lunedì, agosto 25, 2008

Il conflitto in Ossezia Meridionale visto dall'Asia Centrale

[Dato che una parte importante della partita tra Russia e Stati Uniti (e non solo, date le bellezze energetiche della regione) si svolge in Asia Centrale, dove sono presenti basi militari americane (gli Stati Uniti sono stati sfrattati dalla base di Karshi-Khanabad in Uzbekistan ma sono presenti a Gansi in Kirghizistan, dove prevedono un ampliamento della base, e stanno trattando per migliorare i rapporti militari bilaterali con il Turkmenistan; ma neanche in Uzbekistan tutto è perduto, dato che a Termez stazionano 300 soldati tedeschi), ho pensato fosse interessante vedere quale è stata la reazione delle ex-repubbliche sovietiche centroasiatiche al conflitto nel Caucaso e come si sono destreggiate tra SCO/CSTO e USA. Lo so, ho esaudito un sogno].

Il conflitto in Ossezia Meridionale visto dall'Asia Centrale

Aleksandr Šustov

La "guerra dei cinque giorni" in Ossezia Meridionale, conclusasi con la rapida sconfitta delle forze georgiane da parte della 58ª armata russa, è stata vissuta come uno shock dalle vicine repubbliche post-sovietiche. Nonostante i molti avvertimenti della leadership russa sulla probabilità di uno scenario di guerra nessuno si aspettava che la reazione di Mosca potesse essere così rapida e dura. Era la prima volta dal crollo dell'Unione Sovietica che la Russia ricorreva all'uso della forza militare contro un'ex-repubblica sovietica e questo precedente ha messo in una situazione difficile i paesi della CSI, molti dei quali, come la Georgia, hanno questioni etnico-territoriali irrisolte con gli stati vicini.

In questo contesto assumono particolare interesse i paesi dell'Asia Centrale, spesso associati geopoliticamente al Caucaso Meridionale. Le analogie tra l'Asia Centrale e il Caucaso sono state bene descritte da Z. Brzezinski nel suo La grande scacchiera. Fondamentalmente ciò che accomuna le due regioni è la mescolanza etnica, l'assenza di confini nazionali che coincidano con quelli delle diverse zone etniche e il carattere incompiuto dell'entità statale. Tutto ciò ha permesso a Brzezinski di definire l'Asia Centrale “Balcani eurasiatici”, la regione che gli strateghi americani stanno adocchiando ora che il dominio degli Stati Uniti sui Balcani europei è un fatto compiuto. [1]

Sul piano delle valutazioni ufficiali del conflitto in Ossezia Meridionale i paesi dell'Asia Centrale si sono divisi in due gruppi. Se il Kazakistan e il Kirghizistan hanno espresso con relativa chiarezza la propria posizione, l'Uzbekistan, il Turkmenistan e il Tagikistan non hanno reagito in alcun modo. Inoltre i mezzi di informazione uzbeki e turkmeni, rigidamente controllati dai rispettivi governi, per molto tempo non hanno neanche dato la notizia che in Ossezia del Sud c'era una guerra e che le truppe abkhaze stavano cacciando i soldati georgiani dalla gola di Kodori.

Il conflitto armato in Ossezia del Sud nella sua fase decisiva non è stato trattato da nessuno dei giornali ufficiali uzbeki. Le informazioni sulla guerra non sono trapelate nemmeno dai siti delle agenzie di informazione. Solo il giornale Večernij Taškent ha pubblicato due brevi articoli, uno dei quali diceva che un aereo del ministero russo per le Situazioni di Emergenza che trasportava aiuti umanitari era atterrato a Vladikavkaz e che il primo ministro russo Putin era giunto nella città, mentre l'altro dava notizia delle sedute di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio NATO, ma la ragione di questi sviluppi è rimasta ignota ai lettori del quotidiano. Inoltre sul canale televisivo informativo Achborot è stato trasmesso un breve reportage sui combattimenti a Tskhinvali, basato su materiali della tv russa. [2]

I mezzi di informazione turkmeni hanno ignorato la guerra nel Caucaso tacendola completamente. La televisione ha invece continuato a trasmettere ogni mezz'ora la lettura del Ruchnama [lett. “Libro dell'Anima”, guida spirituale per la nazione, opera - secondo la fonte ufficiale turkmena - deGl primo presidente Niyazov, N.d.T.] e ha informato gli spettatori che in uno zoo cinese era nato un panda. L'unica fonte di informazione sul Caucaso a disposizione dei cittadini turkmeni è stata la tv satellitare. [3]

La reazione di Kazakistan e Kirghizistan è stata molto più attiva. Il primo a rilasciare una dichiarazione sui fatti dell'Ossezia Meridionale è stato il presidente del Kazakistan N. Nazarbaev, che quando è scoppiata la guerra si trovava all'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino. È stato proprio durante l'incontro con Nazarbaev che V. Putin ha dichiarato che l'attacco della Georgia contro Tskhinvali non sarebbe rimasto senza risposta. Il tono della replica del presidente del Kazakistan è stato positivo e neutrale. “In Ossezia del Sud opera una missione di pace su mandato della CSI”, ha dichiarato Nazarbaev. “Il governo georgiano ha sbagliato. Non ci ha messo al corrente delle sue intenzioni, non ci ha avvertito di una tale intensificazione del conflitto. Ritengo che non esistano alternative a una risoluzione pacifica del problema”. [4]

Anche la posizione espressa dal leader kazako il 13 agosto durante un incontro con il presidente del Kirghizistan è apparsa complessivamente favorevole alla Russia. Commentando gli sviluppi nel Caucaso, Nazarbaev ha dichiarato che “il principio dell'integrità territoriale è riconosciuto dalla comunità internazionale. Nei documenti adottati dalla CSI tutti noi condanniamo il separatismo. Ma le questioni internazionali complesse devono essere risolte con metodi pacifici e con il dialogo. Non sussiste la possibilità di risolvere militarmente questi conflitti”. [5]

La posizione del Kirghizistan, che attualmente è alla presidenza della CSI, è apparsa piuttosto neutrale. Secondo Bakiev, “la vera strada verso la risoluzione degli attuali problemi tra Georgia e Ossezia del Sud, in conformità con le norme comunemente accettate del diritto internazionale, sta esclusivamente sul piano politico”. [6] Condannando in questo modo l'offensiva militare georgiana, i leader del Kazakistan e del Kirghizistan si sono astenuti da valutazioni decisamente positive o negative dell'intervento militare russo.

In una certa misura, l'assenza di reazioni ufficiali da parte della maggioranza dei paesi della CSI alla guerra in Ossezia Meridionale è stata compensata dalla dichiarazione dell'Assemblea Parlamentare della CSTO, della quale fanno parte – oltre alla Russia, alla Bielorussia e all'Armenia – quattro dei cinque paesi dell'Asia Centrale: il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan. La CSTO ha praticamente riecheggiato la posizione di Mosca: “Con il pretesto di ristabilire l'integrità territoriale la Georgia ha in effetti compiuto atti di genocidio nei confronti del popolo osseto. Tutto ciò ha causato una catastrofe umanitaria. La campagna militare di Tbilisi, che ha soffocato il nascente dialogo politico tra le parti, ha distrutto la prospettiva di una soluzione pacifica del conflitto”. [7]

Oltre che da una naturale riluttanza a rovinare i rapporti con i paesi occidentali, con i quali i governi dell'Asia Centrale hanno legami politici ed economici piuttosto stretti, l'atteggiamento di questi paesi nei confronti della “guerra dei cinque giorni” è determinato da un altro fattore cruciale. In tutte le dichiarazioni dei presidenti del Kirghizistan e del Kazakistan si invoca l'“integrità territoriale della Georgia”. Essendo consapevoli che ci sono buone probabilità che la Russia riconosca l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, e conseguentemente le incorpori nella Federazione Russa, i paesi dell'Asia Centrale sono preoccupati che simili scenari possano ripetersi nei loro territori, e dunque adottano un atteggiamento prudente.

È interessante passare in rassegna le valutazioni degli esperti centro-asiatici sulla “guerra dei cinque giorni”. Così, il politologo kirghizo М. Sariev interpreta i fatti del Caucaso come un conflitto non tra Georgia e Ossezia, ma tra Russia e Stati Uniti. Secondo Sariev al prossimo incontro della SCO il Kirghizistan dovrà rispondere a severe domande sul futuro della base militare americana di Gansi sul suo territorio. In questa situazione, “il Kirghizistan, come membro della CSTO, si allineerà con la posizione russa, perché quello che è accaduto in Georgia potrebbe accadere anche qui. La Russia non si fermerà perché questa è una sfera di interesse russa, è in gioco la grande politica”. Motivando la sua posizione, Sariev osserva: “Dobbiamo capire che ci troviamo nello stesso areale culturale eurasiatico della Russia”. [8]

Un altro politologo kirghizo, Sujunbaev, osserva ragionevolmente che la “guerra dei cinque giorni” è una conseguenza del “processo del Kosovo”, che l'Occidente ha messo in moto ignorando completamente la posizione della Russia. Se quel processo evolve, può colpire anche l'Asia Centrale. Per esempio il Tagikistan o il Karakalpakstan, “la cui storia è così simile a quella dell'Ossezia o dell'Abkhazia”. Analizzando le potenziali conseguenze dell'uscita della Georgia dalla CSI, Sujunbaev nota che per la Georgia “saranno molto negative” perché possono sorgere “complicazioni nella sfera dell'emigrazione della forza lavoro in Russia, e possono essere colpite anche le relazioni commerciali”. [9] Oltre all'intensificazione dei contrasti sulla futura base militare americana in Kirghizistan, Sujunbaev prevede anche maggiori sforzi per creare basi militari straniere nel sud della repubblica. [10]

Nel complesso gli esperti kirghisi concordano sul fatto che la rivalità tra Russia e Stati Uniti sull'Asia Centrale è destinata ad aumentare, e le azioni decisive della Federazione Russa a difesa dell'Ossezia Meridionale fanno supporre che un orientamento esclusivamente filo-occidentale può comportare conseguenze drammatiche per i paesi centro-asiatici.

Note:

1. Brzezinski Z., La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell'era della supremazia americana, edito in Italia nel 1998 da Longanesi.

2. Šarifov O., I mezzi di informazione uzbeki sulla guerra in Georgia: tutti zitti // fergana.ru, 13 agosto 2008.

3. Berdyeva A., I mezzi di informazione turkmeni tacciono sull'Ossezia // GÜNDOGAR, 13 agosto 2008

4. Il capo di stato Nursultan Nazarbaev ha preso parte alle cerimonie ufficiali di apertura delle Olimpiadi di Pechino // akorda.kz, 8 agosto 2008

5. Questa sera a Cholpon-Ate si è svolto un incontro tra il capo di stato Nursultan Nazarbaev e il presidente del Kirgizistan Kurmanbek Bakiev // Sito ufficiale del presidente della Repubblica del Kazakistan, 13 agosto 2008, akorda.kz

6. Il Kirghizistan intende partecipare attivamente alla risoluzione del conflitto militare in Ossezia Meridionale // fergana.ru, 11 agosto 2008.

7. I paesi della CSTO hanno condannato la Georgia per il conflitto militare in Ossezia del Sud // RIA Novosti, 13 agosto 2008.

8. Il politologo M. Sariev: il Kirgizistan dovrà rispondere sulla base militare degli Stati Uniti di Gansi // fergana.ru, 12 agosto 2008

9. Esperto kirghizo: la CSTO potrebbe dichiarare il Caucaso zona di sua responsabilità // fergana.ru, 12 agosto 2008

10. Nezavisimaja Gazeta, 12 agosto 2008

Originale: http://fondsk.ru/article.php?id=1565

Articolo originale pubblicato il 20 agosto 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

Etichette: , , , , , , ,

domenica, agosto 10, 2008

Notizie dai giornalisti russi in Ossezia

[Dal blog del giornalista Michail Romanov, che è riuscito a lasciare Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud bombardata dalle forze giorgiane]

"Tutti i giornalisti russi (27 persone) si trovano a Vladikavkaz. Siamo usciti dalla capitale in colonna. Ci hanno sparato con i lanciagranate, ma nessuno è rimasto ferito gravemente. In quell'inferno è rimasto solo Ruslan Gusarov di NTV, da solo e senza operatore. Prego per lui.
Tutti i dettagli in seguito. Anche le foto. Credetemi, ne ho di cose da raccontare.

Per ora posso dirvi solo questo: non credete alla televisione. Né a quella russa, né a quella georgiana (cioè: occidentale). Le vittime sono molte di più.

Una cosa simile non l'ho vista né in Cecenia né a Beslan. La Perevozkina [Marina Perevozkina, giornalista della Nezavisimaja Gazeta, N.d.T.] si è messa a urlare come una pazza, è andata in panico, ma secondo me ci ha salvati. Ha scritto alla comunità internazionale chiedendo che aprissero un corridoio, e poi il bombardamento è cessato. Siamo scappati, alcuni di noi lasciando i bagagli, i portatili, i documenti. [...] Quando ce ne siamo andati i bombardamenti sono ricominciati".

Link

Etichette: , , , ,

Il conflitto tra Russia e Stati Uniti nel Caucaso

[Il punto di vista russo sul conflitto]

Il conflitto tra Russia e Stati Uniti nel Caucaso

di Andrej Arešev

“La Georgia ha commesso un crimine contro il suo stesso popolo, ha inferto un colpo mortale alla propria integrità territoriale e causato un danno tremendo allo stato”: sono state queste le parole pronunciate dal primo ministro russo Vladimir Putin al suo arrivo a Vladikavkaz da Pechino, il 9 agosto. “Date le circostanze è difficile immaginare”, ha aggiunto, “come adesso l'Ossezia del Sud potrà essere convinta a diventare parte della Georgia, considerato che l'attacco georgiano, che è stato un crimine contro il popolo osseto, ha causato molte vittime tra la popolazione civile e una catastrofe umanitaria”. In seguito, durante la visita a un campo profughi nel distretto di Alagit, Putin ha definito “genocidio” il dramma dell'Ossezia Meridionale.

Dunque con queste parole Putin ha espresso la sua valutazione sui recenti sviluppi da un punto di vista politico-legale. Nella prima fase di gestione della crisi la Russia fornirà tutta l'assistenza necessaria all'Ossezia del Sud. Vladimir Putin ha promesso ai profughi che faranno ritorno alle loro case e ha dichiarato che come prima cosa la Russia stanzierà 10 miliardi di rubli per la ricostruzione di Tskhinvali.

Il presidente russo Dmitrij Medvedev ha detto che darà istruzioni al procuratore militare affinché documenti i crimini contro i civili in Ossezia del Sud.

La fermezza delle dichiarazioni fatte dalle due autorità russe contrastano nettamente con quelle del presidente georgiano, che ovviamente si aspettava uno sviluppo della situazione molto diverso. Ha continuato a ordinare infuriato nuovi devastanti attacchi contro Tskhinvali e i villaggi dell'Ossezia Meridionale, applicando la tattica della terra bruciata, e ha chiesto aiuto ai suoi protettori occidentali. Il ministro georgiano per la Reintegrazione Temur Yakobashvili ha valutato che l'Occidente avrebbe certamente fatto pressioni su Mosca permettendo alla Georgia di uscire vittoriosa dal conflitto. Saakashvili e la sua squadra hanno incomprensibilmente concluso che l'aggressione e il genocidio di cui si sono resi responsabili sarebbe rimasto impunito.

La reazione della Russia alla tragedia dell'Ossezia del Sud ha dimostrato che il tandem Medvedev-Putin funziona in maniera chiara e affiatata. È evidente che i tentativi compiuti da forze esterne per destabilizzare la situazione politica interna in Russia insinuando fratture e divisioni nella leadership sono falliti.

Secondo i media occidentali il presidente georgiano (molti politici già lo definiscono un criminale di guerra) si è rivolto direttamente al presidente russo Dmitrij Medvedev per offrirgli un cessate il fuoco. Il Cremlino ha smentito questa notizia definendola disinformazione. È del tutto evidente che non potrà esserci una tregua con Saakashvili finché l'Ossezia del Sud non sarà liberata dalle forze georgiane e le infrastrutture del terrorismo di stato georgiano (comprese le basi e le installazioni militari e le basi aeree) non saranno eliminate.

È emerso che le notizie riguardanti il ritiro dell'esercito georgiano dall'Ossezia del Sud erano false. È probabile che la disinformazione venga diffusa dai rappresentanti georgiani per guadagnare tempo e riorganizzare le forze. La completa sconfitta dell'avversario è necessaria ad assicurare la pace e la stabilità nel Caucaso. Il primo ministro russo Vladimir Putin ha detto: “Per secoli la Russia ha svolto nella regione un ruolo di stabilizzazione altamente positivo, facendosi garante della collaborazione e del progresso. Così è sempre stato e così sarà, nessuno ne dubiti”

Vladimir Putin ha assolutamente ragione quando dice che i russi continueranno a nutrire sentimenti d'amicizia verso il popolo georgiano. La gravità dei combattimenti in cui sono attualmente impegnati l'esercito russo, le forze di peacekeeping e quelle ossete dimostra che la Russia sta affrontando un nemico perfido e feroce che non riconosce alcun limite morale nel perseguire i propri obiettivi criminali. Ma di certo questo discorso non si applica alla nazione georgiana, che è stata trascinata in avventure sanguinose per le quali dovrà pagare un prezzo altissimo e che deve ancora trarre le sue conclusioni da questa esperienza. Nella cronologia dei fatti che precedono l'aggressione c'è un aspetto che merita particolare attenzione: il 31 luglio si è conclusa l'esercitazione militare congiunta di Georgia e Stati Uniti chiamata “Immediate Response 2008”, durante la quale gli istruttori statunitensi hanno addestrato le forze armate georgiane a compiere “operazioni di pulizia” contro i terroristi in zone residenziali. Le esercitazioni comprendevano attività come ripulire i villaggi dei terroristi (presumibilmente in vista dell'impiego dei soldati georgiani in Iraq) e mettere in sicurezza la popolazione civile. Le atrocità perpetrate dalle forze georgiane a Tskhinvali sono frutto dell'addestramento ricevuto dagli istruttori occidentali sotto la cinica copertura della “lotta contro il terrorismo”. I veri obiettivi sono naturalmente completamente diversi. L'ex-ministro degli Esteri georgiano Salome Zurabishvili, che è di certo persona bene informata, ha detto che la presenza degli Stati Uniti in Georgia comprende una vasta gamma di attività, tra cui l'addestramento delle forze armate georgiane e il controllo del corridoio di grande importanza strategica che passa attraverso il Caucaso: l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan ne fa parte. Secondo Zurabishvili l'obiettivo principale dell'attuale conflitto con la Russia è rafforzare la lealtà della Georgia verso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna e garantire loro il controllo del paese e di conseguenza del Caucaso Meridionale.

Va notato che l'intensificazione del conflitto ai confini con la Russia ha coinciso con le tensioni nella regione autonoma cinese dello Xinjiang, dove nei giorni delle Olimpiadi è stato compiuto un altro attacco terroristico. Pochi giorni prima a Bishkek, la capitale del Kirghizistan, è stato scoperto un deposito illegale di armi presso il quale si trovavano dieci militari statunitensi e diversi diplomatici dell'ambasciata americana nel paese. L'aggressione della Georgia contro l'Ossezia del Sud è una guerra nell'interesse di altri, una guerra in cui i georgiani sono destinati al ruolo di carne da cannone. Se all'aggressione contro la piccola regione del Caucaso non verrà posta immediatamente fine, saranno inevitabili altri conflitti regionali molto più estesi di questo.

Oggi, come al tempo della seconda guerra mondiale, l'esercito russo sta combattendo eroicamente per proteggere dalla nuova peste fascista non solo il Caucaso ma l'intero spazio post-sovietico.

Originale da: http://fondsk.ru/article.php?id=1535

Articolo originale pubblicato il 10 agosto 2008

Etichette: , , , , , , ,

Attaccare l'Ossezia significa attaccare la Russia

[Ancora un punto di vista russo incentrato sull'interesse strategico nazionale e sul timore della destabilizzazione e dell'indebolimento del paese, percepiti come una minaccia costante, incalzante e concreta. Non si pone dunque il problema di condividerlo o di rigettarlo, direi, quanto di capire l'entità della posta in gioco in una prospettiva non Occidentale che agisce da comune denominatore tra fazioni anche molto distanti. È inoltre particolarmente interessante il riferimento critico alla dirigenza russa (i "burocrati di tutti i livelli" e la loro ricattabilità)]

Attaccare l'Ossezia significa attaccare la Russia

Di Gurija Murklinskaja

L'attacco contro l'Ossezia del Sud, che equivale ad attaccare l'intera repubblica di Ossezia (perché comunque gli osseti del Nord si trovano sotto la sovranità della Federazione Russa), è un evento tragico ma non inaspettato. Sotto il regime fantoccio di Saakashvili la Georgia non ha scelta. Ma c'è un'altra questione, molto più importante e complicata. E la questione è: la dirigenza russa ha libertà di scelta? Cosa influisce veramente sulla linea di Mosca riguardo alla guerra in Ossezia, la paura dei burocrati russi di tutti i livelli di perdere quello hanno rubato e nascosto in compagnie offshore (perché il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sa dei fondi accantonati all'estero, e può in qualsiasi momento congelare i conti bancari) o la continuità nella difesa degli interessi strategici nazionali della Russia? I primissimi passi delle massime autorità russe fanno sperare che sviluppino il secondo scenario.

Va fatta una dichiarazione netta e responsabile sul fatto che l'attacco contro l'Ossezia è stato un attacco contro la Russia. Alcuni suggeriscono che l'Ossezia andrebbe aiutata con volontari e armi, ma bisognava farlo prima, in Jugoslavia. E non è stato fatto. E adesso chiediamo in ginocchio agli Stati Uniti di non installare i loro missili troppo vicino ai nostri confini. Non è stato un caso che al governo della Georgia sia stata indicata l'Ossezia, considerandola un anello debole che geograficamente si prestava a un blitzkrieg (cominciando con l'Ossezia del Sud) di poche ore e contando che Mosca non interferisse e si limitasse alle proteste di rito. Ma non è andata così. Come ha detto Dmitrij Medvedev, il popolo multinazionale del Caucaso Settentrionale appoggia la nazione osseta. In queste condizioni si possono inviare volontari e armi, ma come prima cosa è necessario dichiarare la presenza militare russa nella zona di questo conflitto militare per poter respingere l'aggressore.

L'attacco georgiano contro l'Ossezia è stato un tentativo di usare le mani e i coltelli georgiani per strappare un altro pezzo allo spazio geopolitico russo per offrirlo agli americani. La trasformazione di vasti territori geopolitici nel processo di “espansione” a est della NATO è dolorosa. La tragedia dell'Ossezia è la testimonianza dell'esistenza sul territorio dell'ex-URSS di repubbliche di fatto indipendenti ma formalmente non riconosciute dalla comunità internazionale: repubbliche che vanno protette contro la violenza etnica, nell'interesse delle persone che vivono in questi stati, e che non devono diventare gli strumenti di una destabilizzazione della Federazione Russa su vasta scala.

In seguito allo smembramento dell'Unione Sovietica che concluse quattro decenni di “guerra fredda” praticamente tutti gli stati post-sovietici tranne la Russia cominciarono a orientarsi verso una rapida e violenta assimilazione di piccoli gruppi etnici non autoctoni e verso la costituzione di stati mono-nazionali e mono-confessionali. Nell'ambito della politica di unificazione dello spazio geopolitico globale la questione del riconoscimento/non riconoscimento dell'Abchazia, dell'Ossezia del Sud e di altri stati di fatto sul territorio dell'ex-URSS non si pone, è già decisa: questi stati verranno riconosciuti. Il solo problema è chi li riconoscerà per primo: la Russia o l'Occidente?

Oggi alla Russia viene quasi apertamente rivolta la minaccia di destabilizzare i suoi territori meridionali se dovesse entrare nella zona “proibita” che circonda le repubbliche post-sovietiche non riconosciute. Gli strateghi occidentali concordano nell'attribuire a Mosca il ruolo di stato incapace di proteggere i propri cittadini permettendo agli stati occidentali di avere l'ultima parola sul destino degli abchazi, degli osseti e di altre nazioni della Russia.

Parlando esclusivamente in termini di confini nazionali, molti popoli caucasici – compresi gli armeni, gli azeri, alcuni gruppi etnici del Daghestan – furono divisi dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Ci sono anche nazioni divise dai confini amministrativi dei “soggetti” della Federazione Russa. Se la Russia dovesse perdere una guerra nel Caucaso Settentrionale, tutti i confini amministrativi sarebbero annullati. Poi gli stati membri della NATO si spartirebbero i territori limitrofi, e molto probabilmente il Caucaso diventerebbe un protettorato turco.

La Georgia potrebbe trarre vantaggio da una guerra? Senz'altro no, a meno che non si consideri vantaggiosa per l'attuale regime di Tbilisi la perdita di un gran numero di giovani disoccupati e male addestrati che Saakashvili ha indirizzato all'arruolamento e che verranno stritolati dalla macchina bellica.

Nessuna potenza attualmente responsabile del futuro del fallito stato georgiano è interessata al mantenimento dell'“integrità territoriale” e della “sovranità nazionale” della Georgia entro i confini dell'ex-Repubblica Socialista Sovietica georgiana. Nell'ipotesi di uno scontro di grandi proporzioni la Georgia andrebbe in pezzi per diventare una formazione di piccoli semi-stati mono-etnici a disposizione dei vincitori.

Probabilmente è ora che i georgiani si rendano conto per chi stanno combattendo le loro battaglie.

Originale da: http://fondsk.ru/article.php?id=1533

Articolo originale pubblicato il 10 agosto 2008

Etichette: , , , , ,

Il conflitto in Georgia-Ossezia Meridionale: links

[Ovvero, quello che non riusciamo a tradurre ve lo segnaliamo con una descrizione più o meno sintetica, cercando di dare un'idea il più possibile ampia dei punti di vista (pare che la stampa nazionale non ne abbia molta voglia, mentre Andrea e la Miru sì: queste segnalazioni sono equamente suddivise tra noi due)]

Il capodanno del 2007

winthrop360 ha fatto una scoperta interessante: nel febbraio del 2006 il ministro della Difesa georgiano si impegnò a dimettersi se non fosse riuscito a riportare l'Ossezia del Sud sotto il controllo georgiano entro la fine dell'anno. Voleva festeggiare l'arrivo del 2007 a Tskhinvali, disse.
Si dimise a novembre accusando Saakashvili di corruzione, incompetenza e violazione dei diritti umani. Poi passò all'opposizione e adesso sta in Francia, che gli ha concesso l'asilo politico.
Nel settembre 2007 Okruashvili rivelò il suo piano per riprendersi l'Ossezia del Sud: "un'operazione su piccola scala che avrebbe causato solo numero minimo di vittime". Precisò che non avrebbe comportato uno scontro militare su vasta scala
"Lo sapevano solo quattro persone: io, Saakashvili, Merabishvili e Adeishvili" disse Okruashvili. Forse anche Giga Bokeria, ma non ne sono certo".
Link: Aggiornamento sulla guerra: presagi

L'azzardo
Anche Douglas Muir di Fistful of Euros propone la sua analisi (la definisce "dilettantesca e semi-informata", ma essendo stato in Caucaso fino allo scorso marzo ha una certa conoscenza dei fatti):
Chi ha cominciato? A quanto pare la Georgia. Provocazioni ci sono state da entrambe le parti, ma i georgiani hanno lanciato una pesante offensiva militare, e non sono cose che succedono per caso.
Perché? L'Ossezia Meridionale è sempre stata vulnerabile a un blitzkrieg: piccola, non molto popolosa (circa 70.000 persone) e circondata dalla Georgia su tre lati. Impervia e montuosa, ma non adatta a una difesa in profondità. C'è solo una città di dimensioni un po' più grandi (Tsikhinvali, la capitale) e solo una strada in discrete condizioni che collega la provincia alla Russia. Ecco il punto: una sola strada, e passa attraverso una galleria. Certo, ci sono un paio di strade sui passi, ma sono in condizioni terribili. Strategicamente l'Ossezia del Sud è appesa a un filo. Dunque la tentazione c'è sempre stata: un'offensiva rapida per catturare Tsikhinvali, far saltare o bloccare la galleria e chiudere la strada.
Ci sono riusciti? Presto per dirlo, ma le cose si sono messe male. I russi hanno reagito con rapidità ed energia inaspettate e hanno il controllo dello spazio aereo dell'Ossezia del Sud.
Perché adesso? Saakashvili è un nazionalista privo di una visione razionale delle dispute con la Russia, che considera un insulto al suo animo patriottico.
Ma soprattutto Saakashvili è un giocatore d'azzardo: manca di pazienza, anche se ha carisma e astuzia. Inoltre è alle prese con difficoltà politiche interne, abbastanza gravi da alzare il suo livello di frustrazione.
Saakashvili è uno stupido?
Sembra aver fatto qualche errore di calcolo. Potrebbe aver pensato che i russi non avrebbero combattuto, o l'avrebbero fatto male, e che non avessero veramente a cuore l'Ossezia, o non fossero in grado di reagire con prontezza. Questa ultima ipotesi non era poi così campata in aria. L'errore è stato contare sulla disorganizzazione dell'esercito russo per lanciare un'offensiva su vasta scala.
L'altro errore è stato credere che i russi fossero distratti: per le Olimpiadi, certo, ma soprattutto perché ad agosto si svuotano gli uffici governativi e il Parlamento, e anche perché le più alte autorità della difesa se ne vanno in vacanza.
E invece no: la reazione russa potrà essere stata un po' caotica, ma è stata fondamentalmente decisa e rapida.
Va poi notato che i servizi segreti russi hanno fatto di tutto per infiltrarsi in Georgia. Dunque è possibile che questa offensiva fosse compromessa fin dall'inizio.
Link: Ossezia del Sud, il dado è tratto

Rassegna della stampa angloamericana
Chris Floyd (decisamente anti-putiniano, se vogliamo semplificare) fa una rassegna della stampa angloamericana sottolineando che "a questo punto è chiaro che la Georgia ha rischiato enormemente attaccando l'Ossezia del Sud, sperando che dopo aver inflitto un rapido k.o. avrebbe goduto dell'appoggio degli amici di Washington". Citando un articolo di Associated Press, Floyd osserva un aspetto che finora è stato prevalentemente trascurato dai media:
Saakashvili ha ordinato il bombardamento della capitale Tskhinvali poche ore dopo aver dichiarato un presunto "cessate il fuoco", e le forze georgiane hanno preso di mira e ucciso diversi soldati della forza di pace russa. Ciò ha offerto al Cremlino il pretesto perfetto per mostrare i muscoli e assicurarsi un controllo ancora più saldo sulle regioni separatiste della Georgia.
Altro aspetto: la responsabilità dell'Occidente, con il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, e il fatto spesso tralasciato che quasi tutti gli Osseti considerano la propria regione parte della Russia.
Tra l'altro anche Floyd cita Okruashvili (v. winthrop).
Link: Il surge del Cremlino

Lavrov parla inglese
"Adesso, vede, tutti dicono: dichiarate il cessate il fuoco. Il cessate il fuoco è stato dichiarato due giorni fa, per essere immediatamente violato dalle forze georgiane".
Video, BBC

Oil and CIA, again
Secondo l'ex ministro degli Esteri georgiano gli Stati Uniti potrebbero essere parzialmente responsabili per le violenze in Ossezia Meridionale.
"In Georgia ci sono molti americani, impegnati ad addestrare le forze armate georgiane e a monitorare la situazione. Da quanto ne so, sorvegliano anche il corridoio strategico costituito dall'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.
Lo scopo principale del conflitto è l'ulteriore orientamento strategico della Georgia e un'opportunità per l'Occidente, mi riferisco a Stati Uniti e Unione Europea, di contare sulla Georgia e il Caucaso per assicurarsi la fornitura strategica di petrolio".
Anche il Professor Gerhard Mangott, del Dipartimento di scienze politiche dell'Università di Innsbruck, sottolinea che l'intensificazione del conflitto in Ossezia non è nell'interesse della Russia.
Link da Russia Today

LA foto
Disclaimer grande come un condominio di epoca sovietica: prendete questa osservazione di Russia Inside Out con un grano di sale. Ci sembra in ogni caso giusto riportarla.
Mattina del 10 agosto (oggi): il sito BBC news titola Russia deaf to Western voices (La Russia è sorda alle voci dell'Occidente), e inserisce alcune foto Reuters che si riferirebbero ai presunti bombardamenti russi di edifici residenziali. Guardiamole:



Qui si vede il cadavere di un uomo con una camicia a scacchi. I medici reggono un altro corpo: questa persona dev'essere ancora viva perché si aggrappa al braccio della donna. Sulla destra, uomo in nero apparentemente non troppo scosso.



Qui si vede un uomo che piange con un cadavere tra le braccia che ha la stessa camicia a scacchi, gli stessi pantaloni e le stesse scarpe del cadavere della foto precedente. Si tratta dunque della stessa persona. Dunque l'uomo ha portato il cadavere da un'altra parte? L'autore del post ritiene che l'uomo che piange sia l'uomo in nero della fotografia precedente.



Ed eccolo di nuovo: questo è sicuramente l'uomo della foto precedente, più vestito di prima.
Si noti anche la generale assenza di azione attorno alle scene ritratte.

Invitiamo ancora una volta alla prudenza e a tutte le riserve del caso: comunque la foto di quest'uomo è LA foto del conflitto finora, dunque pare lecito sospettare che una qualche forma di manipolazione ci sia stata.

Link: La guerra dei media contro la Russia

Etichette: , , , , , ,

sabato, agosto 09, 2008

Allarme rosso nel Caucaso

[Analisi approfondita e ben contestualizzata del conflitto e delle sue possibili motivazioni: anche qui si sottolinea il probabile consenso degli Stati Uniti, la politica di accerchiamento e contenimento della Russia e la questione delle risorse energetiche. Si ricorda inoltre come l'Ossezia del Sud fosse ormai da molto tempo indipendente di fatto, e come in epoca sovietica godesse dello statuto di regione autonoma all'interno della Georgia. Infine Bleitrach ricorda il ruolo di Soros nelle cosiddette rivoluzioni colorate e l'innesto di una leadership di fabbricazione statunitense nel paese-chiave del Caucaso]

Allarme rosso nel Caucaso (cosa vogliono gli Stati Uniti?)

di Danielle Bleitrach

Ci sono stati scontri militari gravissimi tra le truppe del regime fantoccio di Washington che governa la Georgia (il Caucaso del Nord) e la repubblica autonoma dell'Ossezia del Sud appoggiata dalla Russia, compreso il bombardamento di ieri della capitale autonoma dell'Ossezia del Sud Tskhinvali. L'attacco della Georgia, che ha causato 15 morti tra le forze di interposizione russe, ha suscitato la reazione della Russia: si può dunque già parlare di guerra, con l'arrivo dall'Ossezia del Nord di carri armati, dell'aviazione e di numerosi volontari russi.

Nell'attacco georgiano contro l'Ossezia ci sarebbero stati 1400 morti, in maggioranza civili, secondo l'agenzia russa Interfax che cita il capo dei separatisti osseti, Eduard Kokoity.

Notizie contraddittorie sul numero delle vittime
La capitale dell'Ossezia del Sud, Tskhinvali, è stata attaccata dalla Georgia che ha dichiarato l'intenzione di reprimere le “tendenze separatiste”. Si contano molte vittime, ma i comunicati diffusi dalle due parti sono contraddittori. Un portavoce dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che si trova in Ossezia del Sud ha riportato anche la distruzione di molti edifici.

La Russia non ha tardato a reagire, tanto più che sotto i colpi georgiani sono morti dieci soldati russi che si trovavano in una caserma della forza di peacekeeping, a Tskhinvali. Nell'Ossezia Meridionale sono entrati centocinquanta carri e veicoli blindati russi, mentre a Mosca si teneva un consiglio di sicurezza presieduto da Medvedev. La Georgia ha riportato il bombardamento della sua base aerea di Vaziani, a 25 km da Tbilisi, da parte dell'aviazione russa.

A Occidente si dice che l'Ossezia ha scelto la strada del separatismo, ma si dimentica che l'Ossezia del Sud in epoca sovietica godeva dello statuto di “regione autonoma” all'interno della Repubblica Socialista della Georgia, che è abitata da una popolazione che ha spesso il doppio passaporto e che è vicina all'Ossezia del Nord (rimasta in Russia).

Nel 1991 ha proclamato l'indipendenza da Tbilisi dopo l'abolizione della sua autonomia per iniziativa del primo presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. Tbilisi ha perduto il controllo del territorio dell'Ossezia Meridionale nel 1992 in seguito a un sanguinoso conflitto. La pace nella zona di conflitto osseto-georgiana è attualmente mantenuta da un contingente composto da tre battaglioni (russo, georgiano e osseto), ciascuno costituito da 500 soldati di pace. Nel suo attacco contro l'Ossezia la Georgia ha ucciso soldati russi che avevano il compito di mantenere la pace.

La Georgia è diventata il burattino degli Stati Uniti
In questo conflitto ci troviamo di fronte alle conseguenze dello smembramento dell'ex-URSS, smembramento orchestrato dagli Stati Uniti e in particolare dal miliardario Soros, uomo della CIA, che ha finanziato una gran massa di ONG per provocare guerre civili e movimenti sociali approfittando dello sbando delle istituzioni e dei poteri. Il tutto durante la decomposizione del vecchio apparato di Stato sovietico e la corsa degli apparatčik per impadronirsi delle risorse nazionali.

Il miliardario americano George Soros ha sostenuto finanziariamente i movimenti studenteschi georgiani e il partito di Saakashvili, finanziando la carriera politica di Saakashvili fin dall'inizio. La sua influenza sul nuovo governo georgiano è ancora molto forte. Alcuni ministri del governo attuale hanno collaborato con il finanziere americano nell'ambito della sua fondazione. Inoltre vari giovani consiglieri di Saakashvili hanno studiato negli Stati Uniti grazie a un programma di scambi universitari creato e gestito dalla fondazione privata di Soros. Il governo americano, da parte sua, ha raddoppiato gli aiuti economici bilaterali alla Georgia dopo la rivoluzione. Questi finanziamenti annuali raggiungono oggi la cifra di 185 milioni di dollari. Inoltre la Casa Bianca è coinvolta in un programma di formazione delle forze speciali dell'esercito georgiano nel quadro della lotta contro il terrorismo islamico nella regione e con la collaborazione di Israele. Gli Stati Uniti hanno anche stanziato delle somme per pagare le fatture energetiche della Georgia all'indomani della rivoluzione del novembre 2003. È evidente il ruolo di Soros, che ha qui i propri interessi finanziari e che ha lavorato a stretto contatto della CIA per favorire l'acquisizione del controllo su questa regione da parte degli Stati Uniti, soprattutto nel settore dell'energia ma non solo. (1)

Abbiamo visto questo scenario all'opera in ben altri contesti. Questa “balcanizzazione”, o asservimento, presente ovunque (in America Latina, in Asia, in Europa) è il mezzo per affermare il predominio della potenza statunitense e far fronte ai paesi ribelli. Oggi è rappresentata dall'avanzata della NATO, dall'installazione dei missili puntati contro l'Iran ma di fatto contro la Russia. Ma perché invadere l'Ossezia, indipendente di fatto da molti anni? Si vuole creare una situazione irreversibile prima che termini il mandato dell'attuale presidente degli Stati Uniti? Se l'influenza di Soros resta determinante, si tratta al contrario di giocare la carta – proposta da Obama – del rafforzamento dell'intervento in l'Afghanistan e nella zona irano-orientale?

Recentemente Condolezza Rice è stata a Tbilisi, e si stenta a immaginare che l'operazione si sia svolta senza il suo avallo. Sotto l'influenza di Washington, che auspica l'integrazione della Georgia nella NATO.

Inoltre la Georgia è totalmente asservita agli Stati Uniti e dal punto di vista militare molto legata a Israele. È dunque poco probabile che abbia lanciato l'attacco contro l'Ossezia, uccidendo nella loro caserma dei soldati russi del contingente di pace, senza il consenso degli Stati Uniti.

In un primo tempo la Georgia, potentemente armata e addestrata da Israele, ha contestato l'organismo incaricato di risolvere il conflitto – la Commissione mista di controllo composta dalla Russia, dalla Georgia e dalle due Ossezie. Poi c'è stato il 7 agosto, l'attacco contro l'Ossezia, il bombardamento della capitale, la popolazione civile in fuga, il disastro umanitario e infine lo scontro diretto con le forze russe.

Un attacco contro l'Ossezia ma anche contro la Russia
Oggi i dirigenti politici georgiani fingono di condurre un'operazione di pacificazione. Tbilisi si dice pronta ad arrestare il bagno di sangue se Tskhinvali [la capitale dell'Ossezia Meridionale] accetterà il negoziato diretto [senza la mediazione russa], il che equivarrebbe a una capitolazione degli osseti. Tbilisi promette d'altronde di concedere alla repubblica “un'ampia autonomia all'interno della Georgia e un finanziamento umanitario di 35 milioni di dollari per la ricostruzione”. Il primo ministro georgiano Vladimir Gurgenidze ha offerto a sua volta “un'amnistia giuridico-politica per tutti gli alti funzionari dell'autoproclamata repubblica”, reiterando comunque la volontà di Tbilisi di “perseguire [l'azione militare] fino al ristabilimento dell'ordine.

Nel suo discorso alla nazione, citato dall'agenzia di informazione georgiana Akhali Ambebi Sakartvelo, il presidente georgiano Saakashvili ha annunciato che la mattina dell'8 agosto “la maggior parte dell'Ossezia del Sud è stata liberata e si trova sotto il controllo delle forze governative georgiane”. Ha poi accusato Mosca di avere inviato dei bombardieri SU-24 a colpire i dintorni della città georgiana di Gori [a una cinquantina di chilometri da Tskhinvali] e le regioni di Kareli e di Variani. Informazione categoricamente smentita dalla Russia: “È un delirio, un'ennesima provocazione nauseabonda di Tbilisi”, ha replicato un alto funzionario del ministero degli Esteri russo, citato da Izvestija.

In giornata questo “delirio” sul bombardamento di Gori è stato ripreso da tutte le agenzie di stampa occidentali, che unanimemente hanno trasformato la Russia nell'aggressore.

Il primo leader russo a reagire all'intensificazione delle violenze è stato il capo del governo Vladimir Putin. Da Pechino si è rammaricato per il mancato rispetto georgiano della tregua olimpica e ha promesso “una risposta all'aggressione georgiana, come riferisce il quotidiano russo online Vzgljad. Secondo l'agenzia di stampa russa RIA Novosti, davanti a Bush Vladimir Putin ha affermato che il popolo russo e in particolare quelli del Caucaso non accetteranno una simile aggressione contro i loro compatrioti. Pare che Bush abbia manifestato un po' di imbarazzo. Da parte sua, il presidente russo Dmitrij Medvedev ha promesso di proteggere la popolazione civile osseta, la cui maggioranza possiede un passaporto russo, informa Vzgljad. “Non accetteremo la morte impunita di nostri connazionali, ovunque essi si trovino, ha ribadito. Secondo Vzgljad, quello stesso giorno truppe e veicoli blindati russi hanno attraversato la frontiera russo-georgiana e si sono diretti verso Tskhinvali.

Gli Stati Uniti per bocca di Condoleezza Rice hanno chiesto la fine delle ostilità, mentre la vera questione è il loro coinvolgimento nell'attacco. Per quanto riguarda la comunità internazionale, la NATO, l'ONU e il Consiglio Europeo hanno di fatto chiesto a entrambe le parti di cessare il fuoco e di sedersi al tavolo dei negoziati. Al momento la pacificazione sembra però essere un pio desiderio.

Il Caucaso in fiamme?
Sul versante russo la tensione stale, in particolare nel Caucaso. L'agenzia di stampa RIA Novosti ci informa che “i cosacchi hanno formato battaglioni di volontari per fare fronte a un eventuale aggravarsi della situazione in Ossezia del Sud, ha annunciato martedì ai giornalisti il capo (ataman) dell'armata dei cosacchi del Don, Viktor Vodolackij. 'I battaglioni sono pronti a interventire in Ossezia del Sud', ha dichiarato l’ataman. Secondo Vodolackij i battaglioni sono formati da cosacchi che hanno fatto parte dell'esercito. 'Vogliamo che ne facciano parte i migliori cosacchi che difenderanno l'Ossezia del Sud e la Russia', ha sottolineato l'ataman.
Secondo i responsabili dell'Ossezia del Sud, se la Georgia scatenerà una guerra contro l'autoprocalamata repubblica si ricorrerà a questi battaglioni. 'In tal caso i cosacchi avranno lo statuto di militari sud-osseti', ha precisato Anatolij Barankevič, segretario del Consiglio di sicurezza della repubblica. In questi ultimi giorni, ha proseguito, la Georgia ha moltiplicato le provocazioni, 'uccidendo negli attacchi sei persone e ferendone altre 13'.
'Dei sei uccisi, tre sono dei civili', ha ricordato, aggiungendo che l'evacuazione delle donne e dei bambini dalle zone sotto tiro era stata ordinata il 2 agosto
”.

Al di là del fatto
Come sempre non è possibile comprendere il vero significato di un fatto – e a maggior ragione chi ne uscirà vittorioso – se non rifacendosi alla totalità storica che gli dà senso.

La sostanza è quella che abbiamo descritto: l'indebolimento dell'ex-URSS e il tentativo di proseguire questo assalto in particolare per mezzo della NATO che tenta di integrare la Georgia e l'Ucraina. Un po' ovunque sono state organizzate pseudo-rivoluzioni popolari ed elezioni vendute e manipolate che hanno portato al potere degli uomini di paglia la cui politica consiste nell'appropriarsi delle risorse del paese per mezzo delle privatizzazioni, aggravando la situazione della popolazione. Bisogna anche ricordare che questo processo è cominciato con Gorbačëv, che con il pretesto di creare il multipartitismo ha incoraggiato la nascita di partiti “nazionalisti” o meglio regionalisti con una propaganda a favore dell'autonomismo e dell'indipendenza.

La Georgia era una delle repubbliche dove il livello di vita era più alto, insieme ai paesi baltici e ad alcune regioni della Russia occidentale. Pochi anni dopo il crollo dell'Unione Sovietica la Georgia si trovava agli ultimi posti tra le repubbliche post-sovietiche. Se si considera il reddito pro capite, la Georgia è oggi tra gli ultimi tre o quattro paesi dell'ex-Unione Sovietica. Il PIL è sceso in maniera spettacolare: il PIL del 1993 costituiva il 17% di quello del 1989. All'indomani del crollo dell'URSS c'è stato dunque un disfacimento totale del tessuto economico. A partire dal 1995-1996 la crescita è ridiventata positiva. A partire dal 1998 la Georgia è stata segnata dalla crisi finanziaria russa. Alla fine degli anni Novanta sono entrate in gioco anche la corruzione e la criminalizzazione dell'economia, mettendo in grave pericolo lo sviluppo economico. Nel settore economico la Georgia è così diventata preda di gruppi politico-mafiosi che ostacolavano gli investimenti stranieri. Le sole imprese straniere che sono riuscite ad avviarsi nel paese, soprattutto nei settori della distribuzione dell'elettricità o della produzione di vini o di acque minerali, hanno dovuto andarsene nel giro di due o tre anni per la pressione dei gruppi criminali. Si sono anche verificati dei rapimenti di uomini d'affari.

La rivoluzione di velluto, gestita di fatto direttamente dagli Stati Uniti per mezzo di “esperti” e politici importati da lì, è stata condotta contro la corruzione e le bande mafiose. Ha richiamato una grande attenzione sull'arresto di qualche responsabile politico coinvolto nella corruzione dell'ex-regime. I ministri dell'Energia e dei Trasporti, il direttore delle ferrovie, il presidente della Federazione calcistica georgiana sono finiti tutti sulla lista nera della squadra di Saakashvili. Ma in realtà c'era stata un accordo tra i vecchi e nuovi, e chi aveva accolto con sollievo il cambiamento di squadra è rimasto presto deluso.

Come si spiega allora questa offensiva contro una regione autonoma ormai da molto tempo, e soprattutto contro l'esercito russo?
Bisogna tenere presente che il Caucaso meridionale è una regione strategica etnicamente molto eterogenea che fa da collegamento tra la Russia e l'Asia Minore, e che dopo il crollo dell'URSS si è trasformata in una zona di tensione e di conflitti armati. Il presidente georgiano Saakashvili è un agente nord-americano, un avvocato newyorkese di origine georgiana; questa situazione creata da zero è uno dei principali fattori di instabilità, a causa di una politica interna di privatizzazione e di ostilità verso i russofoni. Sul versante russo la difesa della dignità nazionale da parte di Putin è consistita essenzialmente nel contenere lo smembramento, e questa politica è stata condotta anche facendo leva sulla resistenza delle popolazioni russofone alla sottomissione agli Stati Uniti. In Ucraina possiamo osservare un caso simile. Si sa anche come la Russia sia stata portata a creare attorno a sé uno scudo di alleanze, la più celebre delle quali è la Shangai Cooperation Organization, (ma va anche ricordata l'organizzazione dei paesi caspici). Ovunque la Russia ha sollecitato alleanze difensive contro gli attacchi combinati di pseudo-terroristi e separatisti comandati da uomini di paglia che ambiscono a entrare nella NATO.

L'altro fattore di destabilizzazione è il ruolo che gli Stati Uniti e il loro alleato, Israele, attribuiscono alla Georgia. La Georgia, in effetti, è un pezzo dell'ingranaggio messo in campo contro l'Iran e anche uno dei fattori di smantellamento dell'ex-Unione Sovietica o della stessa Russia. È una catena di polveriere che comprende la Cecenia, il Daghestan con le sue riserve e l'enclave armena del Nagorno-Karabach in territorio azero. Per meglio comprendere l'insieme bisogna infine tenere presente che si stanno anche moltiplicando le aggressioni della Turchia contro i curdi, e il tutto nel contesto esplosivo dell'Iran.

Dietro questi conflitti etnici c'è in effetti il grande gioco per il controllo dei gasdotti e degli oleodotti. È il gas del Turkmenistan e sono le riserve petrolifere dell'Azerbaigian. Gli americani si danno da fare da molto tempo in questa regione per le risorse energetiche del Mar Caspio. Stanno anche per spostare le loro basi militari dall'Europa Occidentale a quella Orientale e all'Asia Centrale, ufficialmente nel contesto della lotta contro il terrorismo. In particolare, Washington prevede di installare delle nuove basi in Georgia o in Azerbaigian. La Georgia è il vero fulcro strategico del Caucaso, perché è il solo paese ad avere un accesso al mare aperto e che confina per un lungo tratto con il Caucaso russo. La Georgia è un paese chiave per la stabilità regionale nel Caucaso.

Sembra dunque che sia stato deciso un conflitto armato che sembrava improbabile, il che suscita inquietudine per il destino di tutta la regione. Si sta appiccando il fuoco a una polveriera (che sarebbe rappresentata dall'Iran)? Dagli Stati Uniti ci si può aspettare di tutto.


(1) Detto questo, Soros (il cui ruolo nella destabilizzazione non può essere negato) è attualmente in crisi aperta con il governo Bush e uno dei maggiori finanziatori di Obama. Il complesso militare-industriale statunitense non si fida di questo avventuriero, si limita a usarlo.

Originale da: Changement de société

Articolo originale pubblicato l'8 agosto 2008

Etichette: , , , , , , ,

La "nuova guerra fredda" si intensifica

La "nuova guerra fredda" si intensifica

da Lenin's Tomb, traduzione di Andrej Andreevič

La notte scorsa, mentre i giornali annunciavano drammaticamente che la Russia aveva invaso la Georgia, dev’esserci stata parecchia e diffusa perplessità. In realtà la situazione è un po' più complicata, dal momento che le truppe russe erano già nell'Ossezia del Sud, in quanto parte di una fragile coalizione di "peacekeeping". Il governo russo sostiene (disonestamente) che le proprie azioni sono solamente l'estensione del compito di peacekeeping, anche quando ha colpito obiettivi a sud dei confini dell'Ossezia Meridionale. I titoli devono essere stati cambiati leggermente per togliere i riferimenti all'invasione. Anche con questi cambiamenti sembra esserci una strana riluttanza ad ammettere il fatto più strano dell’intera faccenda: la Georgia sembra avere 'invaso' l'Ossezia meridionale in un atto di deliberata provocazione e, secondo quanto riporta la Reuters, sta attaccando i separatisti osseti con aerei ed esercito. Si può solo immaginare che la leadership georgiana, che ambisce a entrare nella NATO, abbia avuto un qualche genere di via libera da Washington prima di un attacco di questo tipo. Dopo tutto, se davvero intende ritirare 1000 soldati dal suo contingente iracheno per attaccare il movimento indipendentista osseto, penso che prima abbiano dovuto chiedere a Bush (a proposito, se la Georgia dovesse entrare effettivamente nella NATO, questo impegnerebbe altri paesi dell'Alleanza Atlantica a difendere le frontiere georgiane, anche se i movimenti indipendentisti di Ossezia Meridionale, Abchazia - che hanno dichiarato entrambe l'indipendenza dalla Georgia - e Ajaria dovessero staccarsi). Questo non significa che la Russia non si stia comportando aggressivamente - ha rafforzato per anni il proprio potere in Ossezia Meridionale, appoggiando i secessionisti e così via -, significa solo che la Georgia è cliente di un potere più grande dell'Ossezia meridionale.

L'immagine complessiva ci mostra una battaglia tra Washington e Mosca per il controllo politico dei territori ricchi di petrolio e gas in Asia centrale. Il processo di riforma di Clinton e del Fondo Monetario Internazionale ha portato alla creazione di un blocco di stati filo-occidentali in Asia centrale, mentre lo status dell'Ossezia Meridionale in quanto territorio autonomo è stato difeso da un contingente di peacekeeping russo-georgiano. Bush ha usato l'opportunità fornita dall'11 settembre per progettare basi militari nella regione, accerchiando così la parte meridionale della Russia con una nuova cortina di ferro e dando agli Stati Uniti un cruciale vantaggio contro i movimenti popolari (principalmente islamisti) potenzialmente ostili. Uno dei maggiori imbarazzi causati da questa strategia sono state le rivelazioni di Craig Murray sulle pratiche di tortura di Islam Karimov, alleato di Washington, e il fatto che le informazioni di 'intelligence' ottenute con questi metodi siano state prese per buone dai servizi segreti occidentali. È poi seguito il grandissimo imbarazzo di Karimov, che ha cacciato gli americani dal paese e stretto un patto con Putin. Quanto alla Georgia, l'amministrazione Bush ha appoggiato la "Rivoluzione delle Rose" del filoamericano Saakashvili contro un decrepito e nepotistico leader di epoca sovietica, Edvard Shevardnadze. Il National Endowment for Democracy è stato pesantemente coinvolto nella campagna di opposizione, e il Dipartimento di Stato ha dato aiuti al paese prima delle elezioni per poter fare pressioni finanziarie sulla leadership.

Ma, come le altre “rivoluzioni” colorate, anche questa rappresentava il cambiamento superficiale di una classe dirigente orientata verso Washington, non un cambiamento sostanziale nella società. In realtà il movimento popolare spontaneo uscito dalla rivolta preoccupava profondamente la squadra di governo di Saakashvili, che ha ordinato ai suoi sostenitori di tornare a casa (v. l'articolo di Neal Ascherson). Il governo Saakashvili è presto diventato noto per la tendenza a reprimere le manifestazioni pacifiche con l'uso dell'esercito mentre la crisi economica peggiorava, il debito nazionale saliva e l'autoritarismo e la corruzione che caratterizzavano il vecchio regime persistevano. La sua popolarità è crollata da uno stupefacente 94% nell'autunno 2003 al 23% di due anni dopo. Washington ha ripetutamente salvato la leadership "delle rose" con aiuti in denaro, ufficialmente per aiutare le riforme "democratiche". Solo nel 2006 l'ex-stato sovietico ha ricevuto 565 milioni di dollari in programmi di aiuto, gentilmente offerti dal Senato degli Stati Uniti, per proteggerli dalla "Russia autoritaria". Gli Stati Uniti sono più che entusiasti di stroncare le tendenze indipendentiste in Georgia, dato che potrebbero andare a beneficio del governo Putin-Medvedev. Tutto ciò, come ha osservato Stephen Cohen, fa parte di una nuova "guerra fredda" diretta dagli Stati Uniti contro la Russia.

L'attuale presidente della Russia, Dmitrij Medvedev, è un miliardario già capo del consiglio di amministratore di Gazprom. Un oligarca reso potente, tra l’altro, dalle politiche del FMI, ora è, assieme a Putin, a capo di un governo nazionalista determinato a riassicurare l'egemonia russa nella regione. Gazprom è il monopolio di Stato russo che è diventato protagonista di una battaglia con l'Ucraina che ha stimolato la retorica della nuova Guerra Fredda nei giornali occidentali nel 2005. Essenzialmente, per punire l'Ucraina per la sua "Rivoluzione colorata" e per cercare l'integrazione con l'Unione Europea, il governo russo ha minacciato di alzare i prezzi a meno che il governo ucraino non avesse venduto parte della rete di oleodotti a Gazprom. Nel 2006 Gazprom è stata di nuovo al centro di una crisi geopolitica minacciando di raddoppiare i prezzi alla Georgia, proprio mentre veniva ultimato un oleodotto che avrebbe portato il gas direttamente alla secessionista Ossezia Meridionale. Ogni volta che Gazprom agiva in questo modo, un'informazione ipocrita lamentava, in Europa e in America, l'arroganza russa. Ma la Russia non sta facendo nulla di stupefacente: il controllo su gas e petrolio è una delle sue poche forze, e lo sta usando alla stessa maniera in cui il Pentagono si affida alla forza militare statunitense per rimediare alle proprie carenze energetiche in altre aree. L'altra forza della Russia sta nel suo arsenale atomico. Come ha fatto notare Chomsky, il sabotaggio da parte dell'amministrazione Bush degli sforzi di ridurre e ridimensionare l'arsenale russo come parte di sforzi multilaterali si è rivelato estremamente pericoloso:

"Nel febbraio 2004 la Russia ha tenuto le sue più grandi esercitazioni militare da due decenni a questa parte, esibendo soprattutto avanzate armi di distruzione di massa. I generali russi e il ministro della Difesa Sergei Lavrov hanno annunciato che stavano rispondendo ai piani di Washington di 'fare delle armi atomiche uno strumento per risolvere le questioni militari', compreso lo sviluppo di armi atomiche a basso potenziale, 'tendenza estremamente pericolosa che sta minando le fondamenta della stabilità regionale e globale... abbassando i livelli di improbabilità di un loro uso'. L'analista strategico Bruce Blair ha scritto che la Russia si rende perfettamente conto che le nuove bombe 'bunker buster' sono progettate per colpire i 'bunker dei comandi nucleari' che controllano l'arsenale atomico russo. Ivanov e i generali russi dicono che in risposta all'escalation statunitense impiegheranno 'i missili più avanzati e all’avanguardia del mondo', forse impossibili da distruggere, cosa che 'per il Pentagono sarebbe molto allarmante', come ha detto l'ex-vice segretario alla Difesa Phil Coyle. Gli analisti statunitensi sospettano che la Russia stia anche costruendo un veicolo di crociera ipersonico di sviluppo statunitense che sarebbe in grado di rientrare nell'atmosfera e di lanciare attacchi devastanti senza preavviso, e farebbe parte di un piano statunitense per ridurre la dipendenza dalle basi di oltremare o l'accesso negoziato alle traiettorie via aerea.

Gli analisti statunitensi stimano che le spese militari russe siano triplicate durante gli anni Bush-Putin, in larga misura come prevedibile reazione alla militanza e all'aggressività dell'amministrazione Bush. Putin e Ivanov hanno citato la dottrina dell''attacco preventivo' dell'amministrazione Bush (la nuova 'rivoluzionaria' dottrina della Strategia di Sicurezza Nazionale"), ma 'aggiungendo un punto chiave, e cioè dicendo che la forza militare può essere usata per cercare di limitare l'accesso russo alle regioni che sono essenziali alla sua sopravvivenza', adattando così alla Russia la dottrina Clinton che gli Stati Uniti avevano inaugurato ricorrendo all''uso unilaterale della potenza militare' per assicurarsi 'accesso senza restrizioni ai mercati chiave, alle forniture di energia e alle risorse strategiche'. Il mondo 'è un posto molto più insicuro' ora che la Russia ha deciso di seguire la stessa strada statunitense, ha detto Fiona Hill del Brookings Institution, aggiungendo che altri paesi probabilmente 'la seguiranno a ruota'".

Da quando il governo statunitense ha preferito "neutralizzare" il vantaggio nucleare russo nella regione costruendo un "sistema missilistico di difesa" attorno al perimetro del paese, la Russia sta lavorando aggressivamente per migliorare il proprio sistema di armi (che è poca cosa rispetto all'equivalente americano), intimidire gli avversari e guadagnarsi supporto nella regione creando nuove relazioni, ad esempio col Turkmenistan, grazie ad un nuovo oleodotto per importare gas dal paese, aumentando così il controllo sui rifornimenti all'Europa.

Questo scontro potrebbe essere di breve durata: gli investitori russi sono scontenti e le compagnie statali di gas e petrolio stanno perdendo rapidamente valore. Comunque dipende da quello che la classe governante russa ritiene sia la posta in gioco. Washington potrebbe facilmente far precipitare ulteriormente la situazione, e una nuova amministrazione Obama, consigliata da Brzezinski, si concentrerebbe di sicuro molto di più sull'espansione del dominio statunitense in Asia Centrale che sulla guerra ormai persa in Iraq. E la classe governante statunitense, nel perseguire la sua "nuova Guerra Fredda", ha innescato una logica infernale di escalation: anche se questa crisi dovesse calmarsi ne emergerebbe presto una nuova. Il tanto evocato nuovo ordine mondiale somiglia sempre di più a quello vecchio, ma con più armi nucleari e meno stabilità.

Originale da: http://leninology.blogspot.com/2008/08/new-cold-war-escalates.html

Post originale pubblicato il 9 agosto 2008

***
Update:

Il ruolo dell'America

Un rapido aggiornamento al post precedente. Ricorderete che ho scritto:

Si può solo immaginare che la leadership georgiana, che ambisce a entrare nella NATO, abbia avuto un qualche genere di via libera da Washington prima di un attacco di questo tipo. Dopo tutto, se davvero intende ritirare 1000 soldati dal suo contingente iracheno per attaccare il movimento indipendentista osseto, penso che prima abbia dovuto chiedere a Bush.


Beh, sembra che sia stato troppo ottimista, per così dire. L'amministrazione Bush non solo ha dato il permesso, ma sta trasportando i soldati georgiani dall'Iraq per questo motivo. Merita di essere fatto notare.

Originale: http://leninology.blogspot.com/2008/08/americas-role.html

Post originale pubblicato il 9 agosto 2008

Etichette: , , , , ,

Georgia-Ossezia del Sud: Consigli di lettura

"L'emblema di questa tragedia, che è una nuova vergogna per l'Europa, è stato il fatto che Saakashvili ha annunciato l'attacco, dalla sua televisione, avendo dietro le spalle, ben visibile, la bandiera goergiana e quella blu a stelle gialle europea. Peggiore sfregio non poteva concepire, perchè la Georgia non è l'Europa, non ancora. E meno che mai dovrebbe esserlo dopo questo attacco che offende - o dovrebbe offendere - tutti coloro che credono nel diritto all'autodeterminazione dei popoli. Che è sacrosanto per chi se lo guadagna, molto meno con chi usa quella bandiera per vendere subito dopo l'indipendenza a chi l'ha sostenuta dietro le quinte.

Qual è la differenza con il Kosovo? Una sola: la Serbia era un prossimo suddito riottoso e doveva essere punita. La Georgia è invece un vassallo fedele e doveva essere premiata.

L'Ossezia del Sud questo diritto se lo è guadagnato. E non c'è spazio per alcun atteggiamento salomonico, perché la ragione sta tutta da una sola parte, e io sto da quella stessa parte".

Quella bandiera europea dietro le spalle del bandito, di Giulietto Chiesa.

[Grazie a Stefano per la segnalazione]

Etichette: , , , , , ,

L'importanza della Georgia come paese di transito

[visto che il materiale è tanto, questa factbox di Reuters chiarisce in modo utile e schematico un paio di questioni sulla posizione strategica della Georgia. Chi ne ha il tempo troverà molto materiale in rete, anche in italiano, per approfondire lo spunto]

La Georgia, le cui forze governative venerdì hanno sferrato l'attacco contro i separatisti filo-russi, è un'importante rotta energetica verso l'Occidente, con un oleodotto e un gasdotto che passano per la capitale Tbilisi.

La Georgia e altri paesi di transito hanno l'obbligo di assicurare la sicurezza di oleodotti e gasdotti, che seguono rotte simili e trasportano petrolio e gas dalla zona azera del Mar Caspio.

Da Tbilisi, le rotte energetiche si dirigono a sud verso la Turchia allontanandosi dalla regione separatista dell'Ossezia del Sud, teatro dei combattimenti.

Sono particolarmente importanti per l'Unione Europea perché riducono la dipendenza dalle forniture russe e non attraversano il territorio della Russia.

Le esportazioni di gas e petrolio sono state però interrotte da un'esplosione avvenuta in Turchia all'inizio della settimana. L'attentato è stato rivendicato dal Partito dei Lavoratori.

Oleodotto BAKU-TBILISI-CEYHAN (BTC): questa pipeline gestita dalla BP è stata inaugurata nel 2006. È in grado di pompare fino a un milione di barili di greggio al giorno dall'Azerbaigian fino al porto turco di Ceyhan lungo una rotta di 1770 km. È il primo oleodotto a trasportare grandi volumi di greggio dal Caspio senza passare per la Russia.

Il gasdotto BAKU-TBILISI-ERZURUM (BTE): anche noto come Shakh-Deniz Pipeline, trasporta il gas dal giacimento di Shakh Deniz nel Mar Caspio fino a Erzurum in Turchia. È gestito da BP e StatoilHydro. Ha cominciato a esportare gas verso la Turchia nel 2007 e sarà in grado di trasportare complessivamente 20 miliardi di metri cubi di gas.

Fonte: Reuters

Originale pubblicato l'8 agosto 2008

Etichette: , , , , , , ,

venerdì, agosto 08, 2008

Alcune considerazioni su Russia e Ossezia Meridionale

[nota: vorrei continuare a seguire la situazione in Ossezia Meridionale, che rischia di perdersi nel clima dei Giochi Olimpici. Comincio con la traduzione di un post di Winthrop360, un ottimo blog di analisi sulla Russia. In questo caso si tratta praticamente di appunti sparsi, che però offrono qualche utile spunto di riflessione. Nei prossimi giorni mi auguro di trovare alttri commenti interessanti, che tradurrò. Come pezzo introduttivo, consiglio il sempre ottimo Carlo Benedetti (storico inviato in URSS ed esperto di Russia e "conflitti congelati") su altrenotizie].

Alcune considerazioni su Georgia e Ossezia Meridionale.

- Le mosse della leadership georgiana sanno di vigliaccheria. Mikhail Saakashvili annuncia un cessate il fuoco alla televisione e minuti dopo le truppe georgiane cominciano a invadere la provincia. Ma allora?

- E questo alla vigilia delle Olimpiadi.

[...]

- Il petrolio BTC. Il famoso Baku-Tbilisi-Ceyhan è stato fatto saltare in Turchia all'inizio della settimana e il suo gestore, BP, lo ha chiuso per riparazioni. Per coincidenza, la tratta georgiana dell'oleodotto è piena di petrolio: petrolio che fondamentalmente non ha un posto dove andare (guarda caso). Penso, con un buon grado di sicurezza, che la Georgia attingerà al petrolio BTC in territorio georgiano invocando un'"emergenza". Questo farà infuriare l'Azerbaijan e potrebbe nuocere al futuro progetto comune di bypassare la Russia con gli oleodotti.

- L'uso nelle dichiarazioni ufficiali di termini americani brevettati come "libertà" e "ordine costituzionale" da parte della leadership georgiana aumenta la possibilità che il dipartimento pubbliche relazioni riceva assistenza ufficiale o informale dagli americani.

- E poi, cos'hanno tutti questi alleati americani che dichiarano guerra e passano all'offensiva? Etiopia. Colombia. Separatisti cinesi. Adesso la Georgia.

- Se la Russia imponesse un bell'embargo alla Georgia, includendo le esportazioni energetiche, potrebbe essere una buona idea. Potrebbe farlo anche l'Azerbaijan.

- Intervento della SCO (Shanghai Cooperation Organization)? Improbabile (quell'alleanza non è ancora orientata in questa direzione)

- La Georgia cacciata dalla Comunità degli Stati Indipendenti? Penso sia probabile.

- Notando l'ambiguità dei georgiani, sono sempre più portata a pensare che abbiano avuto a che fare con la morte di Badri Patarkatsishvili.

- La Lituania aprirà un secondo fronte? Be', suona un po' ridicolo, ma se dev'esserci un secondo fronte è probabile che ad aprirlo sia la Lituania, magari alleandosi con Polonia ed Estonia. Potrebbe prendere di mira Kaliningrad costringendo la Russia a rispondere asimmetricamente. Anche se tutti e tre i paesi fanno parte della NATO, non penso che la NATO interverrà.

- L'obiettivo della Russia adesso è questo: via le truppe georgiane dall'Ossezia Meridionale. Potrebbero volerci giorni, o mesi.

- Si comincia una guerra o per disperazione o per convenienza. In questo caso la Georgia è disperata e pensa che si sia aperta una finestra di opportunità (la disponibilità del petrolio BTC e la distrazione offerta dai Giochi Olimpici).

- Ed è governata da un folle.

Ciò detto, penso che la presidenza di Saakashvili stia vacillando, e non mi sorprenderebbe se fosse rapidamente deposto.

Originale: winthrop360

Post originale pubblicato l'8 agosto 2008

Etichette: , , , , , ,

martedì, agosto 05, 2008

La grande politica e il conflitto caucasico

La grande politica e il conflitto caucasico

di Fëdor Lukjanov per RIA Novosti

L'Ossezia Meridionale è nuovamente sull'orlo di una guerra. Dall'Abchazia giungono già da mesi notizie allarmanti e le relazioni russo-georgiane continuano a far scintille.

Perché questi due conflitti irrisolti sul territorio georgiano sono peggiorati così tanto? Il loro status confuso è per definizione instabile, e talvolta dei fatti secondari possono trasformare un conflitto da “congelato” a “bollente”. In questo caso, però, osserviamo dei cambiamenti sostanziali che riflettono alcuni processi fondamentali.

La proclamazione unilaterale dell'indipendenza del Kosovo dalla Serbia, lo scorso febbraio, ha svolto un ruolo cruciale nell'evoluzione di questi eventi. Si può discutere all'infinito se questo abbia creato un precedente giuridico o no, ma la realpolitik in ogni caso segue la propria strada.

Mosca e non poche altre capitali hanno visto in questa mossa un altro grave passo verso lo degradazione del diritto internazionale e il trionfo degli approcci arbitrari nella risoluzione dei problemi globali.

La Russia ha scelto una linea che al Cremlino viene considerata di compromesso. I leader russi non potevano non reagire a quello che è accaduto nei Balcani, ma hanno deciso di non rispondere con il riconoscimento dell'Abchazia e dell'Ossezia Meridionale, pur ritenendo di averne il pieno diritto dopo la dichiarazione di dipendenza del Kosovo.

Riluttante a complicare una situazione già difficile, la Russia è pronta a continuare a riconoscere la formale integrità territoriale della Georgia. Ma ha anche scelto di avere rapporti con entrambi i territori separatisti. Questo approccio e testimoniato dalla decisione di Mosca di ritirarsi dalle sanzioni contro l'Abchazia e dal decreto di aprile del presidente russo sugli “aiuti concreti” agli abitanti dell'Abchazia e dell'Ossezia Meridionale.

Tbilisi capisce che dopo il Kosovo la prospettiva di ristabilire l'integrità territoriale della Georgia è diventata ancora più vaga. Se lo status che prenderà forma dopo la mossa russa verrà accettato e tutto rimarrà com'è, tra un anno o due non avrà senso parlare anche solo teoricamente di reintegrazione. L'Abchazia entrerà a far parte di un enorme progetto economico chiamato "Giochi Olimpici di Soči". L'Ossezia Meridionale è già una regione de facto della Federazione Russa, da questa sovvenzionata.

Tbilisi deve mostrare la propria risolutezza se vuole arrestare questa tendenza. Può prendere iniziative diplomatiche, esercitare pressioni militari e attirare l'attenzione degli alleati occidentali esasperando le tensioni. I leader georgiani ritengono che legami più stretti con la NATO e il futuro ingresso nel blocco contribuiranno ad assicurare la loro integrità territoriale. Washington è della stessa idea. Secondo questa logica, il fatto che la NATO non sia riuscita ad ammettere la Georgia e l'Ucraina al Membership Action Plan (la procedura di pre-adesione alla NATO) è stato un segno di debolezza che ha spinto la Russia a intensificare i piani di "annessione" dei territori. Se a Mosca venisse fatto capire chiaramente che quella decisione verrà presa, ne conseguirebbe un processo di stabilizzazione.

Ma la posizione della Russia è l'esatto opposto: più la Georgia è vicina alla NATO, più decisi saranno i passi di Mosca verso il riconoscimento dei territori che la Georgia non controlla, perché Tbilisi potrebbe vedere qualsiasi obbligo formale preso dall'alleanza nord-atlantica come una possibilità per risolvere i conflitti militarmente.

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo fondamentale, soprattutto destabilizzante. Sei mesi prima del termine del suo mandato presidenziale, George W. Bush ha bisogno di successi internazionali, altrimenti verrà ricordato per una serie di fallimenti. L'approvazione del Membership Action Plan per l'Ucraina e la Georgia (o almeno una delle due) durante l'incontro a livello ministeriale della NATO che si terrà a dicembre sta diventando la sua ultima occasione per lasciare dietro di sé un successo tangibile. Ecco perché Washington sta esercitando pressioni sugli alleati europei che mettono in dubbio la saggezza di queste decisioni e l'appoggio offerto alla Georgia appare ancora più evidente di prima. Lo testimonia in particolare una recente visita a Tbilisi del Segretario di Stato Rice. Ovviamente la Georgia interpreta l'esplicita posizione di Washington come un via libera ad agire più attivamente.

È prevedibile che le tensioni raggiungano il culmine alla fine dell'autunno. In dicembre l'attuale amministrazione statunitense si impegnerà per far approvare il Membership Action Plan. Nel frattempo avrà intensificato la propria attività politica, aumentando – come spesso succede in questi casi – il rischio di conflitti armati nella regione.

Fëdor Lukjanov è direttore responsabile della rivista Rossija v Global'noj Politike-Russia in Global Affairs.

Originale: http://www.rian.ru/analytics/20080804/115673688.html

Articolo originale pubblicato il 4 agosto 2008

Etichette: , , , , , ,