una politica pubblica che impedisca gli atti di tortura e i maltrattamenti nel nostro paese, nonché l'abolizione dell'impunità.
Maggiori informazioni: Informe sobre Tortura, Tratos Crueles, Inhumanos o Degradantes – 2007 (Rapporto sulla Tortura, i Trattamenti Crudeli, Inumani o Degradanti - 2007)

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La corporazione per la difesa e la promozione dei diritti umani Reiniciar
È un'Organizzazione Non Governativa che si occupa del rispetto dei diritti e delle libertà dei colombiani e delle colombiane secondo gli obblighi internazionali assunti dallo Stato e sanciti dalla Costituzione.
Per le sue origini e il suo percorso, la Corporazione Reiniciar si è orientata soprattutto verso la difesa dei diritti civili e politici secondo una concezione integrale dei Diritti Umani.

Il nostro lavoro
La Corporazione Reiniciar proietta la sua attività in tre aree di lavoro:
Formazione in materia di diritti umani e diritto internazionale umanitario, progetti produttivi e affiancamento nei processi organizzativi.
Documentazione di casi ed elaborazione di rapporti sulla situazione dei diritti umani in varie regioni del paese e in relazione con diverse fasce sociali.
Assistenza completa alle vittime che comprende aiuto giuridico, psicosociale e umanitario.
Oltre ad agire sul piano nazionale, la Corporazione Reiniciar si occupa anche di cause di impatto internazionale che riguardano i diritti umani. È tra le organizzazioni firmatarie nel caso di genocidio contro l'Unione Patriotica (UP) davanti alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Comisión Interamericana de Derechos Humanos, CIDH), e in diversi casi promuove Misure Cautelari per la protezione di persone e comunità in pericolo imminente.
Reiniciar mantiene inoltre un contatto attivo con i gruppi tematici delle Nazioni Unite.

Origini
La Corporazione Reiniciar è stata fondata nel 1993 a Bogotá da un gruppo di persone provenienti dalla Corporazione Regionale per la Difesa dei Diritti Umani (Corporación Regional para la Defensa de los Derechos Humanos, CREDHOS) di Barrancabermeja. La sua attività a difesa dei diritti umani in questa regione è stata contrassegnata da minacce, attentati e uccisioni di vari membri dell'organizzazione. Dopo essersi trasferiti in altre città del paese ed essersi rifugiati all'estero, alcuni dei suoi membri si sono riuniti nuovamente a Bogotá con l'intento di ricominciare a perseguire la giustizia e la realizzazione dei diritti di tutti.

Il genocidio contro l'Unione Patriottica davanti alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani
Fin dall'inizio la Corporazione Reiniciar ha dedicato il nucleo del suo impegno a chiedere giustizia per il genocidio commesso contro l'Unione Patriottica (Unión Patriótica, UP), movimento politico di opposizione sorto nel 1984 nell'ambito dei dialoghi di pace tra il governo del Presidente Belisario Betancurt e la guerriglia delle FARC. La UP guadagnò rapidamente un ampio appoggio popolare che la rese prima forza politica in varie municipalità del paese. Quando la UP si rafforzò fu intrapresa una violenta persecuzione contro le persone e i settori della popolazione che avevano deciso di confluire nel nuovo movimento. In questo sterminio furono assassinate più di tremila persone per le loro idee politiche, senza contare tutte quelle che furono torturate, obbligate ad andarsene e vittime di altre violazioni e minacce.
Nel 1993, avendo constatato la negazione della giustizia a livello nazionale, la Corporazione Reiniciar e la Commissione Colombiana di Giuristi portarono il caso di questo genocidio davanti alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH). Si diede così inizio a un difficile processo di documentazione delle violazioni commesse contro i membri dell'UP, volto tra l'altro a evidenziare la persecuzione sistematica contro i membri del movimento e a valutare il danno causato. Nell'ambito di questo caso è stato anche promosso il Coordinamento Nazionale delle Vittime e dei Familiari del Genocidio contro l'Unione Patriottica, con più di 15 coordinatori regionali in tutto il paese.
Attualmente il caso è ancora davanti alla CIDH, in attesa di una soluzione definitiva della questione, dopo il fallito tentativo di cercare una soluzione amichevole che si è concluso con l'assenza di una risposta effettiva del governo colombiano.

Memoria Viva
È uno strumento creato dalla Corporazione Reiniciar con il fine di ridare dignità al ricordo delle vittime delle violazioni dei diritti umani attraverso il recupero della loro storia personale, politica e sociale. Memoria Viva realizza il suo obiettivo attraverso la ricerca e acquisizione di informazioni fotografiche, filmiche, di testimonianze e documenti; tutti questi dati permettono di ricostruire la storia di ciascuna delle vittime e delle collettività alle quali appartenevano.

Reinciar in rete
Per svolgere la sua missione con maggiore efficacia, la Corporazione Reiniciar ha stretto convenzioni con altre organizzazioni non governative affini. Dunque fa parte di reti colombiane come il Coordinamento Colombia-Europa-Stati Uniti (Coordinación Colombia–Europa–Estados Unidos), l'Alleanza delle Organizzazioni Sociali unite per la Pace e la Democrazia in Colombia (Alianza de Organizaciones Sociales y Afines por una Cooperación Internacional para la Paz y la Democracia en Colombia), la Piattaforma Colombiana dei Diritti Umani Democrazia e Sviluppo (Plataforma Colombiana de Derechos Humanos Democracia y Desarrollo) e la Coalizione Colombiana contro la Tortura (Coalición Colombiana contra la Tortura). A livello internazionale, fa parte dell'Organizzazione Mondiale contro la Tortura (Organización Mundial contra la Tortura, OMCT).

Originale: http://www.reiniciar.org/drupal/?q=node/79

Articolo originale pubblicato il 15 luglio 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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Appello: solidarietà con il popolo colombiano

Urgente: solidarietà con il popolo colombiano.
Sostegno al Tribunale Permanente dei Popoli di Bogotá, Colombia, 21-23 luglio


Sta aumentando la repressione politica in Colombia, nonostante le ultime notizie!

La comunità internazionale deve parlare!

L'International Action Center diffonde un appello urgente per la solidarietà con il popolo colombiano e a sostegno del Tribunale Permanente dei Popoli di Bogotá, Colombia, 21-23 luglio.

Sostegno alla missione d'inchiesta per investigare le violazioni dei diritti umani in Colombia e al Tribunale!

La crisi dei diritti umani in Colombia è grave! Nelle ultime due settimane sono stati uccisi due sindacalisti e il figlio di uno di loro, un bambino di 10 anni.
Secondo alcuni sindacalisti, negli ultimi 20 anni in Colombia sono stati uccisi più di 4000 sindacalisti. Quattro milioni di persone hanno lasciato le loro case a causa di una guerra appoggiata dagli Stati Uniti contro la popolazione civile e il movimento sociale.

Progressisti, giornalisti, attivisti dei diritti umani, capi di comunità e organizzatori studenteschi,

Fate una donazione per aiutarci a mandare una delegazione di attivisti (progressisti, anti-militaristi, appartenenti alle organizzazioni studentesche e sindacali) a documentare le violenze praticate in Colombia con l'appoggio degli Stati Uniti: uccisioni, minacce e aggressioni con cui è stata punita la mobilizzazione contro la repressione economica e politica.

Nonostante i recenti fatti che hanno attirato l'attenzione dei media internazionali, la realtà è che la repressione politica viene messa in atto incessantemente dal regime di Uribe contro i propri oppositori. La stampa non ne parla. Devono parlarne tutti coloro che lottano per i diritti umani e la giustizia!

Le aggressioni vengono compiute da forze addestrate, finanziate e appoggiate dal governo degli Stati Uniti. Ciò fa parte di una guerra con ramificazioni pericolose contro gli altri paesi della regione.

Potete contribuire a porre fine a questa guerra sostenendo il popolo colombiano e chiedendo che le corporazioni e il governo degli Stati Uniti cessino di appoggiare il terrore di stato praticato dal regime del presidente colombiano Alvaro Uribe.

Cosa potete fare:

Mandare messaggi di solidarietà al Tribunale.

Fare una donazione qui per finanziare la missione d'inchiesta internazionale in Colombia.

Spedire questa email al maggior numero possibile di singoli e organizzazioni perché si sappia la verità.

Il sindacato colombiano SINALTRAINAL, che rappresenta i lavoratori della Coca-Cola, e altre organizzazioni progressiste ospitano un Tribunale Permanente dei Popoli a Bogotá, Colombia, il 21-23 luglio, e una delegazione internazionale che visiterà ospedali, scuole e centri per lavoratori e incontrerà le organizzazioni sociali.

L'International Action Center sta lavorando con l'organizzazione U.S.-Cuba Labor Exchange per mandare una delegazione di attivisti (progressisti, anti-militaristi, appartenenti alle organizzazioni studentesche e sindacali) in una missione d'inchiesta che prevede anche la partecipazione al Tribunale.
La delegazione incontrerà sindacalisti e altri attivisti colombiani che guidano la lotta per la giustizia e l'uguaglianza politica, economica e sociale. Questo viaggio aiuterà i partecipanti a capire come la politica estera statunitense influenzi i lavoratori in Colombia e negli Stati Uniti.

La delegazione racconterà agli attivisti statunitensi la verità sul ruolo degli Stati Uniti nella repressione colombiana contro studenti, sindacalisti, attivisti dei diritti umani e progressisti. Ciò contribuirà a costruire il movimento di solidarietà con il popolo colombiano.

Storia del Tribunale dei Popoli: il Tribunale Permanente dei Popoli è un tribunale internazionale indipendente che esamina e giudica i casi di violazione dei diritti umani che sono stati sottoposti dalle vittime. Il Tribunale è stato fondato nel giugno del 1979 in Italia da legali, scrittori e altri intellettuali. Si ispirava al Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra Bertrand Russell, che nel 1967 si riunì in due sedute per denunciare crimini di guerra contro il popolo vietnamita.

La prossima seduta del Tribunale a Bogotá, intitolata “Corporazioni transnazionali e crimini contro l'umanità” sarà l'ultima dopo quattro precedenti udienze su (1) come le industrie agricole straniere hanno colpito i coltivatori e la popolazione indigena; (2) il ruolo delle compagnie minerarie; (3) l'impatto delle corporazioni transnazionali e il loro controllo sullo sviluppo delle biodiversità e l'ambiente (4) le compagnie petrolifere e le violazioni dei diritti umani.

Il Tribunale è un evento estremamente importante che contribuirà a denunciare la pericolosa e crescente repressione dello stato nei confronti dei movimenti popolari con l'appoggio delle corporazioni statunitensi.

Inoltre infonderà nuovo vigore ai molti movimenti popolari e alle forze progressiste grazie alla solidarietà portata dalle delegazioni internazionali.

Edgar Paez del sindacato SINALTRAINAL dice degli scopi del Tribunale: “Attraverso questo processo renderemo più visibili i legami tra paramilitarismo, corporazioni transnazionali e la politica di impunità e terrore dello stato colombiano. Il suo obiettivo principale è ottenere verità, giustizia e riparazione. Alla sessione colombiana del Tribunale dei Popoli sono state messe sotto accusa varie corporazioni transnazionali per la loro responsabilità negli omicidi di leader sindacali, per la violazione dei diritti sindacali e del diritto di associazione”.

Questa è una situazione critica! Necessita dell'attenzione e dell'aiuto dei progressisti statunitensi!

Parlatene ai vostri amici: http://www.iacenter.org/colombia/delegation

Fate una donazione per finanziare la missione degli attivisti che andranno a documentare le violenze appoggiate dagli Stati Uniti in Colombia.

Il viaggio verrà documentato con video e servizi. Contribuite alle spese: http://www.iacenter.org/colombia/delegation

Spedite messaggi di solidarietà al Tribunale dei Popoli! Chiedete ai singoli e alle organizzazioni sindacali, religiose e antimilitariste di spedire messaggi di sostegno!

Postate i vostri messaggi qui: http://www.iacenter.org/colombia/delegation

Per maggiori informazioni sui preparativi della missione, contattate laborexchange@aol.com

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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sabato, luglio 05, 2008

Il tradimento di Ingrid

Il tradimento di Ingrid

di Pascual Serrano

Ho letto le grida di indignazione tra i settori progressisti venezuelani per la reazione di disprezzo di Ingrid Betancourt e della sua famiglia verso persone che si sono tanto interessate alla sua liberazione, in particolare il presidente del Venezuela Hugo Chávez e la senatrice Piedad Córdoba. Parlano indignati di tradimento per quella che, sotto tutti i punti di vista, è una dimostrazione di ingratitudine.

Betancourt e la sua famiglia non hanno tradito nessuno, sono semplicemente ritornati alla classe sociale, politica ed economica alla quale hanno sempre appartenuto: la ricca borghesia neoliberale della Colombia. Ingrid è figlia di Gabriel Betancourt, ministro dell'istruzione durante il governo del dittatore Gustavo Rojas Pinilla, e di Yolanda Pulecio, ex-Miss Colombia poi membro Congresso della Repubblica di Colombia. Betancourt, da buona figlia dell'oligarchia, ha fatto gli studi superiori al Liceo francese di Bogotá e ha poi studiato scienze politiche in Francia, all'Istituto di Studi Politici di Parigi; si è specializzata in commercio estero e relazioni internazionali. Ha vissuto per molti anni a Parigi, dove suo padre era ambasciatore all'UNESCO; lì ha conosciuto il suo primo marito, il diplomatico francese Fabrice Delloye, sposato nel 1981.

Divorziata nel 1990, è entrata nel Partito Liberale, è stata consulente del ministro delle finanze Rudolf Hommes e ha lavorato nel ministero del commercio estero con Juan Manuel Santos durante il governo di César Gaviria. Ingrid si è sposata una seconda volta con il pubblicista colombiano Juan Carlos Lecompte. In quel periodo ha scritto il libro La Rage au cœur [La rabbia nel cuore], pubblicato originariamente in francese, sulla sua visione del governo di Ernesto Samper.

Il suo sostegno popolare come candidata alla presidenza, già uscita dal Partito Liberale, era solo dello 0,8% quando è stata sequestrata.

Mentre nelle mani delle FARC c'erano centinaia di soldati semplici e di anonimi civili e nelle carceri colombiane marcivano moltissimi contadini e piccoli collaboratori della guerriglia che non avevano commesso crimini di sangue, Hugo Chávez e Piedad Córdoba hanno scelto la figlia del ministro della dittatura e di Miss Colombia come simbolo della loro lotta per lo scambio umanitario. I mezzi di informazione internazionali, con la Francia in testa, si sono uniti alla crociata per elevare Ingrid Betancourt al rango di eroina nazionale. Ovviamente la famiglia della prigioniera, che non era mai stata vicina a un presidente venuto dalle colline, non ha disdegnato l'aiuto di qualsiasi leader sociale chiedesse la liberazione di Ingrid. Se c'era da criticare Uribe per poter stare di fronte alle telecamere accanto a un capo di Stato che chiedeva il rilascio della loro figlia, i familiari erano disposti a farlo.

Credendo di fare pressione per uno scambio umanitario, Chávez e Piedad hanno trasformato Ingrid in un esempio di resistenza e di lotta e la guerriglia in un mostro che teneva in ostaggio una figlia, sposa e madre esemplare.

Mentre Piedad Córdoba rischiava la vita e Hugo Chávez il suo referendum per la riforma costituzionale, il mito cresceva sotto gli occhi ingenui di chi credeva che le sue buone intenzioni fossero riconosciute dai familiari, dai mezzi di comunicazione e perfino dal governo francese, senza capire che questi lo stavano solo usando.

Ingrid si è trasformata dunque in un simbolo internazionale della crudeltà delle FARC mentre soldati e guerriglieri anonimi continuavano a marcire nella giungla o in prigione. Le loro madri non venivano invitate ad Aló Presidente [il talk show domenicale del presidente Chávez, trasmesso dalla tv venezuelana ogni domenica mattina] e nessuno le intervistava su Telesur.

L'ambito trofeo ha riconquistato la libertà per mano di Uribe e ritorna alla sua classe, ideologia e condizione piena di odio, com'è logico, contro coloro che le hanno rubato sei anni di vita. Si fa fotografare in compagnia del ministro della guerra colombiano, chiede la rielezione di Uribe e dice che combatterà contro le FARC. Va in Francia e si bacia davanti alle telecamere con uno dei presidenti europei che vogliono incarcerare fino a un anno e mezzo i colombiani che giungono in Europa senza documenti. Né Chávez né Piedad le interessano, adesso. Si sporcherebbe con il fango delle colline e con le mani callose dei poveri, se si schierasse al loro fianco: ormai non ne ha più bisogno per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale.

www.pascualserrano.net

Originale: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=69853

Articolo originale pubblicato il 5 luglio 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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venerdì, luglio 04, 2008

I retroscena colombiani

I retroscena colombiani

di Danielle Bleitrach

Con la Colombia ci troviamo di fronte a una situazione straordinariamente complessa che non coinvolge solo gli attori locali rappresentati dal governo colombiano e dalle FARC, ma si pone all'interno di una geostrategia nella quale l'imperialismo statunitense intende utilizzare la Colombia come una sorta di Israele del Medio Oriente. Questo articolo tenta di analizzare queste sfide e come non si debba mai fare ciò che vuole l'avversario, e quali scelte debbano appoggiare i comunisti francesi e i progressisti. Come sempre si tratta di una soluzione che possa promuovere la pace nella regione e nel mondo.

Un'operazione degna della professionalità israeliana?
Ingrid Betancourt l'ha dichiarato al suo arrivo a Bogotà: l'operazione di infiltrazione delle FARC da parte dell'esercito colombiano, che ha reso possibile la sua liberazione e quella di quattordici altri ostaggi, aveva la destrezza, la minuziosità e la professionalità caratteristiche di un'operazione israeliana. Questa operazione, chiamata Operazione Jaque, dimostra quale sia il ruolo della Colombia nella strategia imperialista, non fosse che per la presenza degli israeliani. Un canale televisivo israeliano ha affermato giovedì che «la liberazione di Ingrid Betancourt è l'Entebbe dei colombiani», indicando la partecipazione del generale in congedo Israël Ziv, ex-membro dello Stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane. Ziv è il consulente israeliano numero uno in Colombia, ma non è il solo, secondo un canale televisivo israeliano, e ha beneficiato dell'aiuto di altri agenti segreti del Mossad o dello Shin Beth piazzati in Colombia per offrire sostegno al governo di Uribe.
Alla preparazione e alla realizzazione dell'operazione hanno partecipato attivamente dozzine di ufficiali tra cui tre generali, ex-agenti del Mossad e dello Shin Beth, e i servizi segreti israeliani. Sarebbero stati reclutati con un contratto da dieci milioni di dollari.
La maggior parte di questi consulenti, specializzati nella raccolta di informazioni, fa parte di Lancero, un programma di formazione alla lotta anti-insurrezionale che si occupa in particolare di interrogare i prigionieri secondo metodi deprecati nello stesso Israele dalle organizzazioni dei diritti dell'uomo.
Su questo blog abbiamo pubblicato l'intervista di Davidi, il segretario del Maki, il partito comunista israeliano, che ci aveva spiegato come Israele sia il primo fornitore di armamenti della Colombia: equipaggiamenti militari che secondo alcune pubblicazioni specializzate comprendono armi leggere, aerei spia senza pilota, sistemi di sorveglianza e di comunicazione e anche bombe speciali che permettono di distruggere le piantagioni di coca. (1)
La cooperazione tra i due paesi si è ulteriormente rafforzata lo scorso febbraio, con la visita in Israele del ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos.
Questa presenza degli israeliani si è aggiunta ai servizi degli Stati Uniti, dei quali la Colombia già beneficiava. Questo paese in effetti rappresenta per l'imperialismo la piattaforma da cui lanciare tutte le azioni di destabilizzazione e di terrorismo contro i governi progressisti e in particolare contro il Venezuela.
In una recente comunicazione Fidel Castro ha messo ripetutamente in guardia contro le manovre della IV armata statunitense, che nel contesto dell'attuale crisi petrolifera potrebbe in qualsiasi momento approfittare di un pretesto fornito dalla Colombia per invadere il Venezuela. Va anche notato che questo paese subisce quotidianamente infiltrazioni, tentativi di destabilizzazione e perfino minacce d'assassinio che vengono dal suo vicino. Bisogna disinnescare la bomba.

La situazione interna colombiana
Il presidente Uribe non è solo l'uomo dei paramilitari e dei narcotrafficanti: è anche l'uomo degli Stati Uniti, che di lui possono dire quello che dicevano del crudele e corrotto dittatore del Nicaragua Somoza: “è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”. È un fatto che all'interno del paese Uribe è sempre più contestato, lui e la sua politica dello scontro.
In un recente articolo di Prensa latina, Rafael Calcines Armas analizzava la situazione in Colombia dopo il successo dell'operazione compiuta dall'esercito colombiano, con o senza l'aiuto degli agenti del Mossad e dei consulenti statunitensi. Queste le sue considerazioni:
Sul piano interno il successo dell'azione militare sembra rafforzare la linea dello scontro con le FARC seguita dal governo, in accordo con la politica di sicurezza democratica sostenuta dal Presidente Uribe.

Gli stessi militari hanno ammesso che la liberazione si è svolta, grazie all'operazione, senza sparare una sola cartuccia.

La morte di uno qualunque degli ostaggi sarebbe stata un disastro per il governo, secondo gli analisti.
In questo caso le autorità hanno avuto fortuna, a differenza di altre volte in cui i tentativi di liberazione con la forza hanno provocato la morte degli ostaggi.
Per i fautori della rielezione del presidente Uribe, l'occasione offre un'opportunità eccezionale. La stampa a grande diffusione e le fazioni che lo sostengono non smettono di lodare l'uomo e la sua politica.
Questo successo storico sarà certamente usato per promuovere il mantenimento di Uribe a capo dell'esecutivo, in un momento in cui la sua legittimità è in discussione.

La corte suprema ha recentemente dichiarato illegittima la rielezione del governo perché si è scoperto che nella campagna del 2006 era stata commessa una frode elettorale che aveva portato Uribe alla presidenza per la seconda volta.

Uribe aveva risposto pronunciandosi a favore di un referendum popolare per legittimare la rielezione del 2006.
Se quel referendum si tenesse oggi, il successo dell'Operazione Jaque produrrebbe sicuramente ricchi dividendi.
Ma al là di questo si pone la questione della ricerca della pace nel paese.
Per una sezione della polarizzata società colombiana, l'azione militare rafforza l'idea che lo scontro armato con la guerriglia sia la soluzione. Gli altri sono favorevoli alla ricerca del dialogo per raggiungere un accordo umanitario che permetta la liberazione degli altri ostaggi in mano agli insorti.
Sembra che ci si dimentichi che, per le sue caratteristiche, è quasi impossibile che l'Operazione Jaque possa essere ripetuta e avere lo stesso successo con le FARC. Dunque si impone la necessità di sedersi al tavolo dei negoziati”
.

Questa analisi non solo sostiene la via pacifica, ma propone anche di cercare soluzioni che ostacolino l'azione degli Stati Uniti. Bisogna asportare le zanne velenose del presidente Uribe, attirandolo più o meno suo malgrado in seno all'America Latina come era stato fatto dopo l'assassinio di Reyes nel summit del gruppo di Rio.

È in questo contesto che bisogna analizzare l'intervento del presidente Chavez:

Il presidente Chavez si congratula con Uribe
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato giovedì di aver telefonato al proprio omologo colombiano Alvaro Uribe per congratularsi per la liberazione dei quindici ostaggi da parte dell'esercito colombiano.
“Ci congratuliamo con la Colombia. Ho chiamato Uribe e gli ho espresso le mie felicitazioni”, ha dichiarato Chavez a Isla Margarita, nel nord del Venezuela, dove partecipava a una riunione dei paesi del Movimento dei non-allineati.
“Restiamo disponibili a offrire il nostro aiuto perché tutti gli ostaggi della guerriglia colombiana vengano liberati e si pervenga così alla pace, alla pace completa, in Colombia”, ha aggiunto Chavez, che all'inizio dell'anno aveva avuto un ruolo nella liberazione di sei ostaggi dei guerriglieri. Il capo di stato venezuelano ha fatto nuovamente appello alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) perché rinuncino alla violenza e rilascino tutti gli ostaggi ancora in loro mano.
Dopo la liberazione da parte dell'esercito colombiano, mercoledì scorso, di quindici ostaggi (la franco-colombiana Ingrid Betancourt, tre americani e undici colombiani) le Farc tengono prigioniere ancora diverse centinaia di persone.
“Dal mio punto di vista, è passato il tempo dei fucili. Speriamo che non si ripeta mai più, di non essere obbligati a tornarvi. Lancio ancora un appello alla guerriglia invitandola a riflettere”, ha dichiarato Chavez.
“Partecipiamo alla gioia” suscitata dalla liberazione degli ostaggi, “siamo felici di questa liberazione, e ancora più felici perché, da quello che ci dicono, si è svolta senza che fosse versata una sola goccia di sangue”, ha aggiunto il presidente venezuelano.
Chavez ha evocato la possibilità che dei paesi latino-americani, tra i quali il Venezuela, siano coinvolti nella ricerca di una soluzione pacifica del conflitto tra i guerriglieri e le autorità colombiane.
“Sono certo che quasi tutti i paesi del continente sarebbero disposti a formare un gruppo che faccia da garante per un accordo di pace in cui le parti e gli impegni siano rispettati”, ha dichiarato.

La strategia della distensione
Paradossalmente, malgrado le dichiarazioni più o meno controverse come quella sulla “professionalità” degna degli israeliani fatta da Ingrid Bétancourt al momento della sua liberazione, quello che Ingrid Bétancourt propone va nella direzione di quella distensione auspicata da Chavez e senza dubbio i cubani, anche se non sono abituati a rinunciare a una certa riserva nel trattare con un individuo molto discutibile come il presidente Uribe. L'articolo di Prensa latina offre in parte la loro opinione quando osserva che Ingrid Bétancourt, che gode ormai di grande prestigio in Colombia e sul piano internazionale, almeno in due occasioni ha affermato che i presidenti Hugo Chavez, del Venezuela, e Rafael Correa, dell'Ecuador, sono gli alleati più importanti nella ricerca di una pace negoziata. Ha poi fatto riferimento alla necessità di amplificare la mediazione internazionale, menzionando in particolare la presidente dell'Argentina e la continuità del sostegno del governo francese a questa causa. Tuttavia le dichiarazioni del ministro della difesa non lasciano dubbi sulla posizione governativa: 'cercheremo di ottenere la liberazione degli ostaggi con qualsiasi mezzo'”.

Come ha dichiarato il settimanale del Partito Comunista venezuelano Tribuna popular, “bisogna tenere i piedi per terra e ragionare a mente fredda. Il popolo colombiano non può continuare ad appoggiare un terrorismo di stato cui si aggiunge quello atroce dei narcotrafficanti, strumento dell'imperialismo degli Stati Uniti che a partire dal 1964 ha moltiplicato gli omicidi, le sparizioni, le esecuzioni senza processo e che rivela quale sia la strada intrapresa dall'oligarchia colombiana, quella della guerra e del sangue innocente versato. Bisogna cogliere un'occasione storica e capire che il futuro della Colombia non può essere il conflitto armato”. Tutti gli amici del popolo colombiano, a partire dal partito comunista venezuelano, che ha esso stesso praticato i metodi della guerriglia, invitano al buon senso e all'apertura di uno spazio di pace e di giustizia perché la guerra non può che fare il gioco dell'imperialismo. Solo in questo contesto potrà essere estirpata la politica criminale dei narcotrafficanti e dei paramilitari di Uribe.

Mi sembra che la Francia e i progressisti debbano continuare a muoversi verso la distensione, che è la sola maniera per ostacolare il bellicismo degli Stati Uniti contro i paesi progressisti, in particolare il Venezuela, le cui enormi risorse petrolifere rappresentano un'attrattiva irresistibile per gli Stati Uniti, oltre alla volontà di porre fine al ruolo di Chavez sia in America Latina che a livello di OPEC.

Se Ingrid Bétancourt è disposta a intraprendere questa via, e se lo è anche Nicolas Sarkozy, quale che sia l'opinione che abbiamo su di lui e sul suo ministro Kouchner, quanto mai vicino al Mossad, dobbiamo essere capaci di spingere in questa direzione, senza illusioni ma consapevoli dei nostri obiettivi.

1) analisi riportata da RFI

Originale da: http://socio13.wordpress.com/2008/07/04/le-dessous-des-cartes-colombiennes-par-danielle-bleitrach/

Articolo originale pubblicato il 4 luglio 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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