domenica, gennaio 04, 2009

Bolton continua a fare il matto

Bolton continua a fare il matto
di Gordon Prather


All'alba del 2009 qualche buona notizia c'è. Per esempio, Bolton "il matto" non è più, ufficialmente, in grado di far partire un attacco illegale (ai sensi del diritto internazionale) dell'amministrazione Bush-Cheney contro alcuni impianti iraniani.

Tali strutture sono soggette - come imposto dal Trattato di non proliferazione delle armi nucleari - a frequenti ispezioni, in base alle quali l'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica assicura che "materiali nucleari" proibiti dal Trattato non sono stati deviati verso scopi militari.

Dopo essere tornato al suo incarico civile presso l'American Enterprise Institute, Bolton si riduce ora a cercare, ufficiosamente, di scatenare un attacco illegale (ai sensi del diritto internazionale) da parte di qualcuno - di chiunque - contro quelle strutture iraniane salvaguardate dall'AIEA.

In un lungo editoriale appena pubblicato da un compiacente Wall Street Journal, Bolton inizia sollecitando il Presidente eletto Obama a fare "pressione sulla Cina" per rimettere a posto il pasticcio nella penisola coreana.

Un pasticcio creato in gran parte da Bolton, che nel 2002 ha falsamente accusato il regime di Kim Jong-Il di essere in flagrante violazione di un accordo concluso nel 1994 dall'amministrazione Clinton-Gore e da allora controllato dall'AIEA.

Senza dubbio, l'abrogazione unilaterale da parte dell'amministrazione Bush-Cheney-Bolton di quell'accordo-quadro ha portato la Corea del Nord a ritirarsi dal Trattato di non proliferazione, a iniziare a separare chimicamente plutonio per costruzione di armi a partire dal combustibile esaurito, precedentemente messo sotto sigillo dall'AIEA, e a costruire forse una mezza dozzina di armi nucleari.

E dunque in quale paese dei balocchi ha vissuto nell'ultimo anno Bolton? La penultima cosa che Obama dovrebbe fare all'inizio del suo mandato è proprio quella di esercitare pressione sui cinesi (che hanno letteralmente in mano il futuro finanziario dell'America) per fare qualcosa, e tanto meno per rimettere a posto il pasticcio di Bolton.

Circa.

Vedete, Bolton "il matto" sollecita Obama a fare l'ultimissima cosa che dovrebbe fare: aiutare Israele, "se dovresse decidere di colpire gli impianti nucleari iraniani"!

Ricorderete che nel suo primo discorso ufficiale il Presidente Bush ha in sostanza accusato la Corea del Nord, l'Iran e l'Iraq di avere programmi clandestini di armi nucleari.
"Stati come questi, e i loro alleati terroristi, costituiscono un asse del male, una minaccia per la pace del mondo.

Non ho intenzione di stare a guardare mentre si creano situazioni di pericolo. Non ho intenzione di rimanere fermo, dal momento che il pericolo si fa sempre di più vicino. Gli Stati Uniti d'America non permetteranno che i regimi più pericolosi del mondo ci minaccino con le armi più distruttive del mondo".

Ma (in quel periodo) Corea del Nord, Iran e Iraq erano firmatari del Trattato di non proliferazione, e le loro strutture e attività erano soggette a regolari ispezioni dell'AIEA.

La missione principale dell'AIEA è quella di facilitare "il contributo dell'energia atomica alla pace, la salute e la prosperità in tutto il mondo."

Ma l'AIEA, nello svolgere della sua missione principale, "deve garantire, nei limiti delle sue possibilità" che i materiali e le attività sotto la sua "supervisione" non siano "dirottati" verso "scopi militari".

Ogni volta che gli ispettori dell'AIEA individuano una possibile "deviazione", il direttore generale ne riferisce al Consiglio dei governatori dell'AIEA. Il consiglio di amministrazione può quindi decidere, con una maggioranza dei due terzi, se la "deviazione" promuova o meno "scopi militari" e debba essere riferita al Consiglio di sicurezza dell'ONU per una possibile azione.

Dal 2003, il direttore generale dell'AIEA ha regolarmente riferito al Consiglio dei governatori dell'AIEA e al Consiglio di sicurezza che non c'erano "indicazioni" che materiali vietati dal Trattato di non proliferazione fossero stati "deviati".

Tuttavia, dopo diversi anni di sforzi concertati, Bush-Cheney-Bolton hanno ottenuto che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presumibilmente "deliberando ai sensi dell'articolo 41 del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite", "riaffermi" la sua precedente "decisione" che l'Iran "sospenda, senza ulteriore indugio:
a) tutte le attività di arricchimento e connesse all'arricchimento, comprese la ricerca e sviluppo, che dovranno essere verificate mediante l'AIEA; e

b) il lavoro a progetti connessi all'"acqua pesante", compresa la costruzione di un reattore di ricerca moderato ad acqua pesante, che dovrà anch'essa essere verificata dall'AIEA".

Il che ha indotto gli iraniani a inviare il 25 marzo 2008 una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, spiegando come gli sforzi di Bush-Cheney-Bolton non solo abbiano corrotto il Consiglio dei governatori dell'AIEA e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma minino lo statuto dell'AIEA, il Trattato di non proliferazione e la stessa Carta delle Nazioni Unite.

In particolare, l'Iran ha correttamente osservato che:
"Il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza nel programma nucleare iraniano a scopi pacifici è in pieno contrasto con le garanzie di organizzazione, statutarie e di salvaguardia che disciplinano pratiche e procedure dell'AIEA.

Inoltre, i requisiti giuridici sostanziali e procedurali che sono necessari per avviare le questioni sollevate dall'Agenzia al Consiglio di Sicurezza sono state totalmenti ignorate in questo senso.

Il Consiglio di Sicurezza non ha mai denunciato il programma iraniano come una minaccia alla pace e alla sicurezza, ai sensi dell'articolo 39 della Carta delle Nazioni Unite e, quindi, non poteva adottare le misure prese contro la Repubblica islamica dell'Iran ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite".


La lettera iraniana è stata seguita da una dichiarazione della Conferenza ministeriale del movimento dei Paesi Non Allineati, che include Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Bolivia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Oman, Pakistan, Qatar, Siria, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Venezuela, e altri, nella quale i ministri
- "ribadiscono il fondamentale e inalienabile diritto di tutti gli Stati", tra cui, nominativamente, la Repubblica islamica dell'Iran, all'uso dell'energia atomica per scopi pacifici, "senza discriminazioni"

- "riconoscono l'AIEA come unica autorità competente per la verifica dei rispettivi obblighi di sicurezza [del TNP] degli Stati membri"

- "ribadiscono l'inviolabilità delle attività nucleari pacifiche", operative o in costruzione, nei confronti di un "attacco o minaccia di attacco", fatti che "costituiscono una grave violazione del diritto internazionale, dei principi e delle finalità della Carta delle Nazioni Unite e regolamenti dell'AIEA ".

Ok, il resto del mondo su questo tema dà ragione all'Iran. Quindi, la questione è: che cosa accadrà se i paranoici israeliani attaccheranno l'Iran e "noi" saremo considerati, come esorta Bolton, quelli che lo hanno permesso?

Cercate di passare un Felice Anno Nuovo.


Fonte: Bolton's Still Bonkers

Etichette: , , ,

lunedì, ottobre 13, 2008

L'inchiesta di Maurizio Torrealta su RaiNews24

[Penso che questa inchiesta giornalistica di Maurizio Torrealta per RaiNews24, segnalata nei commenti (grazie), meriti grandissima attenzione. È corredata da una documentazione testuale e fotografica, a questi indirizzi. Per chi non può accedere al video, ecco il testo:]

L’ACCUSA DEL VETERANO
LA TERZA BOMBA NUCLEARE

- Può presentarsi?
Il mio nome è Jim Brown, sono un veterano dell'esercito americano con dieci anni d'esperienza.

- Quando è stato in Iraq?
Sono stato mandato in Arabia Saudita in appoggio alle truppe che dovevano intervenire in Iraq. Ho iniziato la mia attività il 25 settembre e ho lasciato l' Arabia Saudita il 16 di Febbraio 1991.

- Cosa è avvenuto là che non è mai stato rivelato?
I militari americani assieme ai loro alleati hanno sganciato una bomba nucleare di circa cinque chilotoni di potenza, nell'area di Basra in Iraq.

- Dove è stata usata ?
La bomba fu utilizzata tra la città di Basra e il confine con l' Iran.

- Chi l'ha sganciata?
È stata usata dai militari americani, l'arma utilizzata è una bomba nucleare da cinque chilotoni; viene anche chiamata bomba nucleare a potenza variabile.

- Che tipo di arma era ?
L' arma è essenzialmente una bomba a penetrazione ad alta efficienza, quando viene sganciata penetra all'interno dell'obbiettivo, in questo caso è penetrata all'interno del terreno ed è esplosa là dentro. Viene anche utilizzata per rendere inaccessibili certe aree. Significa in pratica che l'intera area viene irradiata di radiazioni. È anche un messaggio molto efficace se volete dire a qualcuno di stare lontano da quel posto. Viene chiamata "Bunker Buster".

La versione del veterano

di Maurizio Torrealta

Secondo l'accusa del veterano Jim Brown , durante la prima guerra del Golfo una piccola bomba nucleare di 5 chilotoni sarebbe stata fatta esplodere tra la città irachena di Basra e il confine con l'Iran. Se cosi fosse stato, si sarebbe trattato della terza bomba nucleare usata durante un conflitto dopo quelle di Hiroshima e Nagasaki.

Una bomba nucleare di 5 Chilotoni è una bomba relativamente piccola, più piccola di quella di Hiroshima che era di 16 Chilotoni, e di quella di Nagasaki che era di 22. Gli effetti della radioattività, però, sono ugualmente terribili.

Siamo venuti a conoscenza della testimonianza di Jim Brown grazie a Willam Thomas, un giornalista canadese che ha molto lavorato con i veterani dell'Esercito americano e ci ha messo in contatto con lui.

JIM BROWN
-Non ha paura di parlare di queste cose?
Bisogna capire cosa è la paura. C'è un punto in cui devi dire: basta, e quando superi quella linea non hai molto compagnia accanto a te, o lo fai o non lo fai, quando ero nei militari ho alzato la mano destra ed ho fatto un giuramento ed ho detto "questo è quello che io difenderò".

Chi è Jim Brown?

Nato nel 1965, entra nell' esercito a 22 anni e diventa ingegnere meccanico nella decima divisione montana di Fort Drum. Partecipa a Desert Storm in Arabia Saudita dal 25 settembre del 1990 al 16 Febbraio 1991, rientra per problemi familiari e comincia ad accusare strani disturbi. Come altri veterani inizia una lunga battaglia perché la sua malattia venga riconosciuta. Si ammala, a suo dire, a causa di un vaccino contro l' antrace che gli è stato iniettato in Arabia Saudita. Nel 1997 viene ripreso ufficialmente per alcuni contrasti e degradato da Ingegnere di Livello 4 ad ingegnere di 3 livello. L'abbassamento di livello non gli permette di svolgere le mansioni delle quali è incaricato e quindi viene congedato, ma con onore. La sua attività nell' organizzazione dei veterani dell'esercito americano lo ha gia portato a essere citato dalla grande stampa, come in questo articolo del 2003 sul New York Times e a essere ascoltato dal Comitato di Consulenza della Presidenza degli Stati Uniti sulle malattie dei Veterani della Guerra del Golfo.

Di ritorno da Desert Storm fonda l'Organizzazione di Veterani Gulf Watch Intelligent Networking Sistem. Jim Brown parla per la prima volta dell'uso di una piccola bomba nucleare sotto pseudonimo nel sito del giornalista canadese Thomas William. Questa è invece la prima intervista televisiva di Jim Brown sull'argomento.

- Perché è stata usata?
La spiegazione migliore che sono stato in grado di verificare fino ad ora è che è stata usata per mandare un messaggio a Sadam che eravamo determinati a finire questa guerra e vincere il conflitto.

Ma quali sono i riscontri al suo racconto? Abbiamo controllato se nella banca dati online del Centro Sismologico Internazionale, nell'area intorno alla citta di Basra in Iraq, era stato registrato un evento sismico della stessa forza di 5 chilotoni, 5 chilotoni corrispondono ad una magnitudo di circa 4,2 nella scala Richter.

Abbiamo trovato che l'unico evento sismico avvenuto durante i 43 giorni di Desert Storm è stato un evento di magnitudo 4,2 scala Richther ed è stato registrato proprio nella zona descritta da Jim Brown tra la città di Basra e il confine con l'Iran.
È catalogato con il numero 342793 ed è avvenuto il 27 di Febbraio del 1991, proprio l'ultimo giorno del conflitto, alle ore 13:39. Il fenomeno è stato registrato da 9 centri sismici, 2 in Iran, 4 in Nepal, uno in Canada, uno in Svezia e uno in Norvegia; questi ultimi due hanno anche misurato l'intensità dell'esplosione di circa Magnitudo 4, 2. La sua profondità viene collocata nel primo livello superficiale che va da 0 a 33 km.

Ulteriori informazioni possono essere fornite dall’analisi delle onde sismiche registrate dalle stazioni nei diversi Paesi, ma data la vastità del lavoro chiediamo agli organismi internazionali che svolgono il monitoraggio antinucleare e ai centri sismici nazionali coinvolti di aiutarci nella raccolta di elementi certi e dirimenti per capire se sia trattato di una esplosione o di un terremoto.

Ma in che contesto storico e politico un'arma come quella di cui ci parla il veterano avrebbe potuto essere utilizzata durante "desert sorm"? rileggiamo la sequenza dei fatti:

il 2 agosto 1990 Saddam Hussei invade il Kuwait
il 16 gennaio 1991 Il Presidente George Bush annuncia al mondo che è inizata "Desert Storm", la più grande opeazione bellica dopo il 1948, 28 paesi intervengono a fianco degli Usa.

Ma come avrebbe reagito il mondo islamico?

Dichiarazione di James Baker
Noi vogliamo creare le basi che ci mettano nella posizione di avere una credibile opzione per l’uso della forza (nucleare) che è molto differente da dire che il Presidente abbia preso la decisione di muoversi in quella direzione, noi vorremo che fosse un segnale molto chiaro, - e lo è, molto chiaro - e indiscutibile che quando il Presidente dice che non vuole escludere la possibilità non l' abbiamo esclusa come opzione ma la riteniamo una credibile opzione.

Se Saddam avesse utilizzato armi chimiche o batteriologiche il Pentagono avrebbe potuto rispondere anche con l'atomica, ma sull'utilizzo del nucleare viene lasciata una voluta ambiguità, tanto che lo stesso Segretario di Stato James Baker conia l'espressione “Dottrina dell'ambiguità calcolata".

JIM BROWN
Il punto centrale è che comunque fosse andata si sarebbe trattato di risultato positivo per gli Stati Uniti: potevano lanciare questa bomba in una delle zone più deserte immediatamente disponibili, nel corso di un conflitto, poteva essere riconosciuta per quello che in realtà era o non poteva neanche essere riconosciuta dal momento che esplodeva in parte sottoterra, poteva essere vista una versione minore del caratteristico fungo atomico, ma se si era abbastanza distanti non si sarebbe capito quello che stava succedendo. Gli effetti potevano essere immediati e a lunga scadenza.

Ma nel 1991 un'altra arma fa il suo debutto sul campo di battaglia: l'uranio impoverito.

- Durante Desert Storm per la prima volta sono stati usati proiettili all'uranio impoverito. Perché?
L'uranio impoverito e l'uranio non impoverito, entrambi mostrano una sorta di firma radioattiva che poteva permettere di confonderli uno con l'altro, di scambiarli l'uno con l'altro, inoltre con l'uranio impoverito gli effetti immediati che vengono provocati sugli individui, sui palazzi, sui veicoli, imitano in qualche modo gli effetti che vengono provocati da una esplosione nucleare più grande come l'essicazione dei corpi, l'immediata distruzione delle strade, la perdita di sangue dagli occhi e dal naso. Le radiazioni rilasciate da piccoli proiettili all'uranio impoverito sono anche esse sempre presenti, ma se questi proiettili vengono usati ripetutamente come ad esempio nelle mitragliatrici dell’aereo A 10, un proiettile dopo l'altro, uno dopo l' altro, provocano un forte impatto di radiazioni, non solo nelle polveri che rilasciano, ma nelle radiazioni liberate dall'esplosione dei proiettili.

-Poteva servire a coprire?
Poteva coprire praticamente tutto quello che avveniva.

Se fosse fondata la denuncia del veterano Jim Brown, quale potrebbe essere stato l'evento che ha convinto l'amministrazione americana ad usare una mini atomica proprio l'ultimo giorno di guerra? Possiamo solo fare un'ipotesi: 2 giorni prima della ipotetica decisione di sganciare una bomba atomica, il 25 febbraio, un missile Scud lanciato dagli iracheni riuscì a colpire la base americana di Dhahran in Arabia Saudita uccidendo 28 militari americani e ferendone 99. Questo provocò un forte reazione americana: nella notte tra il 26 ed il 27 di febbraio fu distrutta una intera colonna di macchine di fuggitivi appena oltre il confine del Kuwait. Potrebbe non essere stata l'unica azione di ritorsione; si tratta di un'ipotesi azzardata ma la politica dell' amministrazione americana nel '91 è stata volutamente ambigua:

- Ci sono dei testimoni?
Ci sono testimoni, io personalmente ho parlato con persone che si trovavano sul posto nel periodo in cui questo è successo, so di altre persone che hanno parlato con altre persone - lo so che sembra strano, ma questo è il modo in cui funziona l'intelligence comunity: si sente una informazione da un individuo, la si verifica con un altro e alla fine si butta fuori l'intero dettaglio e si raccoglie la storia completa. Quando è coinvolto il governo, non esiste un governo al mondo che ammetterà mai di avere fatto nulla di questo genere.

- Come è venuto a saperlo?
L'organizzazione che ho creato si chiama Gulf Watch Intelligence Networking System, noi abbiamo provato per molti anni a raccogliere queste informazioni per farle diventare pubbliche ed impedire che possa succedere questo di nuovo, perché ti posso garantire che se sono riusciti a passarla liscia su questo argomento nel '91, l'hanno passata liscia anche nel 2002 e continueranno a passarla liscia finché gli verrà permesso di fare questo e questo deve finire.

Prima di mandare in onda questa intervista abbiamo informato il Dipartimento della Difesa che un veterano dell'esercito americano ci aveva raccontato che una minibomba nucleare era stata usata durante Desert Storm, ci hanno chiesto delucidazioni sul giorno in cui sarebbe successo e ci hanno inviato il seguente comunicato:

"Durante la guerra del Golfo del 1991 sono state usate solo armi convenzionali, Gli Stati Uniti hanno un certo numero di munizioni che hanno una capacità esplosiva di oltre 5000 pound (duemila tonnellate), non è possibile per noi confermare il preciso incidente al quale vi riferite, ma se una bomba potente fosse stata sganciata in quel luogo è ragionevole supporre che la detonazione sarebbe stata registrata dalle attrezzature di rilevamento sismografico. Di nuovo, sono state utilizzate solo munizioni convenzionali durante la guerra del golfo del 1991".

In un lettera successiva il Dipartimento della Difesa ci ha informato che potrebbe essere stata utilizzata la bomba BLU-82, che ha una capacità esplosiva di circa 7000 tonnellate e ha ribadito che sono state utilizzate solo armi convenzionali. La bomba BLU-82 detta anche madre di tutte le bombe o taglia margherite, facendo esplodere una miscela di ossigeno, idrogeno ed altri elementi nell'aria, e non sottoterra, produce però una magnitudo 3 scala Richter e non 4.2 come appare nei dati sismici

JIM BROWN
Queste bombe venivano usate contemporaneamente con altre testate: l’FI, le bombe a aereosol esplosivo, conosciute anche come MOEB, madre di tutte le bombe.

La differenza principale tra le due è che la MOEB, o la bomba FI, hanno gli stessi effetti di una bomba nucleare, possono anche causare l’effetto di un fungo atomico, ma non c’è inquinamento radiattivo. Mentre il problema con una testata ucleare è che quando esplode non hai solo la detonazione ma rimangono delle fuoriuscite di inquinamento radiattivo. Questa non è una cosa che semplicemente accade e poi passa, è una cosa che succede e resta. Inoltre, c’è una questione generazionale che si pone.

Il racconto di Jim Brown è tanto agghiacciante quanto al momento privo di tutte quelle conferme che possano certificarne la veridicità: la sua tesi che l'uso dell'uranio impoverito abbia potuto coprire l'esplosione di un'atomica resta una pura ipotesi che tuttavia doverosamente registriamo attenendoci ad una sorta di "principio di precauzione": quando un'ipotesi, non palesemente falsa, è di così drammatica rilevanza sociale, parlarne è molto meglio che tacerne aspettando, anche perché molte persone e troppi bambini si sono ammalati dopo “Desert Storm” nella zona intorno a Basra. Siamo riusciti a contattare durante una conferenza ad Instanbul il dott Jawad al Ali, responsabile della divisione oncologica dell' ospedale di Basra, autore di diverse ricerche sulla radioattività nella città.

JAWAD AL ALI
La storia delle radiazioni a Basra è cominciata durante la prima guerra del Golfo nel 1991 quando circa 300 tonnellate di proiettili e bombe all’uranio impoverito sono state sganciate su Basra e questo ha portato alla moltiplicazione del livello delle radiazioni rispetto a quello di fondo che a Bassora era molto basso.

È stato l'attacco più aggressivo, quello del 1991, hanno distrutto completamente le infrastrutture del Paese, hanno distrutto tutti i ponti e non era possibile viaggiare da Basra a Bagdad. Il problema si è ripetuto nel 2003 e questa volta centinaia di tonnellate di uranio impoverito sono state scaricate di nuovo sulla popolazione civile in aree dove abitava solo gente comune e questo ha provocato nuovi problemi, cioè l'aumento dei tumori, l'aumento di malformazioni congenite: come sapete il tempo di decadimento della radioattività dell’uranio è di 4,5 miliardi di anni. Il problema si configura dunque come un tentativo di uccidere la popolazione irachena tramite l'avvelenamento del suolo e delle risorse idriche dell’Iraq per milioni di anni.

- È difficile fare ricerca sulla radioattività a Basra?
Non vogliono che nessuno parli di radiazioni eccetto i portavoce ufficiali e noi non lo siamo, possiamo fare ricerche sulla diffusione del cancro ma non possiamo fare studi sui fattori di rischio, non danno fondi per nessuna di queste ricerche, puoi fare ricerche epidemiologiche o cliniche ma non ricerche su radiazioni o relative a questo settore.

Fare indagini sulle radiazioni in Iraq è difficile non solo in Iraq ma anche in Italia. Sentiamo l'esperienza dell'allora Ministro all'ambiente Gianni Mattioli.

PROF. GIANNI MATTIOLI
È nel gennaio del 2001 che chiede di incontrarmi il Ministro della sanità iracheno Mubarak. Nel corso dell'incontro Mubarak mi presenta gli elementi per una situazione davvero grave per zone che erano state bombardate con proiettili all uranio impoverito, la richiesta da parte del ministro Mubarak è che l'Italia collabori ad una ricerca epidemiologica per mettere in evidenza la dimensione della problematica, la individuazione delle zone ma anche possibilità in qualche modo di innescare una salvaguardia. Io venni a sapere che c'era una precisa obiezione, un vero e proprio divieto da parte dell'Amministrazione atlantica, del Patto Atlantico.

Ma, nonostante i divieti di svolgere ricerche, i dati sugli effetti delle armi utilizzate a Basra con gli anni cominciano drammaticamente ad emergere.

JAWAD AL ALI
Questo grafico mostra l'aumento della mortalità a causa di tumori a Basra, che è aumentato in modo significativo e nel 2001 ha superato il numero di 600 morti all'anno a causa di tumori. Nel 1989 i morti per tumore erano solo 34. Per quanto riguarda le foto, ho collezionato le foto dei casi più strani, come l'istiocitoma fibroso maligno. Sono tumori molto rari e sono strettamente associati alle radiazioni, sono causati dalle radiazioni, così ho documentato con le foto quei tumori.

Ho raccolto foto di bambini che hanno tumori, perché i tumori sembrano avere cambiato i gruppi di età in cui si manifestano, alcuni tumori che prima si manifestavano in pazienti anziani ora si manifestano in pazienti giovanissimi, di soli sei anni: c'è stato uno slittamenteo di tipologie di tumori da fasce di età di pazienti maturi a bambini sotto i dieci anni e questo è rarissimo, così come è rarissimo che si manifesti un tumore all'apparato linfatico di bambini sotto i dieci anni.

Le altre foto sono foto di famiglie, moglie e marito che hanno avuto più di un caso di tumore nella stessa famiglia. Ho studiato circa 31 casi di questo genere con più di un parente affetto da tumore nella stessa famiglia e le famiglie sono aumentate fino a 71, è molto raro che una famiglia abbia due casi di tumore. Perché avviene che tutti e due siano affetti da tumore?

JAWAD AL ALI
Questa mappa mostra la distribuzione di quelle famiglie che hanno almeno due malati di cancro , 21 famiglie si trovano nella area centrale di Basra, 7 nell’area Nord, una in quella Ovest e 2 nella zona sud est.
Questa è la mappa della distribuzione percentuale dei cinque tumori più comuni.

Gli effetti disastrosi della guerra a Basra sono evidenti, tra le cause probabili anche le radiazioni , per il dottor Jawad provocate dall'uranio impoverito. Quello che racconta Brown, e cioè che le armi ad uranio impoverito celassero l'uso di una bomba atomica, lo ripetiamo ancora una volta, non che una sua ipotesi. Quello che è certo, invece, è che nel 1991 le armi all' uranio vengono sdoganate, i proiettili all'uranio impoverito entrano a far parte degli arsenali della NATO di Israele, della Russia, della Cina e di altri paesi, e si affiancano alle bombe nucleari che sono già negli arsenali americani, inglesi, francesi, israeliani, russi, cinesi, indiani e pachistani e di altri paesi, pronte ad essere utilizzate sul campo. Davanti a questa, che è già ora una realtà spaventosa, non chiudiamo gli occhi davanti alle immagini di alcune delle vittime che il dottor Jawadi ha avuto in cura.

JAWAD AL ALI
Questa è Ali Isra, 15 anni, soffriva di leucemia acuta ed è morta a causa della leucemia.

Questa è Wala Habit Mosan, ha 5 anni e ha un tumore alle ovaie, che è molto raro a questa età, è una malattia delle donne di mezza età.

Questa è una donna anziana con un tumore molto grosso ai linfonodi del collo e nella parte alta del torace.

Questo bambino, che ha solo 5 anni, ha un non-Hodgkins, linfoma che è raro sotto i dieci anni, ed è morto il primo giorno di ammissione all'ospedale.

Questo ragazzo ha 14 anni, si chiama Leiv, ha un tumore alle ossa, il tumore si è diffuso al torace ed è morto per questa ragione.

Questa bimba ha 3 anni ha un linfoma non-Hodgkins che è molto raro a questa età, è morta a causa di questo tumore dopo una operazione al torace.

Questa signora ha un tumore alle ossa, alla mascella, era una rifugiata in Iran e poi viveva nella zona attorno a Basra.

Questa giovane, Sheda, ha 12 anni, ha un tumore alle ossa, il tumore si è diffuso le è stato tagliato un braccio, è morta per questi tumori.

Questo ha una testa molto grossa piena di liquido; sono foto simili a quelle di Hiroshima dopo l'esplosione della bomba atomica.

JIM BROWN
- Pensa che l'abbiano usata altre volte?
In Afghanistan nel 2002.

-Può essere più specifico sulle date?
Dal 1° al 3 Marzo.

Invitiamo i nostri colleghi giornalisti di tutto il mondo e le organizzazioni internazionali preposte al monitoraggio dell’attività nucleare nel pianeta a collaborare nella verifica di queste notizie.

Fonte: Rai News24

Originale pubblicato il 7 ottobre 2008

Etichette: , , , ,

lunedì, ottobre 06, 2008

Passa l'accordo nucleare Stati Uniti-India

Passa l'accordo nucleare Stati Uniti-India

da Mother Jones

Nel bel mezzo della discussione del piano di bailout per Wall Street il Senato si è preso una pausa per votare un provvedimento che, benché passato quasi inosservato, è destinato a pesare sul futuro dei già travagliati impegni per la non-proliferazione nucleare mondiale: con un voto 86-13 il Senato ha approvato il piano dell'amministrazione Bush di avviare le forniture all'India di reattori nucleari civili, combustibile nucleare e altre tecnologie correlate. In cambio l'India aprirà 14 reattori nucleari civili alle ispezioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica; altri 8 siti nucleari resteranno invece chiusi alle ispezioni. Il voto del senato ha seguito l'approvazione del provvedimento da parte della Camera dei Rappresentanti, la scorsa settimana, e la decisione presa lo scorso mese dal Nuclear Suppliers Group (il Gruppo Fornitori Nucleari, un consorzio di 45 nazioni che partecipano al commercio nucleare) di emettere un atto di rinuncia riconoscendo all'India lo status di paese nucleare.

Per quanto riguarda le armi nucleari, l'India è sempre stata considerata un pariada quando fece esplodere una bomba atomica nel 1974. (il Nuclear Suppliers Group è stato creato su impulso degli Stati Uniti dopo il test indiano per impedire al paese di accrescere le proprie capacità nucleari; l'India era allora allineata con l'Unione Sovietica). A oggi l'India non ha ancora firmato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, e altri test nucleari compiuti nel 1998 hanno accentuato il disprezzo internazionale e indotto l'amministrazione Clinton a imporre sanzioni economiche.
Ma tutto ciò fa ormai parte del passato. Se un tempo gli Stati Uniti vedevano l'India attraverso il prisma della politica della Guerra Fredda, ora considerano il paese un importante contrappeso nel nuovo gioco di potere con la Cina. E il cosiddetto Accordo sul Nucleare Civile tra Stati Uniti e India (noto in ambito commerciale come "Accordo 123") solidifica la nuova collaborazione strategica.

Il provvedimento è passato al Congresso con ampi margini in entrambe le Camere e, date le sue implicazioni per la non-proliferazione, sorprendere sapere che tra i suoi promotori c'è per esempio il senatore Richard Lugar (R-Ind.), uno dei principali fautori della non-proliferazione. Lugar ha dichiarato al New York Times che “la sicurezza nazionale e il futuro economico degli Stati Uniti saranno rafforzati da una solida e duratura cooperazione con l'India”. Gli ha fatto eco John McCain, che il 2 ottobre ha diffuso una dichiarazione congratulandosi con il Congresso per aver passato l'accordo e suggerendo che “permetterà [all'India] di integrarsi ulteriormente nell'impegno globale per il controllo della proliferazione e delle tecnologie pericolose” e consentirà al paese di produrre energia “senza dover ricorrere a combustibili fossili con alte emissioni di gas serra” (l'India attualmente genera solo il 3% della propria energia per mezzo del nucleare, parzialmente a causa dell'efficacia delle restrizioni internazionali imposte al suo commercio nucleare).

Quest'ultimo aspetto però impallidisce al confronto con ciò che l'accordo potrebbe significare per la non-proliferazione. Malgrado McCain e altri (democratici e repubblicani) sostengano che l'accordo porterà l'India sotto il controllo internazionale e la costringerà ad accettare le ispezioni, in realtà secondo i suoi detrattori creerà un'eccezione esonerando un paese dai controlli sulla proliferazione nucleare e costituirà dunque un pessimo precedente per altri aspiranti paesi nucleari come l'Iran, dimostrando cosa c'è da guadagnare dall'ostinazione. Come ha dichiarato al Times il senatore Byron Dorgan, democratico del North Dakota, “Con questo accordo abbiamo detto all'India: 'Potete fare cattivo uso della tecnologia nucleare americana e sviluppare segretamente armi nucleari'. Questo è quello che hanno fatto. 'Potete testare queste armi'. Questo è quello che hanno fatto. E dopo i test, dieci anni dopo, sarà tutto perdonato”.
Oltre a dare la Cina altro a cui pensare, questo accordo è anche un accordo economico. C'è un sacco di denaro da guadagnare fornendo energia all'India, il secondo paese più popoloso del mondo. E Washington non è sola in gara. Il governo francese ha appena annunciato di avere firmato un contratto con l'India per la fornitura di almeno due reattori nucleari civili che saranno costruiti da Areva, una compagnia francese. Anche la Russia è interessata a partecipare alla gara. L'India è in grado di garantire fino a 27 miliardi di dollari in contratti per 18-20 reattori nucleari, e le stime indicano che i contratti potrebbero totalizzare i 175 miliardi di dollari nel prossimi 25 anni: non quanto servirebbe a salvare l'economia americana ma comunque molti soldi. Tra le compagnie statunitensi che si apprestano a trarne profitto ci sono la General Electric, la Westinghouse e la Bechtel.

Le conseguenze dell'accordo nucleare Stati Uniti-India emergeranno lentamente, e forse per questo non è stato dato ampio spazio alla notizia sulla stampa o al Congresso. Subito dopo il voto i senatori sono tornati a discutere il pacchetto di salvataggio dell'industria finanziaria: l'accordo con l'India era stato semplicemente un punto dell'ordine del giorno da spuntare dalla lista. Per un provvedimento così importante per il futuro della proliferazione delle armi nucleari, ha detto Dorgan, “mai un tema di così grande portata e importanza era stato discusso in un lasso così breve di tempo e trattato in modo tanto sbrigativo”.

Fonte: Mother Jones

Originale pubblicato il 2 ottobre 2008

Etichette: , , , , ,

giovedì, dicembre 06, 2007

Il nuovo rapporto sull'Iran delle spie americane

Il nuovo rapporto sull'Iran delle spie americane

di Kaveh L. Afrasiabi

traduzione di Andrej Andreevič

Due anni dopo l'ultimo rapporto National Intelligence Estimate (NIE), che sosteneva che "attualmente l'Iran è determinato senza ombra di dubbio a sviluppare armi nucleari, nonostante i suoi obblighi e la pressione internazionale", il NIE per il 2007 redatto dalle 16 agenzie di spionaggio dice tutt'altro. Cioè, che l'Iran avrebbe "sospeso" il suo programma segreto nell'autunno del 2003. Dando il merito di questo alla pressione della comunità internazionale, la nuova relazione è chiaramente orientata a sostenere la barcollante coalizione delle Nazioni Unite sull'Iran.

Come previsto, Washington, che ha diffuso il rapporto con molta pubblicità, è stata rapida nell'inquadrarlo all'interno di una cornice appropriata, facendo parlare il Consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley: "Questo conferma che abbiamo avuto ragione ad essere preoccupati in merito al tentativo iraniano di sviluppare armi nucleari", ha detto Hadley. "Il rapporto ci dice che abbiamo fatto dei progressi nel tentativo di assicurare che questo non avvenga. Ma l'intelligence ci dice anche che il rischio di trovarci davanti un Iran dotato di armi nucleari rimane un problema molto grave".

In altre parole, non mettiamo da parte le sanzioni, la cui efficacia è stata dimostrata dal nuovo rapporto.

Il nuovo NIE riporta l'"elevata fiducia" che il programma condotto dall'esercito sia stato chiuso nel 2003, e si conclude con la "moderata fiducia" che non sia ricominciato a partire dalla metà del 2007.

Il momento scelto per diffondere la relazione è curioso, dato che coincide sia con la cruciale riunione del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad con i capi di Stato del Consiglio di Cooperazione del Golfo, dove Ahmadinejad ha compiuto notevoli progressi nell'aumentare la fiducia, avanzando l'idea di sicurezza e cooperazione economica nella regione, sia con le discussioni dei paesi del cosiddetto "Cinque più Uno" sulle prossime azioni delle Nazioni Unite contro l'Iran. Il gruppo Cinque più Uno comprende i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina) più la Germania.

A prescindere dai commenti di Hadley, in realtà il nuovo NIE mina la logica che ha portato gli USA a spingere per un terzo round di sanzioni americane contro l'Iran, contraddicendo nettamente ciò che fino ad oggi è stato affermato, come un articolo di fede, da parte degli Stati Uniti e gran parte dei mezzi di informazione e dei politici statunitensi. Cioè, l'idea che l'Iran, attraverso il suo programma di arricchimento e ritrattamento dell'uranio, abbia perseguito un programma per la costruzione di armi.

Gettando pesanti dubbi sulla difettosa teoria del "paradigma della verità" [1], il nuovo NIE ricicla l'ostentata certezza e la mancanza di minimi dubbi delle precedenti relazioni e presenta le sue nuove scoperte, che sono in netto contrasto, se non evidente contraddizione, con la relazione precedente. Questi repentini cambiamenti di dati sull'Iran riducono la credibilità di tutte le informazioni sul paese da parte di Washington e sollevano dubbi a livello internazionale sulle sue reali intenzioni.

Pertanto, date le lacune di credibilità nelle informazioni statunitensi sull'Iran, la vera questione è se la nuova relazione aiuti o comprometta i tentativi USA di aumentare le sanzioni contro l'Iran o meno. Si tratta di una questione importante dal momento che le relazioni indicano forti riserve da parte di Cina e Russia ad applicare ulteriori sanzioni, imposte unilateralmente o multilateralmente.

Per dare un avvertimento, l'ex consigliere della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Zbingnew Brzezinski ha scritto un articolo sui media americani affermando che la Cina, raffigurata come una "potenza geopoliticamente in equilibrio ", sarebbe incline ad accettare altre sanzioni e anche i più "revisionisti" russi potranno essere persuasi con la giusta "paziente diplomazia".

Brzezinski non menziona l'alleanza tra Cina e Russia all'interno della Shanghai Cooperation Organization, l'alleanza anti-NATO che ha accordato all'Iran lo status di osservatore, e ricorre convenientemente a un'immagine caricaturale dei progetti e delle intenzioni della Cina come potenza mondiale.

Cercare alleati contro l'Iran attraverso analisi favorevoli o dubbi rapporti d'intelligence non funzionerà, e gli Stati Uniti oggi hanno disperato bisogno di un serio ripensamento delle proprie politiche a lungo termine e intenzioni in Medio Oriente, trovandosi in questo momento davanti ad un "Iran in ascesa".

In assenza di un tale ripensamento, la non realistica speranza di "zero centrifughe" continuerà ad esistere. Invece, gli Stati Uniti potrebbero contemplare l'utilità di un'alternativa, una diplomazia con l'Iran non coercitiva, centrata su interessi paralleli e condivisi con gli Stati Uniti, cioè gli interessi di entrambe le nazioni per i flussi di petrolio dell'OPEC che partono dal Golfo Persico per arrivare al mercato internazionale, nonché per un monitoraggio internazionale del programma nucleare iraniano. In altre parole, negli USA è giunto il momento di puntare sul "realismo, non l'idealismo" per quanto riguarda la politica del programma nucleare iraniano. [2]

L'autore di questo articolo aveva già trattato in precedenza dei decision makers sul nucleare iraniano, in particolare nel 2004 e 2005, in articoli che non lasciano alcun dubbio sul fatto che l'affermazione del rapporto statunitense secondo la quale l'Iran avrebbe "bloccato" certe attività nucleari in seguito a pressioni esterne debba essere presa con le pinze. E questo tenendo conto del fatto che le esaurienti ispezioni dell'AIEA non hanno prodotto tali conclusioni ma, al contrario, hanno comunque rafforzato le dichiarazioni iraniane che il programma non sarebbe mai stato deviato verso scopi militari.

I diversi programmi che l'Iran ha fermato nel 2004-2005, a seguito di intensi negoziati con la troika europea, Francia, Germania e Gran Bretagna, sono stati "volontarie e non giuridicamente vincolanti" misure di fiducia, e non attività militari illecite come quelle alle quali accenna il nuovo rapporto di intelligence USA. Se questo fosse vero, allora la comunità mondiale ha bisogno di sapere quali attività specifiche furono coinvolte e perché gli Stati Uniti non abbiano finora condiviso queste informazioni, per esempio con l'AIEA. Dopo tutto, il capo dell'AIEA Mohamad ElBaradei in sue recenti interviste è stato molto chiaro riguardo l'assenza di informazioni sul perseguimento da parte iraniana delle armi atomiche.

Quello che è preoccupante del nuovo rapporto NIE è che gli alti funzionari dell'intelligence degli Stati Uniti hanno continuato a fare dichiarazioni pubbliche, per esempio nella loro testimonianza congressuale, promettendo di evitare gli errori del passato messi in evidenza riguardo l'Iraq e una raccolta di intelligence selettiva sull'Iran, e persino minacciando di dimettersi se queste notizie di intelligence raccolte in maniera selettiva fossero state utilizzate per avventure militari contro l'Iran.

Con la comunità di intelligence degli Stati Uniti sulla difensiva dopo rivelazioni emerse dopo l'invasione dell'Iraq che ancora affliggono l'amministrazione di George W. Bush, quest’ultima potrebbe aver gestito un mini-golpe all'interno della comunità di intelligence procurando una nuova relazione che conferma l'esistenza un programma nucleare iraniano, pur specificando che è stato "fermato".

Se il documento fosse seguito da una relazione secondo la quale l'Iran sarebbe pronto a cambiare rotta e ricominciare l'attività interrotta allora, teoricamente parlando, questo darebbe ampia giustificazione a Washington per pianificare "attacchi preventivi" contro l'Iran, per non parlare di ulteriori sanzioni. Eppure, anche in mancanza di un tale ipotetico aggiornamento, l'attuale stato d'animo sull'Iran alimentato dal nuovo rapporto di intelligence è sufficientemente paranoico da giustificare nuove azioni contro Teheran.

Ma questa nuova relazione rappresenta realmente un miglioramento dell'intelligence degli Stati Uniti sull'Iran? O è lo stesso atteggiamento che continua a rifiutare di riconoscere i legittimi diritti e necessità nucleari dell'Iran a scopi pacifici e l'efficacia dei meccanismi di verifica dell'AIEA, per non parlare della proposta di altre "garanzie oggettive" che l'Iran ha messo sul tavolo?

A parte questo, gli Stati Uniti hanno per ora fatto un passo indietro dal punto di vista qualitativo a proposito dell'opzione militare rendendo pubblica questa nuova relazione che dichiara in modo inequivocabile il congelamento iraniano dell'impulso alla proliferazione, dando contemporaneamente all'opzione militare nuovi orizzonti di vita attraverso la denuncia delle passate attività.

Nel complesso, tuttavia, questo pone l'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran dietro una spessa nube di incertezza, per non parlare di calo di credibilità, come un pendolo che può oscillare in diverse direzioni, quasi capricciosamente. Il fatto è che grazie al suo vasto gruppo di "alchimisti" dell'intelligence gli Stati Uniti e i loro politici ancor più creduloni, si stanno predisponendo a un'altra disastrosa mossa nel mutevole Medio Oriente.

Nel congelamento temporaneo dell'opzione militare derivante dal nuovo rapporto di intelligence è annidato il suo contrario, e il tutto può essere visto come parte integrante di un modo tortuoso di gestire la "minaccia nucleare" iraniana. Si tratta, di fatto, di uno sviluppo minaccioso.


Note:

1. Debunking the Iran nuclear mythmakers, Asia Times Online, 25 gennaio 2007 e Iran, nuclear challenges The Iranian Journal Of International Affairs, Primavera 2007.

2. Realism, not idealism, Harvard International Review, maggio 2007.

Originale: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/IL05Ak01.html

Articolo originale pubblicato il 5 dicembre 2007

Kaveh L. Afrasiabi, dottore in filosofia, è l'autore di After Khomeini: New Directions in Iran's Foreign Policy (Westview Press) e coautore di "Negotiating Iran's Nuclear Populism", Brown Journal of World Affairs, con Mustafa Kibaroglu. Ha inoltre scritto "Keeping Iran's nuclear potential latent", Harvard International Review, ed è autore di Iran's Nuclear Program: Debating Facts Versus Fiction.

Tradotto dall'inglese da Andrej Andreevič per Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.

Etichette: , ,