Monday, August 18, 2008

I link di oggi (in aggiornamento)

Non diamo inizio a una nuova guerra fredda, di Mike Jackson per il britannico Telegraph, si sofferma sugli errori dell'Occidente dalla fine della Guerra Fredda:

"Credo che si sarebbe potuto fare di più per accogliere la nuova Russia nella compagine internazionale, per rassicurarla sul fatto che avrebbe conservato la sua importante posizione come membro permanente del Consiglio di Sicurezza e come protagonista sulla scena mondiale".

"Per me, la giusta via per l'Occidente - senza compromettere le sue posizioni e i suoi valori - è mostrare più comprensione per il comportamento della Russia e accettare con maggiore buona volontà le preoccupazioni della Russia per le ex-repubbliche sovietiche*.
Mentre per alcune azioni non c'è possibilità di ammenda, le percezioni russe esistono e ci vorrà del tempo perché possano cambiare.
Questa è la grande sfida che si presenta ai politici e i diplomatici: l'ostilità e lo scontro militare devono restare una cosa del passato".

*gli inglesi traducono near abroad, estero vicino, quello che i russi chiamano ближнее зарубежье, bližnee zarubeže: i paesi stranieri vicini, appunto le ex-repubbliche sovietiche.

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Bush fa in Georgia quello che aveva fatto in Iraq: accusa i russi di prepotenza ma ha paura di affrontare il loro esercito
, di Ramesh Sinha per l'India Daily:

"La Russia è cambiata. Non è la stessa Russia che ha permesso che accadesse l''Iraq'. Bush non è cambiato. Il presidente degli Stati Uniti noto per le sue menzogne e per i suoi inganni si trova davanti una Russia diversa e inattesa".

"Cacciare i russi dal G8 o attirare la Georgia e l'Ukraina nella NATO non risolverà il problema. Gli americani di buon senso devono capire che Bush ha demolito il rispetto del mondo per l'America. La strategia delle bombe di Bush-McCain contro paesi come l'Iraq può funzionare. Ma quando la vera sfida viene da paesi come Russia o Cina è tutta un'altra storia".

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Siamo tutti georgiani? Andiamoci piano, dice Michael Dobbs per il Washington Post. Oh, tra l'altro qui abbiamo una specie rara, un giornalista americano che parla della complessità etnica del Caucaso e che è perfino stato a Tskhinvali (nel 1991).

"La decisione di Saakashvili di scommettere tutto su un blitzkrieg per prendere Tskhinvali riporta alla mente il commento di Talleyrand: 'fu peggio di un crimine, fu un errore".

"Gli eventi degli ultimi giorni servono a ricordare che le nostre ambizioni ideologiche hanno di molto superato il nostro raggio d'azione militare, soprattutto in aree come il Caucaso, che ha importanza periferica per gli Stati Uniti ma è un interesse vitale per la Russia".

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Ma non basta. Il Washington Post dedica un articolo alla descrizione dettagliata della distruzione di Tskhnivali, scrivendo che "le proporzioni della distruzione sono innegabili".

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Mentre il Financial Times si accorge dei profughi osseti e del loro risentimento per Saakashvili e raccoglie testimonianze al campo profughi di Alagir.

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Mark MacKinnon dedica un lungo articolo a Saakashvili sul Globe and Mail, chiedendosi quello che che ci chiediamo in tanti, insistentemente, da giorni: cosa gli è passato per la testa? [articolo che andrebbe tradotto con calma, perché ricostruisce vita, fatti e pasticci dello spavaldo quanto imprevedibile presidente georgiano].

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Alertnet di Reuters ha un servizio sul monastero di Novy Afon, in Abchazia: tecnicamente i 50 monaci appartengono alla Chiesa Ortodossa georgiana, ma anche loro si sono dichiarati indipendenti. Dice Padre Vissarion, a capo della chiesa dello stato ribelle:

"Cosa significa dunque separatismo? Significa che ci si vuole separare. E da chi ci vogliamo separare? Da degli assassini. Se un uomo picchia sua moglie il tribunale le permette di lasciarlo. La gente dice che siamo separatisti, ma cosa vuol dire? Ci si aspetta che siamo georgiani? Non abbiamo niente in comune con loro".
Agli abchazi non è sfuggito che il patriarca georgiano Ilia II non ha condannato la guerra:
"Purtroppo Ilia II vede i problemi attraverso il prisma della politica, e la politica è quella di Saakashvili", dice un altro monaco "ribelle".

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Mike Whitney rivisita il concetto di "Battaglia per Tskhinvali":

"Non c'è stata nessuna 'Battaglia per Tskhinvali'; questa è un'altra invenzione. Una battaglia implica che ci sia una forza che resiste o reagisce. Ma non è questo il caso. L'esercito georgiano è entrato in città senza incontrare resistenza; come possono dei civili inermi fermare reparti armati. La maggioranza degli abitanti è scappata o si è nascosta negli scantinati mentre i carri armati e i veicoli blindati entravano sparando a tutto ciò che si muoveva.
Quello che è successo nell'Ossezia del Sud il 7 agosto non è stato un invasione o un assedio; è stato un massacro. La gente non aveva modo di difendersi da un esercito moderno equipaggiato di tutto punto. È stato un crimine di guerra".

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Il presidente dell'Ossezia del Sud Eduard Kokoity ha sciolto il governo. La notizia è stata data dal canale Vesti. Il presidente ha dichiarato di aver firmato una serie di decreti, tra cui la dichiarazione dello stato di emergenza.
Kokoity ha criticato i ministri dell'Ossezia del Sud accusandoli di negligenza: ha aspramente rimproverato il governo per aver ritardato la consegna degli aiuti umanitari e per la sua inefficienza. Secondo Kokoity, l'attutale stato di paralisi del governo lo ha costretto a "ricorrere a misure molto drastiche":
"Voglio creare un governo senza intrighi; le autorità dovrebbero lavorare per la gente, e non per i propri interessi personali", ha concluso il presidente dell'Ossezia del Sud.
Link (RUS)

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Il quotidiano russo Trud ha stimato i costi della guerra.
La Russia nel periodo delle operazioni militari in Ossezia del Sud ha speso 7 miliardi di dollari, secondo il ministro delle Finanze Kudrin: questa la valuta che è uscita dalla Russia.
Facendo i conti in tasca alla Georgia emerge che la Georgia ha perso non meno di 200 milioni di dollari al giorno. Ma c'è un aspetto importante: l'esercito georgiano è finanziato dagli Stati Uniti e la Georgia acquista armi e tecnologia militare non a prezzo di mercato, ma con uno sconto del 50-80%. Per esempio l'Ucraina ha venduto alla Georgia i modelli Su-25 ("Mimino" secondo la classificazione georgiana) per 3 milioni di dollari, mentre il prezzo reale è di 8-10 milioni di dollari.
Le maggiore spesa del conflitto comunque è stata il carburante: non meno di 49 milioni di dollari.
[Non so quanto siano affidabili queste valutazioni, mi limito ad allargare le braccia, fare 'boh' e riportarle]
Link (RUS)

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Secondo Silvio Pitter, che si occupa di nation branding (e dunque di comunicazione, e di gestire e collocare sul mercato mondiale l'immagine di un paese, come si fa con un prodotto: semplifico), "Il recente conflitto nel Caucaso ha dimostrato che la Russia non è pronta per la competizione globale. Malgrado la sua posizione politica rafforzata, la rinascita militare e il crescente potere economico, la leadership russa non ha ancora sviluppato meccanismi e strategie efficienti per conquistare il riconoscimento sul piano mondiale dei suoi interessi e delle sue azioni".
I motivi li sappiamo: Saakshavili grazie alla CNN ha creato un filo diretto con il pubblico globale, mentre la Russia, insomma, con questa storia del tandem Medvedev-Putin avrebbe prodotto più che altro confusione. Dunque, per rendere la Russia veramente efficace si sarebbero dovute seguire queste quattro indicazioni:
1. selezionare pochi messaggi da ripetere nelle dichiarazioni ufficiali - molto prima dell'inizio del conflitto - per cercare di fornire una visione "convincente".
2. affidare a pochissime persone il compito di farsi portavoce di questi messaggi durante il conflitto (e tutte brave in inglese, ci si raccomanda: bene Ivanov alla CNN).
3. creazione un media center, organizzare frequenti conferenze stampa e spiegare (dopo la prima apparizione sulla CNN a Saakshvili è stato consigliato di appendere una bella mappa dietro alla scrivania e di indicarla ogni tanto).
4. formazione di un piccolo pool di esperti di comunicazione che valutassero le reazioni dei media internazionali nel corso del conflitto.
Russia Profile (in inglese, ma i testi dopo qualche giorno diventano accessibili solo agli abbonati)

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[continua, se ce n'è]

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Sunday, August 17, 2008

Il punto di oggi

Facendo un po' il punto sulle analisi e i commenti tradotti e riassunti nei giorni passati cominciano ormai a delinearsi alcune tendenze ben riconoscibili: i giudizi su chi abbia vinto la guerra di propaganda e dei media; la valutazione del conflitto in contesti più ampi (l'allargamento della NATO, l'espansionismo statunitense, l'indipendenza del Kosovo, lo scudo antimissile in Europa dell'Est, la sensazione di accerchiamento della Russia da un lato e la percezione di una sua rinnovata aggressività all'altro, le sfere di influenza geopolitica ed economica, la politica energetica, e così via); le posizioni sulla Russia dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti (qui l'analisi del conflitto tende spesso a un approccio binario e alquanto semplificato, e serve più che altro da cartina di tornasole per verificare quale dei due candidati americani sia più uguale all'altro); la nuova Guerra Fredda.
Nei primi giorni le tendenze russofobe dei mezzi di informazione a grande diffusione, soprattutto anglo-americani, sono state schiaccianti. Poi si sono fatte strada analisi più complesse e approfondite.
In rete, manco a dirlo, continua la battaglia a colpi di video, fotografie e notizie più o meno smentite o smentibili. Di questo continueremo a occuparci meno, per questioni di tempo e di energie e soprattutto perché la sostanza è troppo volatile.
La parte più interessante e stimolante, data l'impostazione di questo blog (che si propone soprattutto di tradurre e di offrire i materiali di base per ulteriori riflessioni), sarà prevedere le conseguenze a medio e lungo termine del conflitto nel Caucaso, sul piano della politica interna russa e su quello internazionale.
Dunque nei prossimi giorni citeremo soprattutto fonti e link che possano offrire spunti nuovi e aggiungere punti di vista (anche non condivisi, sia chiaro) che contribuiscano a completare quanto più possibile il quadro della situazione, e nelle traduzioni tenderemo ad approfondire alcuni argomenti: l'allargamento della NATO, lo scudo antimissile nell'Europa dell'Est, le posizioni degli altri paesi ex-sovietici ed ex-patto di Varsavia, il Gruppo di Shanghai e l'Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva, il ruolo dell'Unione Europea. L'idea comunque resta quella di tradurre il più possibile interferendo il meno possibile (quanto basta per contestualizzare la fonte, se necessario: del resto si interferisce già abbastanza scegliendo di tradurre un testo).
Non sono esclusi momenti di comic relief, ma ammetterete che quando si ha a che fare con un capo di stato che degusta la propria cravatta in diretta televisiva è sempre presente un elemento di imprevedibilità. (E comunque per questo c'è sempre mirumir).

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Saturday, August 16, 2008

War Nerd: Ossezia del Sud, la guerra dei miei sogni

[Per chiudere la settimana (e che settimana), perché a questo punto credo sia superfluo mettere un disclaimer sul tono cinico e sarcastico (che cela osservazioni interessantissime, come il mancato bombardamento del tunnel di Roki), e perché semplicemente il War Nerd è il War Nerd ed è molto divertente tradurlo, e forse anche leggerlo].

War Nerd: Ossezia del Sud, la guerra dei miei sogni

di Gary Brecher

Ci sono tre cose fondamentali da ricordare a proposito di questa fumante piccola guerra in Ossezia:

1. L'hanno cominciata i georgiani.
2. Hanno perso.
3. Che meravigliosa piccola guerra!

Per me la cosa più importante è la numero 3, la pura bellezza dei filmati che sono già usciti da questa guerra. Sto in paradiso.

Naturalmente, se volete prenderla sul serio e studiarvi un po' l'Ossezia, il Nord e il Sud, e la Georgia e quell'eterno conflitto chiamato Caucaso, potete dare un'occhiata all'articolo che scrissi sulla carneficina di Beslan, Ossezia del Nord, pochi anni fa.

Ma per quanto mi riguarda, adesso, diciamo pure che mi fermo al presente. Questa è la guerra dei miei sogni: entrambe le parti usano l'aviazione! Quanto spesso la vedete una cosa del genere, di questi tempi? E così salterò la parte storica. Ricordate solo che l'Ossezia del Sud è una piccola bolla a forma di mela che pende dal territorio russo giù nella Georgia, e che negli ultimi anni è stata per la maggior parte sotto il controllo di truppe irregolari di osseti spalleggiati dai “peacekeeper” russi.

Ai georgiani questo non è piaciuto. Da quelle parti del mondo i territori non si cedono, mai. I georgiani sono sempre stati gente fiera, buoni guerrieri, mica tanto misericordiosi. Anzi, qui non riesco a fare a meno di un po' di storia: ricordate quando i mongoli spazzarono via Baghdad nel 1258, il più grande massacro tra tutte le loro conquiste? Nessuno conosce il numero dei morti, ma furono almeno 200.000: un numero altino per un'epoca in cui non c'erano gli antibiotici. L'odore era così forte che i mongoli dovettero spostare l'accampamento sopravvento. Insomma, i macellai più entusiasti erano i soldati cristiani georgiani dell'esercito di Hulagu Khan. Si sono consumati le braccia sugli abitanti di Baghdad.

E così: gente dura da tutte le parti, in quelle zone. Nessuna pietà. Non buoni. Soprattutto non i georgiani. Hanno la reputazione di brava gente, a tu per tu, ma non è il caso di mettersi contro di loro e soprattutto di portargli via della terra.

I georgiani hanno preso tempo, poi sono passati all'offensiva, stile caucasico, facendo finta di fare pace mentre continuavano a programmare l'attacco a sorpresa contro l'Ossezia del Sud. Avevano appena firmato un trattato che garantiva l'autonomia all'Ossezia del Sud, questa settimana, e poi hanno attaccato, alla Corleone. I lanciarazzi multipli georgiani hanno messo a ferro e fuoco Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud; le truppe georgiane si sono riversate sui posti di blocco osseti; e insomma, è stata una partenza notevole, ma come disse Petraeus a proposito dell'Iraq nel lontano 2003, com'è che va a finire la storia? Nel senso: com'è che si invade un territorio che i russi tengono d'occhio e proteggono senza pensare come reagiranno?

Saakashvili non ci ha proprio pensato. Uno dei motivi per cui può aver calcato troppo la mano è che è stato fortunato l'ultima volta che ha avuto a che fare con una regione separatista: l'Ajara, una strisciolina di costa del Mar Nero nella Georgia Meridionale. Un posto più piccolo di certe città della Central Valley, ma si dichiarò repubblica “autonoma” per preservare le sue sacre tradizioni tipo artigianato in vimini e cose del genere. Va accettato che la gente del Caucaso è fatta così: morirebbe pur di non salutare quelli che abitano oltre la collina, e non cambierà mai. Gli agiari non sono neanche etnicamente diversi dai georgiani: sono georgiani anche loro. Ma sono musulmani, il che significa che anche loro devono avere il loro parlamento di Lego e il loro esercitino e tutte questa robaccia vittoriana, e un leader, un coso chiamato Abashidze (accidenti ai nomi georgiani!) li ha offerti volontari per combattere fino alla morte per un'indipendenza inutile. Solo che era un tale pazzo, e così corrotto, e gli agiari erano così simili ai georgiani, e il loro piccolo paese era così minuscolo e ridicolo che per una volta ha prevalso il buon senso e gli agiari si sono rifiutati di lottare e si sono lasciati assorbire dal Colosso del Nord, la possente Georgia.

Insomma, come ho già detto, non c'è niente di più pericoloso della vittoria. Fa impazzire la gente. Saakashvili ha cominciato a pensare di potersi prendere qualsiasi regione separatista: tipo, diciamo, l'Ossezia Meridionale. Ma si è dimenticato di alcune differenze, tipo il fatto che l'Ossezia Meridionale non è georgiana, confina con la Russia ed è legata all'Ossezia del Nord. La strada che porta dalla Russia all'Ossezia del Sud è piuttosto fragile come linea di rifornimento: passa attraverso il Tunnel di Roki, una galleria nella montagna 10.000 piedi di altitudine. Sono costretto a chiedermi perché l'aviazione georgiana – che è buona, a quanto pare – come prima cosa non ha bombardato l'uscita del tunnel in Ossezia del Sud. Insomma, se non vi fidate dei ragazzi dell'aviazione mandate le forze speciali con gli zainetti pieni di esplosivo. Ci sono tanti modi per bloccare un tunnel. Insomma, non servono le alte tecnologie: prendete un'autocisterna piena di carburante, la fate seguire da una macchina, l'autista lascia l'autocisterna (che verrà fatta saltare con un telecomando o un timer) a metà del tunnel, sale sull'auto e torna indietro giusto in tempo per vedere una grande palla di fuoco. E ricostruire una galleria dentro le montagne non è un lavoro facile né veloce. Certo, i russi potevano rifornire via aerea, ma è più difficile e si sarebbe almeno rallentato l'inevitabile. Strano, dunque, che per quanto ne so i georgiani non abbiano neanche tentato di far saltare quel tunnel. Non mi piace analizzare a distanza la gestione dei dettagli in questo modo, perché solitamente le decisioni prese sul terreno hanno le loro buone ragioni; sono le decisioni strategiche ad essere quasi sempre folli. Eppure io questa cosa non riesco proprio a capirla.

Probabilmente i georgiani hanno semplicemente pensato che i russi non avrebbero reagito. Facevano come avevano imparato da Bush e Cheney: pensare positivo, restare fedeli allo scenario più ottimistico. Il piano georgiano era classico shock’n’awe senza alcuna riflessione matura sul lungo periodo. L'esercito nuovo di zecca avrebbe bombardato gli osseti del sud in doposbronza da tregua (quello peggiore) e poi... oh, sarebbero stati accolti come liberatori? Ma certo, come noi in Iraq. Ragazzo, si paga un prezzo per aver creduto in Bush. I georgiani l'hanno fatto. Pensavano che li avrebbe aiutati. Guardavo il piccolo mostro alla TV, che sedeva in tribuna a guardare la partita di basket USA-China. (Strana partita: i cinesi erano più alti e muscolosi, segnavano sotto canestro ma non riuscivano a tirare da lontano. Non quello che ci aspetta da squadre di basket straniere). Sulle prime non l'ho neanche riconosciuto, Bush, mi chiedevo perché continuassero a fare dei primi piani di questo tizio che sembrava il papà senza gambe di Hank Hill. E poi hanno detto che era il presidente. Sapete quando si dice che uno è “cresciuto in statura”; lui si è ristretto.

E più si restringe, più alto è il prezzo da pagare per avere creduto in lui. I georgiani sono stati ingenui perché erano così contenti di liberarsi dei sovietici che gli Stati Uniti devono essergli sembrati il paradiso. E così hanno fatto i leccapiedi recitando la parte del perfetto e ubbidiente piccolo alleato. Poi noi li avremmo fatti entrare nella NATO e bombardati a tappeto con i SUV e gli Ipod.

La loro parte era semplice: hanno mandato truppe in Iraq. Prima un contingente di 850 soldati, poi ben 2000, un'enormità. Se si pensa che la popolazione della Georgia conta meno di cinque milioni, sono un sacco di soldati. Infatti la Georgia, per contingente, è il terzo paese della “Coalizione dei volonterosi” dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.

Adesso starete pensando: uau, non un bel momento per avere tanti dei tuoi uomini migliori in Iraq, eh? Be', è vero e vale per un sacco di paesi – come noi, per esempio – ma almeno noi non dobbiamo affrontare un'invasione russa. I georgiani erano così spaventati da annunciare che metà del loro contingente sarebbe tornato a casa, e, per favore, l'USAF non poteva mica dagli un passaggio?

Un passaggio magari sì, ma è tutto. Abbiamo già fatto moltissimo, non perché amiamo i georgiani ma per controbilanciare l'influenza russa là dove va tenuto d'occhio il nuovo oleodotto. Il maggiore progetto di assistenza americano è stato il GTEP, “Georgia Train and Equip” (addestramento ed equipaggiamento, 64 milioni di dollari). Prevedeva che 200 istruttori delle forze speciali insegnassero ai bei ragazzi georgiani tutte le lezioni imparate di recente dall'esercito degli Stati Uniti. E questa è la barzelletta: la storia militare è solo una lunga serie di scherzi da prete. Noi ci concentravamo sulle tattiche contro-insorgenza: coesione di piccole unità, abilità nel tiro, intelligence. L'idea era mettere al sicuro la Georgia dai ceceni o da altri pazzerelli musulmani che potevano entrare dalla Gola di Pankisi nella Georgia nord-orientale. E abbiamo fatto un buon lavoro. L'esercito georgiano ha stabilizzato la zona nel classico stile dei Berretti Verdi. Insomma i georgiani si sono così imbaldanziti per quel successo e per la loro storia d'amore con quelli di Washington che pensavano di poter sfidare chiunque. Quello che stanno scoprendo è che la fanteria leggera che gli abbiamo dato non è moltissimo quando una gigantesca forza armata russa ha appena superato il tuo confine.

La risposta militare americana finora è stata tutta a parole, e parole anche stupide. Una specie di portavoce del Pentagono ha definito “sproporzionata” la reazione russa. Ma cosa diavolo dicono? Hanno guardato troppi show sul lavoro della polizia. I poliziotti hanno questa dottrina della “minima forza necessaria”, ma la applicano solo se ci sono videocamere nei paraggi. Gli eserciti non hanno mai, mai adottato quella politica, perché è un ottimo modo per farti ammazzare inutilmente i soldati. L'idea della guerra è combattere nel modo più sleale e sproporzionato possibile. Se ce l'hai, lo usi. Grazie a Dio non abbiamo mai combattuto in modo “proporzionato” in Viet Nam. Ci hanno provato i francesi perché non avevano un'aviazione forte, e sono stati spazzati via. Quando i francesi si sono ritirati dall'Indocina, il loro primo ministro Mendès France fece tanto di promettere la pace entro 30 giorni dall'inizio del suo mandato. E i suoi comandanti in Indocina gli dissero in privato: “Non credo che riusciremo a resistere così tanto”. Ecco cosa ti porta il combattere in modo “proporzionato”: Dien Bien Phu.

Se volete che vi faccia una traduzione siete fortunati perché parlo benissimo il pentagonese. Ecco cosa significa “sproporzionato”: be', immaginate di andarvene in giro con un tizio e che questo le prenda da un bullo, e voi diciate “Oh, inappropriato!” Voglio dire, invece di aiutarlo. Ecco quello che significa “sproporzionato” per il Pentagono: “Non intendiamo alzare un dito per aiutarti, ma guarda che siamo spiritualmente con te, amichetto!”

Il modo più veloce per capire chi sta vincendo una guerra è vedere chi chiede prima il cessate il fuoco. E questa volta sono stati i georgiani. Quando è stato chiaro che i russi avrebbero appoggiato gli Osseti, la guerra era finita. Perfino i georgiani dicevano: “Combattere la Russia da soli è da pazzi”. Questo significa che pensavano che la Russia non avrebbe soccorso i suoi alleati. E non era male, come scommessa, perché la Russia ha una lunga e imprevedibile storia di fregature riservate ai suoi amici. Ma non l'ha fatto sempre. I georgiani dovrebbero sapere meglio di chiunque altro che ogni tanto i russi arrivano davvero, perché sono stati i soldati russi a salvare la Georgia da un'invasione persiana nel 1805, nella battaglia Zagam. Naturalmente i russi avevano permesso ai persiani di saccheggiare Tbilisi solo una decina di giorni prima di intervenire. È questo il fatto: 'sti bastardi sono imprevedibili. Non puoi nemmeno contare sul fatto che tradiscano i loro amici (benché il più delle volte sia la scommessa più sicura, diciamo 6 contro 5).

Questa volta i russi sono arrivati. Per tante ragioni, a cominciare dal fatto che Bush è debole e loro lo sanno; che gli Stati Uniti stanno incastrati in quella maledetta guerra in Iraq e non possono fare un accidenti; e soprattutto perché il Kosovo ha appena dichiarato l'indipendenza dalla Serbia, vecchio alleato della Russia. È l'ora di rendere pan per focaccia, dove il pane e la focaccia sono il Kosovo e l'Ossezia del Sud. Per come la vede Putin, se noi possiamo immischiarci nelle faccende dei loro alleati e lasciare che piccole enclavi etniche come il Kosovo si dichiarino indipendenti, i russi possono fare lo stesso con i nostri alleati, specie se sono stupidi e ingenui come la Georgia.

Per fortuna l'Ossezia del Sud non è questa gran cosa. Qui voglio essere onesto. Tra un anno a nessuno importerà molto chi governa quel piccolo grumo di terra. Ben più serio è il fatto che un altro, più grande e più strategico pezzo di Georgia chiamato Abchazia, sul Mar Nero, sta approfittando dell'occasione per cacciare le ultime truppe georgiane dal suo territorio. La Georgia potrebbe perdere quasi tutta la sua costa, ma del resto i georgiani sono gente dell'entroterra, che vive nelle valli fluviali, mica un popolo di pescatori.

Ciò che accade qui alla Georgia è la versione piccina-picciò della Germania nel XX secolo: calca troppo la mano e perdi tutto. Se sei un nazionalista georgiano, questa guerra è una tragedia; se sei un nazionalista russo o osseto, è un trionfo, una vittoria per la giustizia, cose così. Per tutti noi è solo divertente da guardare. E cavoli, questa è stata TANTO divertente! I filmati che ne sono venuti fuori! Sapete, il DVD è la cosa più bella che sia accaduta alla guerra da un sacco di tempo. Solo divertimento, niente angoscia: è l'equivalente bellico della Diet Coke.

Capite, questa è la guerra che ero solito vedere nelle illustrazioni di Aviation Week e AFJ commissionate dalle aziende della Difesa: una guerra tra due eserciti convenzionali, che usano entrambi l'aviazione e colonne blindate, su un terreno di conifere. Ecco quello che mostravano quelle illustrazioni, con il dettaglio ravvicinato dell'arma che volevano promuovere mentre si dirigeva su un convoglio del Patto di Varsavia sbucato da una foresta di pini tedesca. Naturalmente una vera guerra tra la NATO e il Patto di Varsavia non sarebbe mai e poi mai andata così. Si sarebbe passati al nucleare in una o due ore, ed entrambe le parti lo sapevano: il che spiega perché non sia successo. E così tutte quelle bellissime armi erano una farsa, se dovevano essere usate solo nel Fulda Gap. Ma accidenti, Dio è buono, perché riecco tutto qui, sullo stesso tipo di terreno, eccole tutte qui le nostre vecchie illustrazioni: carri armati di fabbricazione russa incendiati, un caccia di fabbricazione sovietica che cade a pezzi dal cielo, soldati in mimetica russa che combattono contro altri soldati in mimetica russa, in una schermaglia nei pressi di un tugurio di campagna.

E niente sfumature razziali a rompere le scatole: sono tutti bianchi! E vengono da posti di cui non sappiamo niente e non ce ne frega un cazzo!

Tutto questa agitazione, e il clamore, e le cavolate sulla fine del mondo passeranno, e la conclusione sarà semplice: i georgiani hanno calcato la mano e si sono presi delle sberle, e noi siamo riusciti a vedere un po' di conseguenze, che sono quello che succede quando sprechi le tue truppe migliori – quelle della Georgia, peraltro – in una guerra stupida nel posto sbagliato. Abbiamo tolto il Kosovo a un alleato russo; hanno tolto l'Ossezia del Sud a un alleato americano. Scambio di pedoni. Se mai segnala qualcosa di più grande, è il fatto che gli Stati Uniti sono più deboli di dieci anni fa e la Russia è molto, molto più forte che ai tempi di El'cin. Ma chiunque abbia un po' di buon senso lo sapeva già.

A durare saranno quei meravigliosi filmati, come un sogno di epoca NATO, come Dio che mi ha dato per l'ultima volta l'occasione di osservare le armi che al tempo dei miei vent'anni sognavo di vedere in azione. Perfino i video sui civili feriti sono interessanti, perché un sacco di quei feriti sono grassi e vecchi, cosa che non si vede spesso nei filmati classici ambientati in Corea, Normandia o Viet Nam. Saranno anche gente normale, ma sant'Iddio, come vittime sono proprio brutte. La gente magra riesce meglio in mezzo alle macerie con la faccia insanguinata, devo essere sincero.

Mentre la guerra finisce – e lo farà, perché in quest'epoca i paesi non combattono fino alla morte – ci sarà tutto il tempo per capire come si sono comportati i vari sistemi d'arma. Mi interessano soprattutto i missili di difesa aerea georgiani, ottimi e recenti modelli russi. Ma avremo tempo. Per ora andiamo su LiveLeak o YouTube (LiveLeak ha la roba migliore, per ora) e divertiamoci. In questi momenti noi nerd di guerra possiamo avere tutto il porno gratis che desideriamo. Datevi malati, chiedete ore libere in cambio dei soldi degli straordinari, insomma: non perdetevi quei filmati.

Originale: ExileD online

Pubblicato l'11 agosto 2008

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Friday, August 15, 2008

Espansionismo statunitense, più che aggressione russa

[Articolo dai toni piuttosto decisi che riassume cose lette e rilette in questi giorni, almeno nelle analisi che tendono a mettere in luce la responsabilità degli Stati Uniti e pongono il conflitto georgiano in un contesto più ampio in cui hanno un certo peso l'allargamento della NATO e l'installazione di basi militari americane e dello scudo di difesa anti-missile in Europa Orientale. Ma visto che la fonte è britannico Guardian, che esattamente filo-russo non è, ho pensato di tradurlo nel'ambito dell'iniziativa 'adotta un giornalista britannico non russofobo'. Gli aggiornamenti continuano nel post sottostante, e richiamo ancora la vostra attenzione sulla traduzione di Andrea del videodocumentario di Escobar sui consiglieri di Obama].

Questa è una storia di espansionismo statunitense, più che di aggressione russa
La guerra nel Caucaso è il prodotto dell'imperialismo americano e non solo di conflitti locali, ed è probabile che sia solo un assaggio di eventi futuri.

di Seumas Milne

L'esito di sei lugubri e sanguinari giorni di guerra nel Caucaso ha innescato la nauseante ipocrisia dei politici occidentali e dei mezzi di informazione a essi asserviti. Mentre i commentatori tuonavano contro l'imperialismo russo e la brutale sproporzione della reazione, il vice presidente degli Stati Uniti Dick Cheney, fedelmente riecheggiato da Gordon Brown e David Miliband, ha dichiarato che “l'aggressione russa non deve rimanere senza risposta”. George Bush ha denunciato la Russia per avere “invaso un vicino stato sovrano” e minacciato “un governo democratico”. Una tale azione, ha insistito, “nel XXI secolo è inaccettabile”.

Questi sono per caso i capi degli stessi governi che nel 2003 hanno invaso e occupato – insieme alla Georgia, guarda caso – lo stato sovrano dell'Iraq con un falso pretesto causando centinaia di migliaia di vittime? O dei due governi che nell'estate del 2006 hanno bloccato un cessate il fuoco mentre Israele polverizzava le infrastrutture del Libano e uccideva più di mille civili come rappresaglia per la cattura o l'uccisione di cinque soldati?

Dopo tutta questa indignazione per l'aggressione russa quasi si fatica a ricordare che è stata la Georgia a scatenare la guerra giovedì scorso attaccando brutalmente l'Ossezia del Sud per “ristabilire l'ordine costituzionale”, in altre parole il dominio su un'area che non ha mai controllato dal crollo dell'Unione Sovietica. Né, in mezzo a tutto questo sdegno per i bombardamenti russi, c'è stato qualcosa di più di brevi riferimenti alle atrocità commesse dalle forze georgiane contro gli abitanti della capitale Tskhinvali. Diverse centinaia di civili sono stati uccisi a Tskhinvali dalle truppe georgiane. Tra le vittime ci sono anche alcuni soldati russi che operavano in base a un accordo di pace risalente agli anni Novanta. “Ho visto un soldato georgiano tirare una granata in un seminterrato pieno di donne e bambini”, ha raccontato martedì ai giornalisti un abitante di Tskhinvali, Saramat Tskhovredov.

Sarà forse perché la Georgia è quella che Jim Murphy, il ministro britannico per gli Affari Europei, ha chiamato “una piccola bella democrazia”. Be', sarà certo piccola e bella, ma sia l'attuale presidente, Mikheil Saakashvili, che il suo predecessore sono saliti al potere in seguito a colpi di stato appoggiati dall'Occidente, il più recente dei quali è stato graziosamente chiamato “Rivoluzione delle rose". Saakashvili è stato allora consacrato presidente con il 96% dei voti prima di instaurare quello che l'International Crisis Group ha di recente definito un governo “sempre più autoritario” e che lo scorso novembre ha brutalmente represso l'opposizione, il dissenso e i media indipendenti. In questi casi "democratico" sembra semplicemente voler dire “filo-occidentale”.

La disputa di vecchia data sull'Ossezia del Sud – e sull'Abchazia, l'altra regione contestata della Georgia – è una conseguenza inevitabile del crollo dell'Unione Sovietica. Come nel caso della Jugoslavia, minoranze che erano più o meno soddisfatte di vivere da una parte o dall'altra di un confine interno, la cui presenza non influiva molto sulle loro vite, si sono sentite ben diversamente quando si sono trovate dalla parte sbagliata di un confine tra due nazioni.

Negoziare una soluzione per problemi di questo tipo è già difficile in qualsiasi circostanza. Ma aggiungeteci gli Stati Uniti, la loro instancabile promozione della Georgia come avamposto filo-occidentale e anti-russo nella regione, i loro sforzi per portare la Georgia nella NATO, il passaggio attraverso il territorio georgiano di un oleodotto cruciale e mirato a indebolire il controllo russo delle forniture energetiche. Aggiungeteci il riconoscimento, sponsorizzato dagli Stati Uniti, dell'indipendenza del Kosovo – il cui status era stato esplicitamente associato dalla Russia a quello dell'Ossezia del Sud e dell'Abchazia. Aggiungete tutto questo e capirete che il conflitto era solo questione di tempo.

Il coinvolgimento della CIA in Georgia è stato forte fin dai tempi del crollo sovietico. Ma con l'amministrazione Bush il paese è diventato a tutti gli effetti un satellite degli Stati Uniti. Le forze armate georgiane sono equipaggiate e addestrate dagli Stati Uniti e Israele. Quello georgiano è per consistenza il terzo contingente militare in Iraq: di qui la necessità che gli aerei degli Stati Uniti riportassero 800 soldati georgiani in patria per combattere contro i russi. I legami di Saakashvili con i neo-conservatori di Washington sono particolarmente stretti: la società di lobbying presieduta dal consigliere per la politica estera del candidato repubblicano John McCain, Randy Scheunemann, ha ricevuto quasi 900.000 dollari dal governo georgiano a partire dal 2004.

Ma sotto il conflitto della scorsa settimana c'era anche la più ampia ed esplicita intenzione dell'amministrazione Bush di imporre l'egemonia globale degli Stati Uniti e prevenire minacce regionali, soprattutto quelle rappresentate da una Russia in ripresa. Questo obiettivo era stato espresso per la prima volta quando Cheney era segretario della difesa sotto Bush padre, ma il suo vero impatto si è sentito solo quando la Russia ha cominciato a riprendersi dalla disintegrazione degli anni Novanta.

Nell'ultimo decennio l'inarrestabile espansione verso est della NATO ha portato l'alleanza militare occidentale a premere contro i confini della Russia e a penetrare nell'ex-territorio sovietico. Nell'Europa Orientale e nell'Asia Centrale sono apparse basi militari americane e gli Stati Uniti hanno contribuito a instaurare un governo anti-russo dopo l'altro per mezzo di una serie di rivoluzioni colorate. Adesso l'amministrazione Bush si prepara a installare nell'Europa dell'Est un sistema di difesa anti-missile palesemente puntato contro la Russia.

La riflessione e il buon senso ci dicono che questa non è la storia di un'aggressione russa, ma dell'espansione imperialista degli Stati Uniti e di un accerchiamento sempre più accentuato della Russia da parte di una forza potenzialmente ostile. Non dovrebbe sorprendere che una Russia divenuta più forte abbia usato il pasticcio dell'Ossezia per limitare quell'espansione. Più difficile da capire è perché Saakashvili abbia lanciato l'attacco della scorsa settimana e perché i suoi amici di Washington lo abbiano incoraggiato.

Se è così, le conseguenze sono state spettacolari, con un costo umano altissimo. E malgrado Bush mercoledì abbia tentato di esprimersi con fermezza, la guerra ha anche smascherato i limiti del potere statunitense nella regione. Finché viene rispettata l'indipendenza della Georgia – e qui l'opzione migliore è quella della neutralità – non dovrebbe essere un male. Il dominio unipolare del mondo ha ristretto lo spazio della vera auto-determinazione, e il ritorno di un qualche contrappeso va accolto favorevolmente. Ma il nuovo assetto porta con sé dei pericoli. Se la Georgia fosse stata membro della NATO il conflitto di questa settimana avrebbe rischiato un'escalation ben più grave. Lo si vedrebbe bene nel caso dell'Ucraina, che ieri ha offerto materiale per un futuro scontro quando il suo presidente filo-occidentale ha minacciato di limitare il movimento delle navi russe nella base di Sebastopoli, in Crimea. Con il ritorno dei conflitti tra le grandi potenze, l'Ossezia del Sud è probabilmente solo un assaggio di ciò che verrà.

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Articolo originale pubblicato il 14 agosto 2008

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I link di oggi

Cominciamo con informazioni di prima mano di fonte russa. A Sevastopol'/Sebastopoli [in Ucraina, Crimea; e tuttavia indipendente dalla Repubblica autonoma di Crimea, poiché gode di statuto speciale; già base della Flotta del Mar Nero sovietica, ora un importante porto militare diviso tra le Marine russa e ucraina*], dove la maggioranza della popolazione (oltre il 70%) è di etnia e lingua russa nonostante vari tentativi di ucrainizzazione, si riportano provocazioni costanti nei confronti dei russi, verosimilmente per provocare un intervento della Russia. Inoltre agli abitanti non è concesso accogliere profughi dall'Ossezia. Altro dato interessante: pare che il 1° settembre nelle scuole ucraine (dunque anche a Sevastopol') verrà tenuta una lezione dedicata alla "necessità della presenza NATO in Ucraina". Il disagio della popolazione russa - che risente dell'indifferenza ostile della comunità internazionale - è forte, come il timore di incidenti e dell'inizio di una vera e propria guerra.

*mi scuso per la semplificazione che non tiene conto della complessa e delicata storia di Sevastopol' e delle attuali problematica: prossimamente sarò più precisa.

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Un'altra segnalazione da fonte affidabile, che inoltrerei a chi di informazione di occupa per lavoro per una maggiore diffusione (vedete poi se farla girare, mi affido ai vostri potenti mezzi dei quali non voglio sapere nulla :-)):
Una traduttice che vive a Mosca ma di origine osseta, nata a Tskhinvali, ha appena perso lì i suoi cari. Dispone delle tremende testimonianze delle persone con cui è in contatto nella capitale dell'Ossezia Meridionale e vorrebbe farle conoscere. È traduttrice dall'italiano, dunque non ci sono problemi con la lingua, ma non sa come mettersi in contatto con nostri mezzi di informazione.
(Le persone interessate possono scrivere a me, provvedo a inoltrare).

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Tornando all'Ucraina: alla luce del conflitto georgiano il presidente della commissione del parlamento ucraino per la sicurezza nazionale e la difesa, Anatolij Gricenko, ritiene necessario fare controlli sulle persone che possiedono il doppio passaporto russo-ucraino per verificare quanti cittadini godano illegalmente della doppia cittadinanza.
Secondo la legge ucraina i cittadini del paese non possono essere contemporaneamente cittadini di un'altro paese.
Link in russo, qui.

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La guerra dell'informazione: una ragazzina americana di origini ossete si trovava a Tskhnvali durante il bombardamento. Rimpatriata sana e salva via Mosca viene intervistata da Fox News insieme alla zia. Finché la bambina racconta la paurosa esperienza, bene. A un certo punto si ricorda di precisare che le bombe erano georgiane e di ringraziare i russi. Ma quando la zia comincia a dire "voglio che sappiate di chi è la colpa" e ad accusare Saakshvili, accusandolo di essere un aggressore e un assassino... pubblicità. Poi altri 30 secondi, zia. "La mia casa in Ossezia è andata distrutta... non incolpo i georgiani, incolpo il loro presidente..." Peccato che il tempo sia già finito.
Link con video YouTube.

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Nei commenti del blog mirumir massimo mi tiene informata su altri episodi della guerra di propaganda e mediatica: il server del sito wartoday.org, dedicato alla raccolta di materiali sulla guerra censurati e inaccessibili agli utenti georgiani, è vittima di un oscuramento sospetto. Il server si trova in Florida e negli ultimi 7 anni ha ospitato anche siti commerciali e di altro tipo: nessuno di questi ha mai avuto particolari problemi. Da un paio di giorni invece wartoday.ru è inaccessibile, gli amministratori di sistema non rispondono alle mail e sono introvabili.
Link (RUS)

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Come volevasi dimostrare: ecco l'uomo copertina, quello che tutti amano odiare.
Link

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A questo punto conto che il Benedetti quotidiano sia ormai nei vostri bookmarks, comunque cito dall'articolo di oggi:

"[...] l’intera vicenda non è più solo un problema legato a uno sgradito e odiato interlocutore come Saakasvili. Il problema consiste nel fatto che la Russia deve pur sempre fare i conti con una realtà geopolitica come la Georgia che esiste ed ha i suoi contatti internazionali. Una Georgia che - con o senza le realtà dell’Ossezia del Sud, l’Abchasia e l’Adzaria - ha un suo ruolo nel bacino sud del Caucaso. Tanto più che accanto a Tbilissi opera l’amministrazione statunitense. E Mosca non può fare a meno di notare che stanno tornando sempre più a soffiare i venti della guerra fredda e che la geopolitica americana sta sfoderando le sue carte nell’arena dello spazio ex sovietico.

Ecco ad esempio che nell’ambito degli scenari di breve, medio e lungo termine - che si muovono dietro la crisi georgiana - si rileva che l'amministrazione Bush e i suoi alleati stanno prendendo in considerazione l'espulsione della Russia dal G8, il congelamento della sua integrazione nel Wto o nell'Ocse e, più a breve termine, la cancellazione delle prossime esercitazioni militari congiunte Russia-Nato.

Si delinea un situazione complessa e sfumata che vede avanzare sempre più un personaggio come il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, da sempre su posizioni anti-russe. E’ lei che si fa portavoce delle posizioni più oltranziste sostenendo che la crisi georgiana rischia di innescare una 'importante' crisi diplomatica tra Russia e Stati Uniti. Tutto questo perchè per la Casa Bianca la reazione di Mosca in Georgia sarebbe stata 'sproporzionata'. E il consigliere nazionale aggiunto alla Sicurezza, James F. Jeffrey ha subito aggiunto che se la Russia dovesse continuare nella sua escalation militare questo avrebbe un impatto 'importante' sulle relazioni americano-russe".

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A rischio l'appoggio russo alle sanzioni contro l'Iran, che non può che accogliere favorevolmente qualsiasi cosa gli permetta di guadagnare tempo, allevi la pressione internazionale e dia dei grattacapi agli Stati Uniti (sempre che il conflitto in Georgia non dilaghi).

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La crisi della Georgia esaspera le divisioni europee, di Paul Taylor (Reuters). E ci sono divergenze anche all'interno della NATO. Stati Uniti, Stati baltici, Polonia e Repubblica Ceca hanno attaccato l'"aggressione" russa; si aggiunge allo schieramento anti-russo la Gran Bretagna, che con la Russia ha già avuto qualche problema (Litvinenko, caso BP).
Ci sono poi Francia e Germania, che si sono opposte al piano di ingresso di Georgia e Ucraina nella NATO e sono contrarie a una netta condanna della Russia. Frattini ha dichiarato che non dovrebbe esserci un fronte anti-russo e questa posizione è condivisa da Spagna, Irlanda, Grecia, Belgio, Austria e Cipro.

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L'Europa si è divisa sulla Georgia, Kommersant': "la frattura è perfino più profonda di quella del 2003, quando i vecchi e nuovi stati europei si trovarono in disaccordo sull'invasione statunitense dell'Iraq".

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Gli ufficiali dei servizi russi hanno trovato delle targe diplomatiche ucraine in una base militare georgiana vicino a Senaki. Lo ha detto poco fa il rappresentante russo alla NATO Rogozin, che ha comunicato di avere chiesto chiarimenti al governo di Kiev. La stessa scoperta è stata fatta in Abchazia, come aveva dichiarato poco prima il vice capo di Stato Maggiore Nogovicyn. I ritrovamenti sospetti potrebbero indicare un coinvolgimento dell'Ucraina nel recente conflitto.
Link (RUS)
Link (ING)

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Thursday, August 14, 2008

Scacco matto all'Occidente

[Questo articolo di Michael Binyon è uscito oggi sul Times e, insieme a un pezzo di Simon Sebag Montefiore che fa anche un po' di storia del Caucaso, dimostra come le opinioni della stampa occidentale - perfino quella britannica - stiano componendo un quadro più vario, complesso e sfumato dell'interpretazione del conflitto, adottando un punto di vista non inutilmente russofilo ma soprattutto non russofobo a tutti i costi].

La maestria di Vladimir Putin dà scacco matto all'Occidente

La Russia ha aspettato il momento giusto, ma la sua vittoria in Georgia è stata brutale, e brillante

di Michael Binyon

Le vignette satiriche hanno mostrato la Russia come un orso infuriato che allungava una zampa per ghermire la Georgia. La Russia è di certo infuriata, e come una bestia provocata ha mostrato i denti. Ma è lo stereotipo sbagliato. Quello che il mondo ha visto, la scorsa settimana, è una brillante e brutale esibizione dello sport nazionale della Russia, gli scacchi. E Mosca ha appena dichiarato scacco matto.


Gli scacchi sono un gioco lento. Bisogna essere disposti a ignorare le provocazioni, a perdere qualche pedone e a trasformare la boria dell'altro nella sua rovina. Per anni in Russia è maturato il risentimento. Parte di esso era inevitabile: la perdita di un impero, una sofferenza bruciante e il timore che negli anni Novanta, in mezzo al caos interno e alla crisi economica, il punto di vista della Russia non contasse più nulla.

Uno scontento dapprima generalizzato, simile al risentimento sotterraneo della Germania di Weimar, cominciò a concentrarsi su questioni specifiche: la disinvoltura dell'Amministrazione Clinton riguardo ad alcuni punti sensibili per la Russia, in particolare i Balcani e l'apertura della NATO a paesi dell'ex-patto di Varsavia; il programma neo-conservatore dei primi anni della presidenza Bush, nel quale non c'era spazio per la Russia; e l'ingratitudine di Washington dopo l'11 settembre verso il vitale contributo del Cremlino nella lotta contro il terrorismo, in Afghanistan e nel settore dell'intelligence.

Ancora più esasperante fu l'incoraggiamento offerto dall'Occidente alle “libertà” negli ex-stati satelliti sovietici, che diede carta bianca a forze da lungo tempo ostili alla Russia. Negli Stati baltici l'occupazione sovietica poteva essere definita peggiore di quella nazista. I commissari dell'Unione Europea appartenenti ai nuovi stati membri potevano attaccare la condotta russa. Nell'Europa Orientale dei populisti potevano salire al potere grazie a una retorica anti-russa incoraggiati dall'approvazione dell'Occidente che si complimentava per il loro buon inglese.

E quest'umiliazione fu quanto mai dolorosa in Ucraina e Georgia, due paesi dell'Impero Russo la cui storia, cultura e religione erano così intrecciate con quelle russe. Mosca cercò, disastrosamente, di tenere a bada l'influenza occidentale, soprattutto quella americana, in Ucraina. Queste goffe interferenze condussero alla Rivoluzione Arancione.

La Georgia era un'altra cosa. I rapporti erano sempre stati volubili, ma Eduard Shevardnadze, lo scaltro ex-ministro degli Esteri sovietico, sapeva come tenere sotto controllo le animosità ataviche. Non è stato così per il suo avventato successore, Mikheil Saakashvili. Da quel momento la boria di Tbilisi è stata la sua rovina.

Non si è trattato solo della retorica, della porta aperta ai consiglieri statunitensi o all'incompetenza economica che ha fatto dimenticare la dipendenza dall'energia russa e dalle rimesse da oltreconfine; è stato il deciso tentativo di rendere la Georgia un alleato regionale degli Stati Uniti e un avamposto della loro influenza.

Le grandi potenze non gradiscono gli sconfinamenti delle altre grandi potenze. Può non essere morale o giusto, ma è la realtà, e sta alla base del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza. La Dottrina Monroe, “giù le mani dalle Americhe”, ha guidato la politica di Washington per 200 anni. Gli Stati Uniti sono pronti a rischiare una guerra per tenere lontane non solo le altre potenze ma anche le ideologie ostili, come a Cuba e in Nicaragua.

Vladimir Putin ha perso diversi pedoni sulla scacchiera: il Kosovo, l'Iraq, l'ingresso nella NATO degli Stati baltici, l'uscita degli Stati Uniti dal trattato ABM, i missili statunitensi in Polonia e nella Repubblica Ceca. Ma ha saputo aspettare.

La trappola è scattata in Georgia. Quando il presidente Saakashvili ha fatto un tragico passo falso in Ossezia del Sud, mandando un esercito a bombardare, uccidere e mutilare su vasta scala (contro i consigli degli Stati Uniti e la parola appena data), la Russia stava aspettando.

Saakashvili non era il solo a pensare che la distrazione delle Olimpiadi l'avrebbe coperto; anche il Cremlino sapeva che Bush stava seguendo il basket, e nel lungo termine che gli Stati Uniti erano impegnati con tutte le forze in Iraq e in Afghanistan. Dal giorno in cui i carri armati russi hanno attraversato il tunnel per entrare nell'Ossezia del Sud, la Russia non ha sbagliato una sola mossa. Nonostante le osservazioni espresse ieri da Bush, in cinque giorni è riuscita a trasformare il passo falso di un avversario appoggiato dai paesi occidentali nel devastante smascheramento dell'impotenza e della titubanza dell'Occidente e dei due pesi e due misure da esso applicati al rispetto della sovranità nazionale (si veda l'Iraq).

L'attacco è stato breve, secco e mortale: è bastato a costringere i georgiani a una fuga umiliante nel panico, a una rotta ripresa dalle televisioni di tutto il mondo. La distruzione è stata sufficiente a ferire, ma non tale da suscitare la furia del mondo. Anche la tempistica del cessate il fuoco è stata calcolata con precisione: solo poche ore prima che il presidente Sarkozy potesse esprimere l'ira dell'Occidente. Mosca ha fatto capire chiaramente di avere in mano l'iniziativa. E nonostante gli screzi sporadici da entrambe le parti la Russia ha spuntato le accuse georgiane che si tratti di una guerra di annientamento.

Mosca riesce anche a contrastare la propaganda georgiana, l'ultima arma di Tbilisi. Diritti Umani? Guardate cos'ha fatto la Georgia in Ossezia del Sud (e in Abchazia). Sovranità nazionale? Guardate al distacco del Kosovo dalla Serbia. Falsi pretesti? Guardate l'invasione di Grenada di Ronald Reagan, con il pretesto di “salvare” gli studenti americani. L'indignazione dell'Occidente? Ma guardate la confusione di voci discordanti.

Qui ci sono lezioni per tutti. Per le ex-repubbliche sovietiche: ricordate la geografia. Per la NATO: volete ancora incorporare nella vostra alleanza le faide caucasiche? Per Tbilisi: volete ancora un presidente che vi ha fatto questo? Per Washington: non conta ancora niente, la voce della Russia? Che vi piaccia o no, conta moltissimo.

Originale: timesonline

Articolo pubblicato il 14 agosto 2008

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I link di oggi

Information dissemination: "con il via libera alla US Navy stiamo per assistere alla prima consistente operazione della marina americana dallo tsunami del 2005. Può non impressionare chi non è particolarmente addentro a queste cose, ma è così. Questi fatti cambieranno il nostro punto di vista strategico sulla potenza militare.
Per la seconda volta nel XXI secolo gli Stati Uniti stanno per esercitare consistentemente il proprio potere militare non in una guerra; ma invece di un disastro naturale questa volta affronteranno una potenza militare che esercita un controllo politico. È una missione militare, questa? Nel XXI secolo, ".

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Il conflitto russo-georgiano come test per l'Unione Europea, di Lili di Puppo, su Eurasianet:
Negli ultimi anni l'Unione Europea ha adottato un approccio morbido nel Caucaso, ma la mediazione della Francia tra Russia e Georgia suggerisce che quel ruolo è destinato a cambiare.
I segni di un cambiamento nella politica dell'UE nel Caucaso hanno già cominciato a delinearsi. Tra i segnali di un 'evoluzione, l'impegno del ministero degli Esteri tedesco per una proposta di pace per il conflitto abchazo-georigiano e la visita nel giugno 2008 dell'Alto Rappresentante dell'UE Javier Solana in Abchazia.
Secondo un analista le implicazioni più importanti della guerra si avranno nelle relazioni dell'Unione Europea con l'Ucraina e nell'intervento in altri conflitti regionali, compresi il Nagorno-Karabach e Transnistria.
Tuttavia ci sono divergenze tra gli stati membri: per esempio la Germania vede il ruolo dell'UE nella regione come un onesto mediatore tra Georgia e Russia o Russia e Stati Uniti, mentre i nuovi stati membri come la Polonia e gli stati baltici vorrebbero un ruolo più attivo e diretto dell'Unione Europea, e una linea più dura verso la Russia.
Quest'ultima ipotesi è però incerta, e la politica europea di difesa e sicurezza non è ritenuta sufficientemente sviluppata per consentire ampi impegni di peacekeeping.
Sabine Fischer dell'Istituto Europeo per gli Studi sulla Sicurezza di Parigi invita alla cautela: "Nella risoluzione del conflitto in Georgia non c'è un'Unione Europea, ci sono solo stati membri".

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Aleksandr Dugin, politologo e leader del Movimento Internazionale Eurasiatista:
"È stato tutto un bluff. [Gli americani] avrebbero potuto cercare di minacciarci ma non hanno fatto niente. Non l'hanno fatto perché dipendono da noi in Afghanistan; se dovessimo bloccare le forniture militari che passano attraverso il corridoio che solo noi controlliamo la situazione esploderebbe. Dunque, anche se gli americani fossero pazzi, e non lo sono, non scatenerebbero mai la terza guerra mondiale. Ecco perché sotto questo punto di vista siamo in guerra solo con Saakashvili e i mezzi tecnici presenti sul posto. E le altre questioni le considereremo man mano che si presentano".
"L'America è un paese razionale, e non può dare a vedere che sta abbandonando Saakashvili, anche se l'ha appoggiato ed è stata al suo fianco in questo crimine, contando che la Russia non reagisse. .. Ma la cosa che va ricordata è che una terza guerra mondiale e la partecipazione dell'America a questo conflitto era esclusa fin dall'inizio, e i nostri strateghi lo sapevano benissimo".
Link (Agenzia di informazione Regnum, in russo).

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Secondo Mike Whitney (che cita le recentissime esternazioni di Brzezinski) a Putin è stata tesa una trappola che servirebbe a trascinare la Russia in un conflitto infinito per prosciugare le sue risorse, diminuire il suo prestigio sulla scena globale, indebolire la sua influenza nella regione, rafforzare le alleanze tra Europa e America e distogliere l'attenzione dalla campagna nel Golfo. Gli artefici di questa trappola sarebbero lo stesso Brzezinski, Holbrooke e la Albright, gente che sa manipolare i mezzi di informazione e i canali diplomatici ai propri fini.
Perché questa squadra di "imperialisti machiavellici" (che, incidentalmente, si è schierata con Obama) è così interessata a demonizzare Putin e a minacciare la Russia di "ostracismo, isolamento e sanzioni economiche?" Qual è il crimine di Putin.
Il crimine di Putin, secondo Whitney, è tutto espresso nel discorso di Monaco, una sfida al "sistema internazionale" di Brzezinski e al mondo delle corporazioni e delle banche dell'oligarchia occidentale.
Dunque, conclude Whitney: "L'Ossezia del Sud era una trappola e Putin ha abboccato. Sfortunatamente per Bush lo scaltro primo ministro russo è molto più intelligente di chiunque faccia parte dell'attuale amministrazione".
[L'ora del disclaimer: a chi si occupa di Russia abbastanza da vicino non sfuggirà la tendenza alla drammatizzazione e alla personalizzazione di valutazioni come questa; Putin-lo-scaltro è la controparte (altrettanto semplificata) di Putin-demonio-che-tutti-amano-odiare. La realtà del potere russo è più complessa, intricata e, perché no, ambigua. Comunque tutto questo serve da buon ripasso sulla cricca Brzezinski].

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Galleria fotografica di RIA Novosti: Tskhinvali dopo la guerra.
[Lapsus: avevo scritto RAI Novosti, quella esiste solo nei miei sogni. Fortuna che mi tenete d'occhio, grazie B.!]

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Carlo Benedetti su Altrenotizie.org:
"Casa Bianca Pentagono e Cia utilizzano in queste ore i loro canali per attaccare la Russia e stravolgere la realtà dei fatti. L’obiettivo è di mettere sotto accusa il Cremlino di Putin e Medvedev sostenendo che è stata Mosca ad attaccare in Ossezia e che, quindi, resta “la Russia di sempre”, erede dei metodi sovietici. La posizione americana trova subito utili laudatores anche nella stampa di casa nostra che si affrettano a scrivere che 'Mosca ha una voglia matta di “rivedere la pesante eredità della sconfitta patita nella Guerra fredda'. Non c’è nessun tentativo reale di comprendere il conflitto nelle diverse rappresentazioni geopolitiche e geoeconomiche. Siamo di nuovo al clima maccartista, ai diktat di Foster Dulles. Si spinge volutamente indietro la ruota della storia presentando il leader georgiano come un politico sì dalle chiare inclinazioni autoritarie, che tuttavia gode di una certa popolarità e ha ottenuto buoni risultati nel ristabilire l'ordine e la stabilità nel Paese dopo il periodo di Scevardnadze. La Georgia viene quindi presentata da vari media occidentali come una democrazia che sotto diversi aspetti si può considerare incompleta, ma pur sempre accettabile.

Comunque sia la propaganda non può nascondere la verità. Nell’Ossezia del Sud ci sono oltre 2000 ossetini e russi uccisi e trucidati da un esercito comandato da Michail Saakasvili, il presidente-Quisling filoamericano e filo-Nato. Ci sono migliaia di abitazioni distrutte, ospedali rasi al suolo, scuole sventrate dai missili georgiani tutti regolarmente 'made in Usa' o in Israele. Bush, quindi, può essere contento per gli investimenti fatti nel Caucaso e il miliardario Soros (che a partire dal 1979 ha distribuito 3 milioni di dollari l'anno a movimenti di dissidenti dell’Est utilizzando come copertura il suo Open Society Institute) può promuovere a pieni voti il suo allievo Saakasvili e il nuovo arrivato Giga Bokeria, il 36enne leader del movimento studentesco della Georgia denominato 'Kmara!' (Basta!) che è, praticamente, una filiale della Cia americana nell’intero Caucaso".

***

Chris Floyd critica la decisione americana di mandare le forze armate in "missione umanitaria" in una delle zone più instabili del mondo e si rifà all'articolo di Robert Scheer su Stratfor (che abbiamo citato ieri) per sottolineare il possibile ruolo del lobbista Randy Scheunemann, consigliere di McCain e fautore dell'invasione dell'Iraq.
Insomma, secondo Floyd qui ci sarebbe di mezzo una profezia autoavverantesi dei neoconservatori, per cui la Russia si trasforma in un nemico in espansione e Putin è il nuovo Stalin.
E Obama?
Il candidato democratico si è allineato con McCain, Butt-Thumper, Dick Cheney, Bill Kristol e tutta la cricca di guerrafondai dichiarando il proprio appoggio all'ingresso della Georgia nella NATO (ma immaginiamo solo cosa sarebbe successo se la Georgia ne avesse già fatto parte).
Con "progressisti" come questi, conclude Floyd, chi ha bisogno del Project for a New American Century?

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Questo non è il 1968? Condoleezza Rice, la commediante
"Questa è probabilmente la cosa più divertente che ho sentito negli ultimi tempi. Condoleezza Rice alla BBC a proposito dell'invasione russa della Georgia:

Non è il 1968, quando la Russia poteva invadere un paese, occupare una capitale, rovesciare un governo e farla franca.

Cavoli, Rice, non è ESATTAMENTE quello che hanno fatto gli Stati Uniti in Iraq? E a Panama?

***

Da questo articolo di Brendan Cooney per Counterpunch sulla delusione e le speranze infrante dei georgiani:

"Pyotr Bezhov, in fuga dalle violenze, ha detto a un giornalista del New York Times: 'Il problemi più grosso qui siete voi, il vostro paese. Avete detto che i sovietici erano un impero malvagio, ma siete voi l'impero'.
Le truppe in ritirata non parlavano tanto della brutalità dei russi come ci si poteva aspettare ma del tradimento degli americani.
'Negli ultimi anni ho vissuto in una società democratica", ha detto al New York Times il maggiore Georgi, un soldato georgiano in ritirata. 'Ero felice. E adesso l'America e l'Europa ci sputano addosso'. 'Dove sono i nostri amici?' ha chiesto un altro soldato esausto.
La Georgia amava gli Stati Uniti. La strada dall'aeroporto si chiama George W. Bush Street.
[...]
Alla ricerca disperata di alleati per la loro tremenda guerra, gli Stati Uniti hanno addestrato le forze georgiane e sono diventati i loro migliori amici. Dopo la Gran Bretagna, la Georgia è il paese che ha mandato il contingente più numeroso in Iraq. Forse i georgiani sono stati pazzi a pensare che gli Stati Uniti avrebbero messo i muscoli dove c'erano solo parole, ma ci hanno creduto.
[...]
Questa settimana Bush ha detto che l'offensiva russa era 'inaccettabile nel XXI secolo'. Bush ha un calendario diverso dal nostro? In quale secolo è avvenuta, la sua invasione? In che senso inaccettabile? Perché non è stata abbastanza cruenta, o l'occupazione non è stata completata? Perché Putin non ha ancora impiccato il presidente georgiano per i suoi presunti crimini?"

***

Saakashvili sta perdendo la guerra dei media? È quello che si chiede Janet McBride sul blog di Reuters. Fin dall'inizio della controffensiva russa, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili è stato onnipresente nei mezzi di informazione occidentali. È apparso su CBS, CNN, BBC e praticamente tutte gli altri canali televisivi in lingua inglese per accusare la Russia di aver invaso la Georgia, di voler attaccare la capitale e di progettare il suo rovesciamento. L'11 agosto, in un corsivo apparso sul Wall Street Journal, ha ammonito che la caduta della Georgia sarebbe stata la caduta dell'Occidente.
All'inizio del conflitto il verdetto è stato univoco: Saakashvili stava vincendo a man bassa la guerra dei media.
Ma la tendenza si sta invertendo, e le cose a quanto pare si stanno mettendo male per Saakashvili, mentre i russi stanno cominciando a destreggiarsi meglio nei rapporti con i media. Perfino gli Stati Uniti hanno messo un freno al presidente georgiano, smentendo la sua affermazione a proposito del controllo americano di porti e aeroporti della Georgia.
Dunque la ben oliata macchina propagandistica di Saakashvili gli si sta rivoltando contro? Sta perdendo la simpatia internazionale?"

Da un commento di Saker, che ha ripreso il post:
"Saakashvili non è perfetto per screditare completamente la sola idea di essere alleati con gli USA? Non è la prova vivente che Zio Sam non è in grado di salvarti la pelle quando le cose si mettono male? Saakashvili non è un testimonial perfetto per il concetto che la gente se ne deve stare LONTANA da qualsiasi alleanza con l'Impero?
Se la risposta è 'sì', forse i russi potrebbero voler lasciare Saakashvili al potere ancora per un po'".

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Saakashvili nega che Israele abbia interrotto le forniture militari, scrive Haaretz. E poi specifica che ben due ministri georgiani (quello della Difesa e quello della Reintegrazione) sono israeliani e si occupano entrambi della guerra, e ciò significa "che la guerra o la pace in Georgia sono nelle mani di ebrei israeliani".
"Yakobashvili di fatto non è cittadino israeliano. Le dichiarazioni di Saakashvili fanno parte del tentativo del suo governo di trascinare altri paesi nella sua guerra contro la Russia", commenta il quotidiano israeliano.
Sempre per quanto riguarda le forniture israeliane, secondo Peter Hirshberg la pubblicità data alle transazioni dalla guerra potrebbe essere un danno per Israele, dal momento che la Russia potrebbe, per ritorsione, aumentare le vendite di armi a Siria e Iran (l'articolo cita la vendita di un sistema missilistico s300 all'Iran, di cui si discuteva da tempo, e che potrebbe andare a buon fine visti i recenti avvenimenti). Inoltre gli israeliani temono anche un possibile maggiore riavvicinamento tra Iran e Russia (articolo del Jerusalem Post).

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Secondo Jonathan Steele non di guerra per gli oleodotti si tratta, ma di attacco contro l'influenza russa.

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Arkadij Babčenko, corrispondente di guerra, si è aggregato alle truppe russe e le ha seguite a Džava, a Tskhinvali, ha assistito all'assalto di Zemo-Nikozi [villaggio a sud della capitale Tskhinvali], ha seguito il battaglione ceceno "Vostok" verso Gori ed è ritornato in elicottero con i feriti. Ha scattato 89 fotografie nella zona del conflitto.
[Attenzione, alcune immagini possono ovviamente turbare].
Link, qui. Il caricamento è abbastanza rapido.

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Da Lenin's Tomb:

"Ecco John 'Reich centenario' McCain:
Voglio dialogare con i russi. Voglio che lascino il più rapidamente possibile il territorio georgiano. E ho a cuore le buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia. Ma nel ventunesimo secolo le nazioni non invadono altre nazioni.
Stai zitto, McCain. Stai solo zitto".

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Wednesday, August 13, 2008

I link di oggi

Si comincia anche oggi con Benedetti: Ossezia: muore anche la verità.

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Punto di vista georgiano espresso dal giornalista Oleg Panfilov (del Centro per il giornalismo in situazioni estreme) sul suo blog, da Tbilisi:
"Oggi è stata la giornata dell'emozione.
Prima, una grande manifestazione nel centro di Tbilisi e gente che piangeva durante il discorso di Saakashvili. Poi una giornata di attesa, mentre i politici discutevano ed esprimevano le loro idee sulla Georgia e i suoi rapporti con la Russia.
E infine l'uscita della Georgia dalla Comunità degli Stati Indipendenti. Per ora sotto forma di dichiarazione politica, ma tra qualche giorno la Russia si trasformerà automaticamente in una forza d'occupazione non solo formalmente, ma anche dal punto di vista legale, perché perderà lo status di 'peacekeeper' per conto della CSI. E poi, conformemente a tutte le leggi internazionali, la presenza di truppe russe sul territorio dell'Ossezia del Sud e dell'Abchazia potrà essere riconosciuta come illegale.
In altre parole, un'altra avventura militare è finita in nulla.
Non so quali pensieri possano essere passati per la testa dei capi militari russi (sempre che di pensieri si possa parlare), ma la Georgia è riuscita a resistere e ha evitato di tornare a essere lo stato che era ai tempi sovietici, e cioè una 'grande kebabberia' per la nomenclatura russa.
Se analizziamo quello che è successo, troveremo molti argomenti a favore sia della Georgia, sia dei metodi imperiali del Cremlino. Una cosa è chiara, però: la Georgia non cambierà. Negli ultimi cinque anni ha assaggiato la libertà e la democrazia, anche se questo a molti non è piaciuto.
Adesso spetta agli altri resti dell'impero sovietico decidere se continuare a vivere come prima o imparare dalla Georgia.
Domani sarà un'altra giornata di attesa".

Dai commenti a questo post:
"La Georgia ha perso l'Ossezia del Sud e l'Abchazia. Spentasi l'euforia si ritornerà al grigiore quotidiano: senza rimesse di denaro [dai parenti] di Mosca, senza collegamenti via mare e via aerea [con la Russia], con le banche senza lavoro. E allora le dimensioni della catastrofe supereranno quelle della folla ingenua ed eccitata di quella manifestazione.
Questa guerra non ha giusti né colpevoli, vincitori né perdenti. Ma c'è la colpa, un senso schiacciante di colpa davanti ai morti".

"Oleg, purtroppo lei si sbaglia.

1) I paesi della NATO e gli alleati in generale non intendono farsi coinvolgere in una guerra con la Russia, e se accadrà di nuovo sarà controproducente per tutti.

2) L'Abchazia e l'Ossezia del Sud non faranno più parte della Georgia, neanche come regioni autonome: è molto probabile che la Russia riconosca la loro indipendenza.

3) Se verrà dimostrato che i civili di Tskhinvali sono morti per l'uso di sistemi lanciarazzi multipli Grad, Saakashvili non avrà proprio la possibilità di aderire a niente.

E comunque, Oleg, lei sta facendo propaganda. I blog vengono letti per avere un'idea di quello che succede sul campo. Quando racconta che hanno bombardato l'oleodotto, citi cortesemente le fonti. Perché poi, quando si legge da fonti più o meno indipendenti che i gestori dell'oleodotto smentiscono la notizia, è ben triste trovare conferma che le sue fonti mancano di obiettività".

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Dichiarazione del Comitato di Pace Georgiano: protesta contro la militarizzazione (con l'aiuto statunitense) del paese, solidarietà alle vittime ossete, denuncia del regime di Saakashvili.

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Piano di pace russo-francese, la Georgia chiede l'"aiuto militare" della NATO (in particolare per sostituire i sistemi radar andati distrutti nell'attacco russo).

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Dal blog di Antiwar.com:
"Esiste o è mai esistito un governo più ipocrita di quello statunitense? Gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione l'ipotesi di punire la Russia per le operazioni militari in Georgia cancellando la propria partecipazione alle annuali esercitazioni navali Russia-NATO. [...] il Segretario di Stato Condoleezza Rice insiste che 'i russi devono bloccare le operazioni militari come hanno apparentemente promesso, ma quelle operazioni devono assolutamente fermarsi perché bisogna ristabilire la calma'.
Be', che ne dicono gli Stati Uniti di interrompere le operazioni militari in Iraq per permettere di ristabilire la calma? La semplice idea che il governo degli Stati Uniti voglia dare lezioni alla Russia sulle operazioni militari in Georgia è ridicola. Zio Sam non si vergogna del genocidio scatenato dal suo esercito in Iraq?"

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The Independent Institute si interroga sui Semi di una nuova guerra fredda (decisamente nessuna tenerezza per la Russia, ma si sofferma sulla responsabilità degli Stati Uniti e sulla vera consistenza della "democrazia" georgiana).

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La guerra russo-georgiana e l'equilibrio dei poteri, di George Friedman su Stratfor:
"L'invasone russa della Georgia non ha cambiato l'equilibrio dei poteri in Eurasia. Ha semplicemente annunciato che quell'equilibrio si era già spostato. Gli Stati Uniti devono occuparsi delle guerre in Iraq e Afghanistan, del conflitto potenziale con l'Iran e di una situazione destabilizzante in Pakistan. Non hanno una riserva di forze strategiche di terra e non sono in grado di intervenire sulla periferia russa. Questo ha permesso ai russi di riaffermare la loro influenza nella sfera ex-sovietica. [...] L'invasione non ha spostato l'equilibrio dei poteri. Questo equilibrio era già cambiato, e stava ai russi scegliere quando farlo capire pubblicamente. Lo hanno fatto l'8 agosto".
Friedman si chiede poi quello che ci siamo probabilmente chiesti tutti: perché i georgiani hanno deciso di invadere l'Ossezia del Sud. Innanzitutto è difficile non pensare a una forma di coinvolgimento degli Stati Uniti, che almeno dovevano essere al corrente delle intenzioni georgiane. Ma come hanno fatto gli Stati Uniti a non capire che Mosca avrebbe reagito?
Due sono le ipotesi:
1. un fallimento totale dell'intelligence;
2. una visione della Russia ancora ferma agli anni Novanta, con un esercito a pezzi e un governo in piena paralisi, una Russia che non faceva mosse decisive al di fuori dei propri confini dalla guerra sovietica in Afghanistan.
Ma la Russia nel frattempo è cambiata.
Per capire la mentalità russa secondo Friedman bisogna avere presenti due fatti: la rivoluzione arancione in Ucraina (che Mosca considera orchestrata dalla CIA per attirare l'Ucraina nella NATO e accerchiare la Russia) e la decisione dell'Europa e degli Stati Uniti di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, che la Russia ha visto come una violazione del principio europeo del secondo dopoguerra sull'inalterabilità dei confini nazionali al fine di prevenire i conflitti.
Infine Friedman si sofferma sul conflitto come dimostrazione del ritorno della Russia allo status di grande potenza, processo che è in atto da anni.
"La guerra è stata tutt'altro che una sorpresa; era nell'aria da mesi. Ma le basi geopolitiche della guerra si stavano formando dal 1992. La Russia è stata un impero per secoli. Gli ultimi 15 anni non erano la nuova realtà, ma una semplice aberrazione non ancora corretta. E ora è stata corretta", conclude.

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"La 'democrazia del libero mercato' georgiana esiste nello stesso universo parallelo delle 'armi di distruzione di massa' e dell'Uomo di Piltdown, ma non troverete molti altri mezzi di informazione disposti a dirvelo": Justin Raimondo strapazza un po' Bill Kristol, Saakashvili e il mito della Georgia democratica.

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Da Sean's Russia Blog, mai tenero con il Cremlino, sempre obiettivo e informato:
"Dmitrij Medvedev ha così annunciato il termine di quella che ha definito 'operazione per costringere le autorità georgiane alla pace', mettendo ufficialmente fine a cinque giorni di combattimenti. I combattimenti non si sono del tutto fermati, e non sorprende. Le macchine da guerra si mettono in moto facilmente ma sono difficili da spegnere.

Il bilancio finale (preliminare)? La Russia dichiara circa 2000 civili uccisi dalle forze georgiane; 18 soldati morti e 52 feriti. La Russia ha impiegato 9000 soldati e 350 veicoli armati. I georgiani dichiarano 150 morti e centinaia di feriti. Robert Guliye, il sindato di Tskhinvali, riferisce che il 70% degli edifici della città è stato danneggiato o distrutto. Dei 30.000 abitanti ne è rimasta solo la metà. Per ora non ci sono dati sulla quantità di armi e munizioni impiegati nel conflitto.

Grande giorno per Dima. La sua prima vittoria militare da presidente. Come, niente tuta di volo, niente bandiera, niente slogan? Ma di certo riuscirà a tirar fuori un po' di capitale politico da tutto questo?

Sono certo che lo farà, appena uscito dall'ombra politica di Putin. Putin, almeno per la stampa occidentale, è stato il volto della guerra, il piccolo demone cattivo che tutti amano odiare. Un titolo del NY Times dice già tutto: 'Russia, and Putin, Assert Authority' ('La Russia e Putin affermano la loro autorità'). Come giunge a questa sorprendente conclusione, il Times? Be', usa una nuova teoria per comprendere la politica russa: 'La teoria delle maniche arrotolate'.

Ultimamente Putin è apparso alla televisione con le maniche arrotolate, mescolandosi ai profughi al confine con l'Ossezia del Sud: l'immagine dell'uomo d'azione.
All'opposto, Medvedev viene mostrato seduto alla sua scrivania a Mosca, mentre impartisce gli ordini di rito al ministro della difesa.

Putin è un duro, Medvedev un burocrate seduto dietro a una scrivania. Mentre Putin parla schiettamente con Bush a Pechino, Medvedev fa una crociera sul Volga. Viene da chiedersi se la continua insistenza su Putin della stampa occidentale sia davvero dovuta al fatto che è al potere o se Putin sia al potere proprio perché è diventato il perfetto cattivo, una specie di action figure dell''Uomo d'Azione'. A quanto pare la risposta per il NY Times sta tutta nelle maniche arrotolate.

Un altro modo di vedere la diarchia è chiedersi se l'equilibrio conti poi così tanto. Chiaramente ciascuno ha il suo ruolo, e Dima, con il suo sorriso dolce e l'aspetto da ragazzino, non ha (ancora) l'immagine giusta per ricevere la condanna internazionale. Ma c'è Putin. Metterlo di fronte alle telecamere è stata un'ottima mossa. Sono sicuro che i russi sapessero dall'inizio che si sarebbero presi la colpa di tutto comunque. E allora perché rischiare il nuovo presidente? Dima è troppo fine e sensibile per meritarselo. Putin se ne frega di Bush e Cheney, figuriamoci di McCain e Obama. Fondamentalmente la posizione di Putin di fronte a tanto clamore è “queste cose risparmiatele per quelli che ci badano”.

Si può davvero biasimare i russi? La macchina propagandistica anti-russa è entrata a pieno regime da subito, come se i dibattiti, i video, le interviste e i commenti fossero già pronti. La propaganda nera era già assemblata. La Reuters e altre agenzie hanno usato foto manipolate. Adesso la CNN è accusata di aver usato immagini di carri armati ed edifici distrutti a Tskhinvali dicendo che si trattava di Gori. Le voci e la propaganda georgiana sui movimenti dei russi sono stati creduti acriticamente (perfino da me). L'invenzione è diventata realtà.

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Information Dissemination offre la sua analisi diplomatico-militare che vede gli Stati Uniti estromessi dal gioco mentre l'Unione Europea riporta una vittoria diplomatica, e individua la strategia russa basata sul "divide et impera":

"All'inizio del conflitto Putin e Bush si sono parlati in Cina, prima che Putin volasse al fronte per diventare il volto del conflitto. Alcuni hanno descritto il rapporto Medvedev-Putin in questo conflitto come “poliziotto buono/poliziotto cattivo". Crediamo che questa interpretazione sia valida, ma non nel senso convenzionale. Vediamo Medvedev come il poliziotto buono per l'Europa e Putin come il poliziotto cattivo per gli Stati Uniti.

Basandoci sulle mosse di Bush dopo l'incontro con Putin (restare in Cina) e le sue non-mosse (non fare quasi nulla per la Georgia), possiamo concludere che la Russia ha essenzialmente ricevuto il via libera per conseguire tutti i suoi obiettivi. Qui non esistono successi parziali.

L'obiettivo della Russia fin dall'inizio è stato assicurare gli interessi russi per l'Ossezia del Sud e l'Anchazia. Possiamo supporre, basandoci sulla conferenza stampa di Bush alla Casa Bianca, che Bush si aspettava che la Russia si limitasse a riempire quelle regioni di truppe e basta. Possiamo anche ipotizzare che l'amministrazione non credesse che gli obiettivi tattici della Russia comprendessero Senaki, Zugdidi, Gori e Poti".

Date queste premesse, perché la Russia è passata ad altri obiettivi tattici? Perché si è posizionata nei pressi delle città e si è fermata, ha creato linee difensive e non ha occupato le città? Sembra che che la Russia abbia posizionato le sue forze proprio dove voleva, per essere in grado di colpire le città georgiane se le sue condizioni (tra le quali la legittimazione dell'azione militare russa) non saranno soddisfatte.

"La Russia a questo punto ha solo bisogno di un mediatore. E arriva la Francia. Ecco cosa scriveva ieri la stampa russa:

Gli Stati Uniti non sono adatti al ruolo di mediatori nella risoluzione del conflitto tra Georgia e Ossezia. La dichiarazione è stata fatta dal ministro francese degli Affari Europei ed Esteri Bernard Kouchner.

Secondo Kouchner's opinion gli Stati Uniti fanno attualmente parte del conflitto, giacché sono presenti in Georgia ed equipaggiano il suo esercito.

È una coincidenza che il poliziotto buono Medvedev abbia ricevuto Sarkozy e abbia elaborato un cessate il fuoco? Ci aspettiamo che la Francia proponga una risoluzione del conflitto che affidi la Georgia all'Unione Europea. Questo assicurerà a Germania e Francia che la Georgia non entri mai nella NATO e darà all'Unione Europa una vittoria pubblica sul terreno della politica estera e della diplomazia. La Russia ha le nuove province, riceve legittimazione per la sua azione militare, e la Georgia riesce a sopravvivere, probabilmente senza cambio di regime anche se le prossime elezioni potrebbero punire Saakashvili".

E gli Stati Uniti? "Gli Stati Uniti hanno dimostrato di non essere fondamentali, e probabilmente questa situazione adesso non è destinata a cambiare".

"Nel XXI secolo le superpotenze pagano un costo molto alto per le proprie azioni, ma è anche vero che il costo è molto alto anche per l'inazione. Quando Bush ha escluso l'ipotesi dell'intervento militare, anche se non l'avrebbe mai usata neanche in un milione di anni, la Georgia è stata spacciata. Da allora la Russia non si è più preoccupata degli Stati Uniti. L'amministrazione Bush ha giocato a poker con Putin, ma ha fatto vedere le carte. Questo tipo di gioco avrà delle conseguenze.

Quando parliamo di strategia 'divide ed impera' della Russia capite senz'altro che non ci riferiamo alla Georgia. La Russia userà questo incidente per dividere l'Europa e gli Stati Uniti, e l'inazione americana produrrà umiliazione. La strategia d'uscita della Russia prevede che l'Europa butti a mare gli Stati Uniti per garantire la sopravvivenza della Georgia. Al tavolo diplomatico ci sono la Russia e la Francia, cosa vi aspettavate? In quella stanza gli interessi degli Stati Uniti stanno all'ultimo posto".

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"Adesso questa è probabilmente l'area più instabile del pianeta, perché gli Stati Uniti e l'amministrazione Bush hanno cercato strenuamente di far entrare nella NATO la Repubblica della Georgia, ripeteranno il tentativo il prossimo dicembre chiedendo l'ammissione di Georgia e Ucraina, e la Russia ha messo in chiaro che si tratterebbe di una minaccia alla sua sicurezza nazionale e alla sua sovranità. Teniamo poi conto del fatto che gli Stati Uniti continuano a voler installare in Polonia e Repubblica Ceca missili che potenzialmente possono essere missili nucleari, e che ciò li metterebbe in grado di colpire per primi, costringendo la Russia a mettersi in ginocchio e a chiedere la resa... La Russia lo sa, Washington lo sa, non viene detto all'opinione pubblica americana né a quella europea ma è questa la posta in gioco in Georgia".
F. William Engdal, The Geopolitics of Georgia (video).

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E se la "sorpresa di ottobre", cioè la mossa che porterà i repubblicani alla Casa Bianca, fosse stata anticipata ad agosto? Se fosse la piccola Georgia?
È l'ipotesi di Robert Scheer, che ricorda il ruolo di un certo Randy Scheunemann, per quattro anni lobbysta sul libro paga del governo georgiano divenuto consigliere per la politica estera di John McCain (e noto come uno dei neoconservatori che hanno orchestrato l'intervento in Iraq quando dirigeva il Project for a New American Century).

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World Socialist Website: Le mosse strategiche russe per contrastare gli USA in futuro: rafforzamento militare e alleanza con la Cina.

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Altra analisi dal World Socialist Website: seguendo l'orientamento prevalente della sinistra socialista britannica non è per niente tenera con la Russia ("non c'è niente di progressista nell'intervento militare della Russia in Georgia. L'élite di governo russa persegue i propri obiettivi predatori nel Caucaso, regione dominata per due secoli da Mosca prima del crollo dell'Unione Sovieticanel 1991"), ma trova le responsabilità della guerra nella politica statunitense, che favorendo un'informazione non obiettiva ha cercato di scatenare sentimenti antirussi e guadagnare il consenso dell'opinione pubblica con il fine ultimo di imporre la propria egemonia sul Caucaso").

[continua]

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Tuesday, August 12, 2008

I link di oggi

L'Ossezia e la Georgia nel grande gioco tra Mosca e Washington nell'articolo di Carlo Benedetti su Altrenotizie.org.

E Giuseppe Iannello per Megachip sulla guerra mediatica.

Di guerra e media (e molto altro) si occupa anche Poganka.

Sempre a proposito di informazione, Der Spielfechter sottolinea la confusione giornalistica, l'assenza di giornalisti sul campo e di resoconti di prima mano e l'impossibilità o incapacità di valutare l'attendibilità delle fonti (siano esse russe o georgiane). I servizi dei media tedeschi sulla guerra nel Caucaso, dice, sono ambigui: mentre il lavoro delle agenzie di stampa è generalmente molto buono (e, come ci segnala Stefano di Poganka, la tv tedesca con i suoi reporter in loco sta raccontando bene i risultati dell'attacco georgiano), il giornalisti e i commentatori di spicco hanno mostrato la tendenza a basarsi su notizie non verificate e su fonti che potevano essere meramente propagandistiche. È ciò che è successo con il presunto bombardamento dell'oleodotto BTC, notizia falsa e subito smentita dalla BP ma riportata e commentata, tra gli altri, dal capo redattore degli esteri della Süddeutsche Zeitung Stefan Kornelius. (È facile capire l'impatto di queste voci, dato che per l'Occidente Russia è sinonimo di "energia" e colpire un oleodotto significa danneggiare non solo gli interessi della Georgia ma dell'economia internazionale). Seguono altri esempi di articoli basati su dichiarazioni governative ma privi di fonti, di fotografie e di testimonianze (i bombardamenti a Poti, le varie richieste di cessate il fuoco, la posizione e i movimenti delle truppe).
Si chiude con una piccola perla della TAZ, che in un'intervista a Cohn-Bendit dice (per ben due volte) che la Russia ha pianificato l'attacco durante la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici. Russia? Georgia. Ops.

Passando ad altro, credo che Saakashvili ieri abbia battuto un bel record: chiedere aiuto nel giro di pochi giorni prima alla NATO e poi alla Cina. Non sono cose che si vedono tutti i giorni.

The 8th Circle confronta le posizioni dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti sulla guerra tra Georgia e Russia per scoprire che sono più o meno le stesse, con un Obama più generico e un McCain più disposto ad approfondire le eventuali azioni concrete.

Un po' Casino Royal, un po' Signor Burns, ma a quando pare ci si può fidare a mandarlo in giro: Ivanov alla CNN (video YouTube).

"Lo scontro tra Russia e Georgia sull'Ossezia del Sud, che si è intensificato drammaticamente ieri, ha più in comune con la guerra delle Falklands del 1982 che con una crisi da guerra fredda. Quando la giunta argentina si crogiolava nel pubblico consenso per essersi ripresa in modo incruento le Malvinas, Henry Kissinger predisse la reazione ampiamente inaspettata della Gran Bretagna commentando: 'Nessuna grande potenza si ritira per sempre'. Forse oggi la Russia ha interrotto la lunga ritirata verso Mosca che era cominciata con Gorbačëv".
Marc Almond, professore di storia all'Oriel College di Oxford, sul Guardian.

Anche Craig Murray fa la sua analisi, adottando una visione fondamentalmente antirussa (sostiene che la Germania è uno stato cliente della Russia, che le "rivoluzioni colorate" in fin dei conti hanno significato un miglioramento delle condizioni di vita delle persone che vivono nei paesi in cui sono avvenute, e che il nazionalismo russo è il maggiore pericolo per l'Europa), finisce ricordando che se ci si trova nella situazione di avere una Russia aggressiva alle porte il "merito" è della politica di accerchiamento statunitense.

Intanto gli Stati Uniti continuano a fornire armi alla Georgia, secondo il giornale israeliano Maariv.

Israele invece avrebbe deciso di smettere dopo le rimostranze di Mosca.

In Georgia, secondo round copydude si interroga sul futuro di Saakashvili:
"Finora gli Stati Uniti sono stati lieti di appoggiare l'uomo che avevano contribuito a mettere lì. Saakashvili, che ha studiato negli Stati Uniti, condivide la concezione flessibile di 'libertà' di Bush. All'interno del suo paese, Saakashvili ha fatto fuori un po' di queste libertà, togliendo diritti ai lavoratori e chiudendo i mezzi di informazione indipendenti (e perfino un canale televisivo). In perfetto stile da repubblica delle banane, i suoi successi sono un grosso esercito e i centri commerciali. Ma la disfatta in Ossezia del Sud potrebbe mettere in forse il sostegno di cui godeva. Un effetto a lungo termine già è noto: gli investitori si sono spaventati. Un amministratore delegato estone valuta che la guerra terrà lontani gli investitori per dieci anni. Il Jerusalem Post dice più o meno lo stesso a proposito degli imprenditori israeliani nel ramo immobiliare georgiano. Fitch e Standard & Poors hanno abbassato rapidamente il rating della Georgia. Intanto gli stranieri hanno lasciato il paese e i programmi sono stati annullati.
[...]
Gli Stati Uniti di solito non si preoccupano delle vittime civili - o di quello che adorano chiamare 'danni collaterali' - ma chi nuoce agli affari rischia di trovarsi presto in una posizione indifendibile".

La Georgia esce dalla Comunità degli Stati Indipendenti, ha comunicato poco fa Saakashvili.

Basta, riconosciamolo: non sappiamo distinguere tra Tskhinvali e Gori. Questa Reuters manda in giro foto strazianti di vittime, macerie e ospedali improvvisati, foto di edifici sventrati che potrebbero essere caserme o condomini (lo stile staliniano voleva così), immagini dello stesso cadavere in camicia a scacchi e diversi gradi di disperazione, e un povero giornalista dovrebbe notare la didascalia?
Dunque non ce la possiamo prendere con quelli del Berliner Kurier che pubblicano in prima pagina una scena di desolazione (medico, vecchietto morente) sopra la quale quale campeggia un Putin dallo sguardo crudele e pensoso di uno che a colazione mangia gattini e titolano "Putin: vendetta di bombe e di sangue" (traduzione libera).
La foto Reuters si riferisce a un ospedale osseto (si verifichi dall'impeccabile drugoj).

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Quello che ci insegna la Georgia

[Intanto Medvedev ha annunciato la conclusione dell'operazione in Georgia; in attesa di un post con i link del giorno, ecco una breve analisi di Stratfor (che, lo ricordiamo, è un'agenzia privata di intelligence statunitense); un po' perché qui non ci facciamo mai mancare nulla, un po' perché è effettivamente valida anche in considerazione degli ultimi sviluppi]

Diario geopolitico: quello che ci insegna la Georgia

commento di Stratfor

La guerra tra Georgia e Russia sembra avvicinarsi a una conclusione. Domenica ci sono stati alcuni attacchi aerei della Russia contro la Georgia e ancora combattimenti in Ossezia del Sud, e i russi hanno affondato una vedetta anti-missili georgiana. Ma alla fine della giornata i r