Monday, June 09, 2008

L'Occidente e le proposte di Medvedev

Quando risponderà l'Occidente alle proposte di Medvedev?
di Andrej Fedjašin,
commentatore politico di RIA Novosti

A Berlino Dmitrij Medvedev ha fatto così tante proposte all'Occidente che sarebbe molto maleducato rifiutarle. Sarà interessante vedere quanto a lungo l'Occidente ci penserà su e quali di esse accetterà.

In breve, Medvedev ha suggerito una pausa sul Kosovo, sull'allargamento della NATO (ancora un passo verso Est e le relazioni con la Russia saranno compromesse per sempre), e sulla nuova difesa anti-missile degli Stati Uniti in Europa. Ha detto che le posizioni della Russia non devono adattarsi alle posizioni occidentali, che le Nazioni Unite e l'OSCE non dovrebbero essere rimpiazzate da altri organismi, e ha proposto un patto internazionale per la sicurezza universalmente vincolante sul modello degli accordi Helsinki-2.

Le sue proposte non verranno accettate in blocco, ed è improbabile che la risposta dell'Occidente sia immediata. Inoltre molti europei sono ancora paralizzati dagli “effetti secondari” della transizione russa. Faticano ad assimilare il fatto che Medvedev è il successore di Vladimir Putin e non il suo oppositore.

Il primo viaggio a Occidente del nuovo presidente era destinato ad suscitare commenti, e Medvedev non poteva che essere paragonato al suo predecessore. Questo è naturale. Ma i paragoni sono stati fatti sullo sfondo del discorso di Monaco, il 10 febbraio 2007, nel quale Putin espresse lo scontento della Russia. Quel discorso mise un bel po' di paura all'Occidente.

Così, alla vigilia della sua prima visita a Berlino, ci si aspettava che Medvedev dimostrasse un rinnovato "liberalismo", "moderazione" e "mitezza", tutte caratteristiche che Putin aveva già perso quando ha tenuto il discorso di Monaco (queste sono espressioni usate dai giornali britannici, tedeschi e americani). Difficile dire dove l'Occidente avesse preso queste “informazioni confidenziali” non solo sul contenuto del discorso di Medvedev ma anche sul suo tono.

E non era neanche bene informato. Parlando davanti a 700 imprenditori, politici e personaggi pubblici tedeschi, Medvedev ha delineato nei dettagli le stesse idee alle quali Putin aveva dato voce – non senza emozione – a Monaco. Anzi, è arduo trovare delle differenze tra i due discorsi. A Monaco, Putin disse che “il ricorso alla forza può essere considerato legittimo solo se la decisione è stata presa nell'ambito delle Nazioni Unite. E non abbiamo la necessità di sostituire le Nazioni Unite con la NATO o con l'Unione Europea”. A Berlino Medvedev ha parlato di tentativi di giustificare l'esistenza della NATO “globalizzando le sue missioni, anche contro le prerogative delle Nazioni Unite, e invitando nuovi membri ad aderirvi”.

Inoltre Putin disse che l'allargamento della NATO “rappresenta un grave fattore di provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. E noi abbiamo il diritto di chiedere: contro chi si sta svolgendo questa espansione?” Suona ben più liberale di Medvedev quando avverte che se la NATO si allargherà ulteriormente “le relazioni con la Russia ne sarebbero completamente compromesse” e il “il prezzo di ciò sarebbe molto alto”.

Putin disse che la Russia ha il “privilegio di condurre una politica estera indipendente”. Medvedev ha ricordato che le posizioni della Russia non dovrebbero adattarsi a quelle occidentali e ha invocato una discussione “su una base comune e paritaria”.

Si ha l'impressione che molti abbiano capito che l'epoca della “malleabilità el'ciniana” è finita per sempre, e tuttavia non possano o non intendano accettarlo. Cercano di sottoporre la Russia a una sorta di “check-up europeo”, per scoprire con chi farà amicizia e a chi si opporrà.

Questa gente sembra pensare che il detto di Winston Churchill secondo il quale la Gran Bretagna non ha amici né nemici, ma solo interessi, possa applicarsi solo alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti, alla Francia, alla Germania, all'Italia, all'Australia o al Canada. Dimenticano che nessun paese ha il monopolio sul pragmatismo.

La parte finanziario-imprenditoriale dell'incontro invece non ha conosciuto intoppi. Dopo tutto la Germania e la Russia hanno un rapporto speciale che risale ai tempi di Pietro il Grande. Per secoli i due paesi hanno rispettato un accordo non scritto in base al quale la Germania fornisce alla Russia le tecnologie in cambio dell'accesso alle sue ricchezze minerarie. Oggi quel rapporto è più stretto che mai. La Germania è il maggiore consumatore europeo di energia russa, e la Russia è sempre stata il suo fornitore più affidabile. Oggi il petrolio e il gas costituiscono il 70% delle esportazioni russe verso la Germania. I metalli e le leghe costituiscono un altro 15%, e poi c'è il legname. Il 90% delle esportazioni tedesche verso la Russia è costituito da macchinari, auto, prodotti metallici, prodotti chimici ed elettrotecnici.

Quando un giornale tedesco gli ha chiesto che consiglio avrebbe dato alla signora Merkel per il colloquio con Medvedev, Andreas Schockenhoff, coordinatore per la cooperazione tedesco-russa, ha risposto che le suggeriva di invitare il presidente russo alla conferenza annuale di Monaco sulla sicurezza, che si svolge tradizionalmente a febbraio.

Buona idea. Medvedev ha detto quello che doveva dire. Forse a Monaco gli europei gli daranno una risposta?

Originale da: RIA Novosti

Articolo originale pubblicato il 6 giugno 2008

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Wednesday, May 07, 2008

I sogni irrealizzabili dei media occidentali

Sogni irrealizzabili: i media occidentali e la transizione in Russia
di Andrej Arešev

Dmitrij Medvedev assumerà la carica di presidente della Russia il 7 maggio. Alla vigilia dell'insediamento il tono dei commenti nei media occidentali e in alcuni media nazionali sulla configurazione del potere in Russia dopo la transizione dimostra che certi ambienti sono estremamente interessati a istigare un conflitto tra Putin e il suo successore.

Se non ci sono notizie reali, bisogna inventarsele: è questa la regola dei mezzi di informazione, soprattutto quando si tratta del principale evento politico dell'anno in un paese che ha un ruolo così importante sul piano internazionale. È già chiaro che i tentativi mirati a dividere il presidente e il primo ministro avranno la forma di una campagna mediatica attentamente orchestrata.

“Finora l'ex presidente e il suo successore sembrano andare d'amore e d'accordo”, ammette la britannica BBC. Tuttavia, il desiderio di intravedere possibili conflitti tra Putin e Medvedev sulla politica interna ed estera della Russia e la ricerca di situazioni in cui tali conflitti potrebbero emergere sono un tema ricorrente nei media tradizionali e in quelli elettronici (compresi i blog politicizzati), che ricorrono regolarmente a vecchi trucchi presi dall'arsenale della guerra mediatica e perfino ad allusioni dirette. “L'epoca di Putin è stata caratterizzata dal ritorno al potere dei siloviki, che attualmente svolgono un ruolo predominante nella politica e nell'economia russe. Contende loro il potere un clan 'liberale' al quale si dice Medvedev appartenga”, così, per esempio, ha scritto lo svizzero Le Temps, riassumendo alcuni pettegolezzi.

Incapaci di citare dati reali, gli immaginifici autori di queste previsioni attingono abbondantemente alla fantasia e all'emotività. “La lotta per la poltrona presidenziale è stata segreta ma violenta, e la lotta per il potere è destinata a continuare in Russia, paese lacerato da una serie di conflitti irrisolti”, ammonisce il Wall Street Journal, senza chiarire però come si sia manifestata tutta questa “violenza”. Un giornalista iperattivo ha perfino sostenuto di avere visto una bozza del discorso di Krasnojarsk di Medvedev in cui – liberali, esultate! – avrebbe notato che era stata cancellata una frase sul ruolo di Putin nel rafforzamento del sistema dei partiti russo. Naturalmente il giornalista si è affrettato a comunicarlo al mondo. Altri cercano di rilevare contraddizioni nascoste tra i discorsi di Putin e Medvedev, sperando chiaramente di distinguere i contorni del futuro “scisma”.

Un altro leitmotiv dalla stampa occidentale è che il nuovo presidente russo dovrebbe respingere quanto prima l'eredità politica del suo predecessore e adottare posizioni occidentali su questioni cruciali di sicurezza internazionale. Questa sarebbe, si dice, la scelta migliore per la Russia. Per quanto riguarda la politica interna, l'Occidente auspica una sorta di “trasformazione in senso liberale dall'alto”. La “trasformazione in senso liberale” implicherebbe ovviamente un indebolimento della struttura del potere in Russia e darebbe il via libera all'opposizione radicale con i suoi piani di rovesciamento del potere. Coloro che promuovono simili modelli di sviluppo per la Russia ricorderanno certamente la storia. Le lezioni della storia recente della Russia - soprattutto l'epoca gorbačëviana, quando la perestrojka diede il colpo di grazia a molte istituzioni dello stato, e i primi anni Novanta, quando scoppiò un grave conflitto tra il presidente e il parlamento – sono ben note. Le istituzioni travolte dal caos permanente e spesso in conflitto l'una con l'altra sono facilmente manipolabili, come la storia ci insegna. La Russia non ha alcun motivo per ricadere negli stessi problemi.

L'autorità in Russia è e rimarrà stabile, e il fatto che Putin e Medvedev abbiano lavorato fianco a fianco per anni garantisce la continuità politica e l'efficacia della loro collaborazione futura. Nei suoi discorsi di Nižnij Novgorod e Krasnojarsk, Medvedev ha detto: “Se mi sarà affidata la guida del paese mi impegno a mantenere la rotta che si è dimostrata efficace, la rotta intrapresa dal presidente Putin… Dobbiamo conservare i principi basilari che sono stati formulati negli ultimi otto anni… per me questo è insieme un onore e una sfida”. In seguito il nuovo presidente ha ribadito questi punti in varie occasioni.

La stabilità e un progressivo sviluppo economico sono necessari a mettere in atto i piani di modernizzazione a lungo termine della Russia. Tuttavia nei prossimi anni non c'è ragione di aspettarsi che forze esterne non tentino di destabilizzare la Russia. Molto probabilmente lo faranno. Per esempio, il possibile futuro presidente degli Stati Uniti John McCain recentemente ha sollecitato il riconoscimento dell'indipendenza dalla Russia del Caucaso Settentrionale, riflettendo con ciò ben più delle proprie opinioni personali. L'intenzione della Russia di trasformare il rublo in valuta regionale e poi in valuta di riserva mondiale e di respingere gradualmente il dollaro come moneta di scambio per il mercato petrolifero1 non sarà ben accolta. Il Financial Times suggerisce che i paesi occidentali adottino una posizione comune: su base anti-russa, naturalmente. Dunque è anche probabile che sorgano problemi nelle relazioni tra la Russia e l'Europa: gli esperti dei maggiori partiti politici tedeschi hanno già cominciato a evocare “i conflitti emergenti” tra Mosca e Berlino2. La verità è che i conflitti esisteranno sempre e ovunque, ma essere in grado di risolverli in modo intelligente e rispettando gli interessi nazionali è il compito cruciale del governo di ogni paese. La collaborazione tra il presidente Dmitrij Medvedev e il primo ministro Vladimir Putin contribuirà certamente ad assicurare la configurazione politica stabile che è necessaria alla Russia per raggiungere i suoi obiettivi strategici.

1 Russia to Export Oil for Rubles, Voice of Russia, May 5, 2008

2 http://www.dw-world.de

Originale da: Fondsk.ru

Articolo originale pubblicato il 6 maggio 2008

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