Friday, August 15, 2008

I link di oggi

Cominciamo con informazioni di prima mano di fonte russa. A Sevastopol'/Sebastopoli [in Ucraina, Crimea; e tuttavia indipendente dalla Repubblica autonoma di Crimea, poiché gode di statuto speciale; già base della Flotta del Mar Nero sovietica, ora un importante porto militare diviso tra le Marine russa e ucraina*], dove la maggioranza della popolazione (oltre il 70%) è di etnia e lingua russa nonostante vari tentativi di ucrainizzazione, si riportano provocazioni costanti nei confronti dei russi, verosimilmente per provocare un intervento della Russia. Inoltre agli abitanti non è concesso accogliere profughi dall'Ossezia. Altro dato interessante: pare che il 1° settembre nelle scuole ucraine (dunque anche a Sevastopol') verrà tenuta una lezione dedicata alla "necessità della presenza NATO in Ucraina". Il disagio della popolazione russa - che risente dell'indifferenza ostile della comunità internazionale - è forte, come il timore di incidenti e dell'inizio di una vera e propria guerra.

*mi scuso per la semplificazione che non tiene conto della complessa e delicata storia di Sevastopol' e delle attuali problematica: prossimamente sarò più precisa.

***

Un'altra segnalazione da fonte affidabile, che inoltrerei a chi di informazione di occupa per lavoro per una maggiore diffusione (vedete poi se farla girare, mi affido ai vostri potenti mezzi dei quali non voglio sapere nulla :-)):
Una traduttice che vive a Mosca ma di origine osseta, nata a Tskhinvali, ha appena perso lì i suoi cari. Dispone delle tremende testimonianze delle persone con cui è in contatto nella capitale dell'Ossezia Meridionale e vorrebbe farle conoscere. È traduttrice dall'italiano, dunque non ci sono problemi con la lingua, ma non sa come mettersi in contatto con nostri mezzi di informazione.
(Le persone interessate possono scrivere a me, provvedo a inoltrare).

***

Tornando all'Ucraina: alla luce del conflitto georgiano il presidente della commissione del parlamento ucraino per la sicurezza nazionale e la difesa, Anatolij Gricenko, ritiene necessario fare controlli sulle persone che possiedono il doppio passaporto russo-ucraino per verificare quanti cittadini godano illegalmente della doppia cittadinanza.
Secondo la legge ucraina i cittadini del paese non possono essere contemporaneamente cittadini di un'altro paese.
Link in russo, qui.

***

La guerra dell'informazione: una ragazzina americana di origini ossete si trovava a Tskhnvali durante il bombardamento. Rimpatriata sana e salva via Mosca viene intervistata da Fox News insieme alla zia. Finché la bambina racconta la paurosa esperienza, bene. A un certo punto si ricorda di precisare che le bombe erano georgiane e di ringraziare i russi. Ma quando la zia comincia a dire "voglio che sappiate di chi è la colpa" e ad accusare Saakshvili, accusandolo di essere un aggressore e un assassino... pubblicità. Poi altri 30 secondi, zia. "La mia casa in Ossezia è andata distrutta... non incolpo i georgiani, incolpo il loro presidente..." Peccato che il tempo sia già finito.
Link con video YouTube.

***

Nei commenti del blog mirumir massimo mi tiene informata su altri episodi della guerra di propaganda e mediatica: il server del sito wartoday.org, dedicato alla raccolta di materiali sulla guerra censurati e inaccessibili agli utenti georgiani, è vittima di un oscuramento sospetto. Il server si trova in Florida e negli ultimi 7 anni ha ospitato anche siti commerciali e di altro tipo: nessuno di questi ha mai avuto particolari problemi. Da un paio di giorni invece wartoday.ru è inaccessibile, gli amministratori di sistema non rispondono alle mail e sono introvabili.
Link (RUS)

***



Come volevasi dimostrare: ecco l'uomo copertina, quello che tutti amano odiare.
Link

***

A questo punto conto che il Benedetti quotidiano sia ormai nei vostri bookmarks, comunque cito dall'articolo di oggi:

"[...] l’intera vicenda non è più solo un problema legato a uno sgradito e odiato interlocutore come Saakasvili. Il problema consiste nel fatto che la Russia deve pur sempre fare i conti con una realtà geopolitica come la Georgia che esiste ed ha i suoi contatti internazionali. Una Georgia che - con o senza le realtà dell’Ossezia del Sud, l’Abchasia e l’Adzaria - ha un suo ruolo nel bacino sud del Caucaso. Tanto più che accanto a Tbilissi opera l’amministrazione statunitense. E Mosca non può fare a meno di notare che stanno tornando sempre più a soffiare i venti della guerra fredda e che la geopolitica americana sta sfoderando le sue carte nell’arena dello spazio ex sovietico.

Ecco ad esempio che nell’ambito degli scenari di breve, medio e lungo termine - che si muovono dietro la crisi georgiana - si rileva che l'amministrazione Bush e i suoi alleati stanno prendendo in considerazione l'espulsione della Russia dal G8, il congelamento della sua integrazione nel Wto o nell'Ocse e, più a breve termine, la cancellazione delle prossime esercitazioni militari congiunte Russia-Nato.

Si delinea un situazione complessa e sfumata che vede avanzare sempre più un personaggio come il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, da sempre su posizioni anti-russe. E’ lei che si fa portavoce delle posizioni più oltranziste sostenendo che la crisi georgiana rischia di innescare una 'importante' crisi diplomatica tra Russia e Stati Uniti. Tutto questo perchè per la Casa Bianca la reazione di Mosca in Georgia sarebbe stata 'sproporzionata'. E il consigliere nazionale aggiunto alla Sicurezza, James F. Jeffrey ha subito aggiunto che se la Russia dovesse continuare nella sua escalation militare questo avrebbe un impatto 'importante' sulle relazioni americano-russe".

***

A rischio l'appoggio russo alle sanzioni contro l'Iran, che non può che accogliere favorevolmente qualsiasi cosa gli permetta di guadagnare tempo, allevi la pressione internazionale e dia dei grattacapi agli Stati Uniti (sempre che il conflitto in Georgia non dilaghi).

***

La crisi della Georgia esaspera le divisioni europee, di Paul Taylor (Reuters). E ci sono divergenze anche all'interno della NATO. Stati Uniti, Stati baltici, Polonia e Repubblica Ceca hanno attaccato l'"aggressione" russa; si aggiunge allo schieramento anti-russo la Gran Bretagna, che con la Russia ha già avuto qualche problema (Litvinenko, caso BP).
Ci sono poi Francia e Germania, che si sono opposte al piano di ingresso di Georgia e Ucraina nella NATO e sono contrarie a una netta condanna della Russia. Frattini ha dichiarato che non dovrebbe esserci un fronte anti-russo e questa posizione è condivisa da Spagna, Irlanda, Grecia, Belgio, Austria e Cipro.

***

L'Europa si è divisa sulla Georgia, Kommersant': "la frattura è perfino più profonda di quella del 2003, quando i vecchi e nuovi stati europei si trovarono in disaccordo sull'invasione statunitense dell'Iraq".

***

Gli ufficiali dei servizi russi hanno trovato delle targe diplomatiche ucraine in una base militare georgiana vicino a Senaki. Lo ha detto poco fa il rappresentante russo alla NATO Rogozin, che ha comunicato di avere chiesto chiarimenti al governo di Kiev. La stessa scoperta è stata fatta in Abchazia, come aveva dichiarato poco prima il vice capo di Stato Maggiore Nogovicyn. I ritrovamenti sospetti potrebbero indicare un coinvolgimento dell'Ucraina nel recente conflitto.
Link (RUS)
Link (ING)

Labels: , , ,

Tuesday, August 05, 2008

La grande politica e il conflitto caucasico

La grande politica e il conflitto caucasico

di Fëdor Lukjanov per RIA Novosti

L'Ossezia Meridionale è nuovamente sull'orlo di una guerra. Dall'Abchazia giungono già da mesi notizie allarmanti e le relazioni russo-georgiane continuano a far scintille.

Perché questi due conflitti irrisolti sul territorio georgiano sono peggiorati così tanto? Il loro status confuso è per definizione instabile, e talvolta dei fatti secondari possono trasformare un conflitto da “congelato” a “bollente”. In questo caso, però, osserviamo dei cambiamenti sostanziali che riflettono alcuni processi fondamentali.

La proclamazione unilaterale dell'indipendenza del Kosovo dalla Serbia, lo scorso febbraio, ha svolto un ruolo cruciale nell'evoluzione di questi eventi. Si può discutere all'infinito se questo abbia creato un precedente giuridico o no, ma la realpolitik in ogni caso segue la propria strada.

Mosca e non poche altre capitali hanno visto in questa mossa un altro grave passo verso lo degradazione del diritto internazionale e il trionfo degli approcci arbitrari nella risoluzione dei problemi globali.

La Russia ha scelto una linea che al Cremlino viene considerata di compromesso. I leader russi non potevano non reagire a quello che è accaduto nei Balcani, ma hanno deciso di non rispondere con il riconoscimento dell'Abchazia e dell'Ossezia Meridionale, pur ritenendo di averne il pieno diritto dopo la dichiarazione di dipendenza del Kosovo.

Riluttante a complicare una situazione già difficile, la Russia è pronta a continuare a riconoscere la formale integrità territoriale della Georgia. Ma ha anche scelto di avere rapporti con entrambi i territori separatisti. Questo approccio e testimoniato dalla decisione di Mosca di ritirarsi dalle sanzioni contro l'Abchazia e dal decreto di aprile del presidente russo sugli “aiuti concreti” agli abitanti dell'Abchazia e dell'Ossezia Meridionale.

Tbilisi capisce che dopo il Kosovo la prospettiva di ristabilire l'integrità territoriale della Georgia è diventata ancora più vaga. Se lo status che prenderà forma dopo la mossa russa verrà accettato e tutto rimarrà com'è, tra un anno o due non avrà senso parlare anche solo teoricamente di reintegrazione. L'Abchazia entrerà a far parte di un enorme progetto economico chiamato "Giochi Olimpici di Soči". L'Ossezia Meridionale è già una regione de facto della Federazione Russa, da questa sovvenzionata.

Tbilisi deve mostrare la propria risolutezza se vuole arrestare questa tendenza. Può prendere iniziative diplomatiche, esercitare pressioni militari e attirare l'attenzione degli alleati occidentali esasperando le tensioni. I leader georgiani ritengono che legami più stretti con la NATO e il futuro ingresso nel blocco contribuiranno ad assicurare la loro integrità territoriale. Washington è della stessa idea. Secondo questa logica, il fatto che la NATO non sia riuscita ad ammettere la Georgia e l'Ucraina al Membership Action Plan (la procedura di pre-adesione alla NATO) è stato un segno di debolezza che ha spinto la Russia a intensificare i piani di "annessione" dei territori. Se a Mosca venisse fatto capire chiaramente che quella decisione verrà presa, ne conseguirebbe un processo di stabilizzazione.

Ma la posizione della Russia è l'esatto opposto: più la Georgia è vicina alla NATO, più decisi saranno i passi di Mosca verso il riconoscimento dei territori che la Georgia non controlla, perché Tbilisi potrebbe vedere qualsiasi obbligo formale preso dall'alleanza nord-atlantica come una possibilità per risolvere i conflitti militarmente.

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo fondamentale, soprattutto destabilizzante. Sei mesi prima del termine del suo mandato presidenziale, George W. Bush ha bisogno di successi internazionali, altrimenti verrà ricordato per una serie di fallimenti. L'approvazione del Membership Action Plan per l'Ucraina e la Georgia (o almeno una delle due) durante l'incontro a livello ministeriale della NATO che si terrà a dicembre sta diventando la sua ultima occasione per lasciare dietro di sé un successo tangibile. Ecco perché Washington sta esercitando pressioni sugli alleati europei che mettono in dubbio la saggezza di queste decisioni e l'appoggio offerto alla Georgia appare ancora più evidente di prima. Lo testimonia in particolare una recente visita a Tbilisi del Segretario di Stato Rice. Ovviamente la Georgia interpreta l'esplicita posizione di Washington come un via libera ad agire più attivamente.

È prevedibile che le tensioni raggiungano il culmine alla fine dell'autunno. In dicembre l'attuale amministrazione statunitense si impegnerà per far approvare il Membership Action Plan. Nel frattempo avrà intensificato la propria attività politica, aumentando – come spesso succede in questi casi – il rischio di conflitti armati nella regione.

Fëdor Lukjanov è direttore responsabile della rivista Rossija v Global'noj Politike-Russia in Global Affairs.

Originale: http://www.rian.ru/analytics/20080804/115673688.html

Articolo originale pubblicato il 4 agosto 2008

Labels: , , , , , ,

Monday, April 07, 2008

Niente Monaco a Bucarest

Niente Monaco a Bucarest
di Dmitrij Kosyrev, commentatore politico di RIA Novosti

Chi ha seguito il vertice NATO a Bucarest aveva tutte le ragioni per aspettarsi una “seconda Monaco”, cioè un altro discorso in cui il presidente Putin dicesse al pubblico mondiale cosa pensa la Russia dell'atteggiamento dell'Occidente nei suoi confronti.
Ma non c'è stata nessuna Monaco a Bucarest, e non era nei piani. Nel suo ultimo discorso presidenziale davanti a un pubblico globale, Putin ha voluto fin dall'inizio controbilanciare lo scontento russo nei confronti delle azioni della NATO con alcune proposte sulle future relazioni tra le due parti.
La conferenza di Monaco era, a differenza di Bucarest, un incontro relativamente aperto. Questa volta Putin non ha tenuto un discorso pubblico. Si è rivolto all'incontro del Consiglio NATO-Russia, che la sua presenza ha trasformato in un summit. I media cercavano di scoprire cosa avrebbe detto. Una delle fonti era il Segretario Generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer; altre venivano dalla delegazione russa.
Ma insomma, cosa ha detto il presidente russo? Ecco la prima parte del discorso, quella che riguarda il malcontento di Mosca. Putin ha definito l'allargamento dell'alleanza una “diretta minaccia” alla Russia, un monito molto serio. La Russia non ha il diritto di veto e non lo vuole. Gli stati dovrebbero essere in grado di comprendere le reciproche preoccupazioni senza la necessità di alcun veto. La NATO non dovrebbe garantirsi la sicurezza a spese di quella di altri paesi, Russia compresa. La NATO è un'alleanza militare, e come tale dovrebbe mostrare prudenza nella sfera militare. Se continuerà ad avvicinarsi ai confini russi, Mosca ricorrerà alle “misure necessarie”. La Russia ha assistito a ripetute violazioni della legge internazionale: basti citare il bombardamento della Jugoslavia, o il riconoscimento unilaterale del Kosovo.
Come possiamo notare, niente sorprese, tutto ovvio. Adesso vediamo la seconda parte del discorso, nella quale Putin ha esposto le proposte russe di cooperazione con la NATO. Dopo aver sospeso il Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE) lo scorso dicembre, la Russia è pronta ad adottarlo nuovamente, sulla base della reciprocità. Il problema iraniano andrebbe risolto con trasparenza: nessuno può pensare che l'Iran possa attaccare gli Stati Uniti. Invece di mettere gli iraniani con le spalle al muro, la comunità mondiale dovrebbe individuare un altro approccio. La NATO e la Russia potrebbero cooperare in Afghanistan. Putin ha anche valutato molto positivamente la partecipazione della Flotta russa del Mar Nero all'Operazione Active Endeavor nel Mediterraneo, e ha osservato che per Mosca la cooperazione con la NATO è una scelta consapevole e informata.
È praticamente tutto qui, o almeno questi sono i punti principali. Non un solo imprevisto: la Russia dice queste cose alla NATO da molti anni, ma la NATO ha sempre fatto orecchie da mercante continuando ad avvicinarsi inesorabilmente ai confini russi.
Mosca non dovrebbe provare alcun senso di trionfo per le decisioni prese dal summit di Bucarest. La sospensione del Membership Action Plan per Ucraina e Georgia è una sciocchezza, perché a dicembre questo processo riprenderà. Inoltre le parole di Scheffer sull'inevitabile espansione della NATO sono pesanti, e la decisione della NATO di considerare il sistema di difesa anti-missile come una propria creatura più che come un'iniziativa americana imposta all'Europa è un grave sintomo.
Il vertice di Bucarest ha dimostrato che la NATO e l'Europa o l'Occidente in generale hanno addirittura più problemi di quanto sembrasse a prima vista. L'ingresso nella NATO della musulmana Albania rientra nel conflitto tra l'Occidente e il mondo islamico, la cui soluzione è ancora molto lontana. Le ben celate contraddizioni sul coinvolgimento della NATO in Afghanistan sono sintomatiche dell'inconsistenza militare dell'Alleanza, e del suo ambiguo ruolo accessorio rispetto alla macchina da guerra americana.
Ha ragione chi ha chiamato quello di Bucarest il vertice della crisi. La NATO è afflitta da molti problemi: Parigi e Berlino diffidano di Washington a causa dell'Iraq (nonostante i cambiamenti al vertice in Francia e in Germania), le relazioni polacco-tedesche e greco-macedoni restano complicate, la NATO è riluttante a peggiorare i rapporti con il presidente eletto Dmitrij Medvedev e l'Ucraina e la Georgia non rispondono ai criteri della NATO in tutta una serie di parametri.
Oggi è dura essere americani o europei. Per secoli la civiltà occidentale ha nutrito l'illusione di poter prevalere in eterno su tutte le altre civiltà e gli altri continenti, relegati a un ruolo subordinato. Questa epoca sta giungendo al termine, ed è ora che l'Occidente si adatti alla nuova realtà.
Per il momento, tuttavia, la reazione sembra caratterizzata dal panico di fronte all'attacco imminente contro una fortezza scarsamente fortificata: bisogna tirar dentro tutti coloro che sono in grado di combattere, e alzare il ponte levatoio, non ha senso rispondere ai segnali dell'altro, di chi sta fuori, indipendentemente dalla sue proposte. È così che la NATO si è comportata con la Russia sotto El'cin e fa lo stesso sotto Putin. I problemi interni della NATO non contano quando si tratta di relazioni con la Russia. Non le si prestava ascolto allora e non lo si fa adesso. Questo era il ragionamento di chi si opponeva alla visita di Putin a Bucarest, ma l'altro punto di vista ha vinto nonostante il grande scetticismo.
Ecco perché a Bucarest non c'è stato un nuovo discorso di Monaco: uno è bastato.

Originale da: RIA Novosti

Articolo originale pubblicato il 4 aprile 2008

Labels: , , , ,

Sunday, March 16, 2008

La Russia mette i bastoni tra le ruote alla NATO

La Russia mette i bastoni tra le ruote alla NATO

di M. K. Bhadrakumar

Per la prima volta nei sessant'anni di storia dell'Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO), la Russia parteciperà al vertice dell'alleanza che si terrà dal 2 al 4 aprile a Bucarest, in Romania.

È chiaro che la NATO rinvierà a data futura qualsiasi decisione in merito all'inserimento di Georgia e Ucraina nel suo Membership Action Plan. Questo significa che le due ex-repubbliche sovietiche non potranno avvicinarsi ulteriormente alla NATO per almeno un altro anno, il che a sua volta implica che i due paesi non riusciranno a entrare nell'alleanza prima di almeno quattro anni.

Si tratta di un grande gesto da parte della NATO per non urtare la sensibilità di Mosca, e plausibilmente prepara il terreno per quella che potrebbe rivelarsi una svolta nelle relazioni Russia-NATO. La Russia potrebbe essere sul punto di affiancarsi alla NATO in Afghanistan. Un quadro più chiaro emergerà dalle consultazioni intensive tra i ministri degli esteri e della difesa di Russia e Stati Uniti nel cosiddetto formato 2+2 che si terranno a Mosca questa settimana da lunedì a giovedì. Dai cauti commenti di entrambe le parti e il fermento dell'attività diplomatica statunitense, appare altamente probabile che la Russia verrà coinvolta nella soluzione del problema afghano, insieme alla NATO.

Secondo il quotidiano russo Kommersant' e il londinese Financial Times, l'iniziativa è partita dalla Russia quando il suo nuovo ambasciatore alla NATO, Dmitrij Rogozin – già politico russo dai controversi trascorsi nazionalisti e fortemente critico nei confronti dell'Occidente – ha segnalato un forte interesse in tal senso durante un recente incontro del Consiglio NATO-Russia a Bruxelles. In base a questo progetto la Russia avrebbe dovuto fornire alla NATO un corridoio di transito via terra per il trasporto di forniture “non militari” destinate alla missione in Afghanistan. Da allora si è lavorato intensamente a un'intesa su questa proposta.

I ritmi febbrili dell'attività diplomatica sembrano indicare che le due parti si aspettino che al summit di Bucarest possa essere formalizzato un accordo. In un'intervista con il tedesco Der Spiegel, lunedì scorso, Rogozin confermava queste aspettative, affermando: “Noi [la Russia] sosteniamo la campagna anti-terroristica contro i talebani e al-Qaeda. Spero che al summit di Bucarest riusciremo a giungere a una serie di accordi molto importanti con i nostri interlocutori occidentali. Dimostreremo che siamo pronti a contribuire alla ricostruzione dell'Afghanistan”.

Secondo fonti diplomatiche russe, Mosca si sta impegnando in consultazioni con i governi del Kazakistan e dell'Uzbekistan in merito al corridoio terrestre da offrire alla NATO.

Data la complessa storia delle relazioni Russia-NATO, la questione è densa di implicazioni geopolitiche. Il presidente russo Vladimir Putin l'ha fatto capire durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Angela Merkel in visita a Mosca lo scorso sabato. Putin ha detto: “La NATO oggi sta già oltrepassando i suoi limiti. Non abbiamo problemi ad aiutare l'Afghanistan, ma la questione è diversa quando è la NATO a offrire assistenza. Ed è una questione che supera i confini nord-atlantici, come sapete bene”.

Putin ha anche colto l'occasione per criticare aspramente i piani di espansione della NATO: “In un momento in cui non esiste più una contrapposizione tra due sistemi rivali, l'infinita espansione di un blocco militare e politico ci sembra non solo inutile ma anche dannosa e controproducente. L'impressione è che si stia tentando di creare un'organizzazione che rimpiazzi le Nazioni Unite, ma è ben difficile che la comunità internazionale nella sua globalità acconsenta a una tale struttura per le future relazioni internazionali. Penso che la possibilità di un conflitto ne verrebbe solo accresciuta. Questi sono discorsi di natura filosofica. Si può essere d'accordo o dissentire”.

Le implicazioni sono ovvie. La Russia sarebbe disposta a cooperare con la NATO, ma su base equa e ampia. In secondo luogo, il coinvolgimento selettivo della Russia nella NATO voluto dagli Stati Uniti per Mosca è inaccettabile. Significativamente, Putin ha messo in dubbio in maniera esplicita il monopolio della NATO nella risoluzione del conflitto in Afghanistan.

In separata sede, anche il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha lasciato intendere la disponibilità della Russia a offrire alla NATO il transito militare verso l'Afghanistan purché “tra la NATO e l'Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva [CSTO] si raggiunga un accordo su tutti gli aspetti del problema afghano”. Significativamente, le parole di Lavrov seguivano la settima sessione del Consiglio di Cooperazione russo-francese dell'11 marzo a Parigi. Lavrov ha detto che “la maggioranza dei membri della NATO, Francia compresa”, sono favorevoli all'idea di Mosca di una cooperazione NATO-CSTO per l'Afghanistan, ed è stato sul punto di suggerire che Washington stava bloccando questa cooperazione tra la NATO e la CSTO guidata dalla Russia.

Washington dovrebbe invece essere ben contenta dell'offerta russa di sostegno alla missione NATO in Afghanistan. Il Pakistan si è dimostrato un interlocutore inaffidabile nella “guerra al terrore”. La crescente incertezza politica del Pakistan pone degli interrogativi sull'opportunità che gli Stati Uniti continuino a dipendere così fortemente dal Pakistan per rifornire le proprie truppe in Afghanistan.

Secondo fonti militari americane, circa tre quarti di tutti i rifornimenti diretti in Afghanistan passano per il Pakistan. Sono qui in gioco questioni fondamentali, come la capacità degli Stati Uniti di influenzare la politica pakistana, e, di fatto, l'evoluzione stessa dell'economia politica pakistana in questo momento critico.

L'ascesa al potere dell'Awami National Party (ANP), un partito pashtun nazionalista e di sinistra, nella sensibile provincia nord-occidentale del Pakistan, complica ulteriormente gli allineamenti politici.

Questa settimana il capo del'ANP Amir Haider Khan Hoti ha detto a Radio Free Europe/Radio Liberty in un'intervista esclusiva: “Le nostre priorità sono chiare. Prima vogliamo arrivare alla pace attraverso i negoziati [con i talebani], i jirgas [i consigli tribali] e il dialogo. Se Dio vorrà, impareremo dai [falliti dialoghi e jirgas del passato] e cercheremo di non ripetere gli stessi errori. Tenteremo di conquistare la fiducia del popolo, dei capi tribali e dei [religiosi], e insieme a loro proveremo ad arrivare alla pace attraverso i negoziati”.

Hoti non ha detto una sola parola a proposito della “guerra al terrore” o delle aspettative dell'amministrazione Bush sulle operazioni militari pakistane nelle aree tribali. Resta un enigma perché l'amministrazione Bush abbia insistito finora a tener fuori dal problema afghano paesi come la Russia e la Cina, i cui interessi sono pesantemente coinvolti, forse più di quelli americani ed europei. Come scriveva Henry Kissinger sull'International Herald Tribune di lunedì scorso, “Resta imperativo un consenso strategico... la stabilità del Pakistan non andrebbe vista come una sfida esclusivamente americana”.

La domanda da un milione di dollari è se ci sia una volontà politica da parte dell'amministrazione Bush di raggiungere un “consenso strategico” sull'Afghanistan con la Russia al summit NATO. Mosca è chiaramente ben disposta. Membri storici della NATO come la Francia e la Germania sono anch'essi consapevoli che l'alleanza può subire in Afghanistan una sconfitta che infliggerebbe un colpo catastrofico al suo ruolo, e che la NATO e la Russia dopo tutto condividono gli stessi obiettivi in Afghanistan.

Il Cremlino ha messo all'angolo l'amministrazione Bush. Accettare l'aiuto della Russia in questo momento critico è estremamente importante per la NATO. L'alleanza sta lottando per far fronte alla guerra in Afghanistan. Per analogia con l'Iraq, alcuni osservatori stimano che per stabilizzare l'Afghanistan, date le sue dimensioni e le difficoltà sul terreno, sarebbe necessario circa mezzo milione di soldati.

Ma la cooperazione con la Russia implica che la NATO si imbarchi nella cooperazione con la CSTO e magari anche con l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). (L'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitalij Čurkin, parlando al Consiglio di Sicurezza lo scorso mercoledì, ha suggerito che per combattere efficacemente il traffico di droga dall'Afghanistan sarebbe utile adottare il sistema di anelli di sicurezza promosso dalla Russia nella regione centro-asiatica negli ultimi anni, utilizzando le strutture della CSTO e della SCO)

Quello che preoccupa gli Stati Uniti è che un simile legame tra NATO e CSTO e SCO possa minare la sua politica di “contenimento” nei confronti della Russia (e della Cina), oltre a minacciare la strategia globale degli Stati Uniti tesa a proiettare la NATO come organizzazione politica sulla scena mondiale.

La parte più rischiosa è che la cooperazione Russia-NATO rafforzerà inevitabilmente i legami della Russia con i paesi europei indebolendo la supremazia transatlantica degli Stati Uniti nel 21° secolo.

All'incontro tra i ministri degli esteri dell'alleanza tenutosi a Bruxelles il 6 marzo, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner ha sollecitato il Consiglio della NATO a “tener conto della sensibilità della Russia e del suo importante ruolo”. Inoltre, ha detto, le relazioni con la Russia sono già tese per il Kosovo e lo scudo di difesa anti-missile che gli Stati Uniti prevedono di installare in Europa, e non dovrebbero essere sottoposte a ulteriori tensioni. Il quotidiano francese Le Monde riporta queste parole di Kouchner: “Noi [la Francia] pensiamo che le relazioni Unione Europea-Russia siano importantissime. E la Francia non è l'unico paese a desiderare di mantenere un rapporto con la Russia in quanto grande nazione”. (In luglio la Francia assumerà la presidenza dell'UE).

In effetti la Francia in questo non è sola. Anche la Germania recentemente è passata a un atteggiamento equidistante nei confronti di Stati Uniti e Russia sulle questioni della sicurezza globale e – richiamandosi all'era Schroeder – si sta nuovamente avvicinando alla Russia come partner strategico nelle relazioni tra Unione Europea e Russia.

Lo scorso lunedì, due giorni dopo la recente visita a Mosca, Angela Merkel ha parlato al prestigioso congresso dei vertici militari tedeschi (Kommandeurtagung) a Berlino, dove alla presenza del Segretario Generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer, si è affrettata ad affossare le proposte di ammissione nella NATO di Ucraina e Georgia già prima del vertice di Bucarest.
“Paesi coinvolti in conflitti interni o regionali non possono diventare membri”, ha detto. Merkel ha aggiunto che i paesi che aspirano a entrare nell'alleanza devono assicurarsi un consenso politico interno “qualitativamente significativo”. La Germania ha praticamente bloccato l'ulteriore allargamento della NATO nei territori dell'ex Unione Sovietica: un obiettivo dichiarato della Russia.

Avanzando un audace schema di cooperazione con la NATO per l'Afghanistan, la Russia ha efficacemente sfidato gli Stati Uniti a fare una scelta. Non è una scelta facile per Washington. Come trattare in futuro con un paese le cui esportazioni energetiche si avvicinano al traguardo del miliardo di dollari al giorno? Questa settimana il greggio Urals ha superato la cifra record di 100 dollari a barile, e una volta raggiunti i 107,5 dollari a barile il valore giornaliero del greggio, dei prodotti raffinati e delle esportazioni di gas arriveranno al miliardo di dollari. E il bilancio della Russia per il 2008 si basa su un prezzo medio dell'Urals di 65 dollari al barile.

Inoltre l'influenza della Russia post -sovietica nell'Asia Centrale ha raggiunto l'apice quando si è profilata la prima reale possibilità di creare un “OPEC del gas” tra la Russia e i paesi centro-asiatici, che potrebbe mettere in ombra gli altri successi in politica estera dell'era di Putin. La Russia ha tentato per molto tempo di associare i produttori e gli esportatori di gas delle ex-repubbliche sovietiche sul modello del cartello petrolifero. La Russia e i fornitori centro-asiatici – il Kazakistan, l'Uzbekistan e il Turkmenistan – hanno concordato che a partire dal 2009 il loro gas sarà venduto a prezzi europei.

Questa mossa, che porta il marchio del Cremlino, innalza la cooperazione energetica tra la Russia e i produttori centro-asiatici a un livello molto più alto di coordinamento e strategia comune sui mercati stranieri. Questo avrà conseguenze di vasta portata per i paesi europei e gli Stati Uniti. La Russia ha messo sotto scacco i progetti di rotte energetiche trans-caspiche promossi dagli Stati Uniti.

Sicuramente la grande mancanza dell'eredità di Putin è stata l'incapacità di rendere la Russia un partner a tutti gli effetti dell'Europa. Ora Putin ha fatto alla NATO una proposta irresistibile: la partecipazione della Russia alla missione dell'alleanza in Afghanistan. La proposta russa giunge proprio mentre la guerra in Afghanistan sta andando male e la NATO è nella condizione di dover accettare aiuti da chiunque sia in grado di offrirglieli.

Washington dovrà affrontare una situazione difficile nella misura in cui Mosca non si accontenterà di un coinvolgimento selettivo limitandosi a fornire alla NATO una rotta di transito ma amplierà e approfondirà ulteriormente il proprio impegno, cosa che i maggiori alleati europei potrebbero vedere favorevolmente. Mosca insiste sul coinvolgimento della CSTO e perfino della SCO. D'altro canto, il coinvolgimento della Russia potrebbe dare nuovo vigore alla missione NATO in Afghanistan e far sì che la missione non venga pregiudicata dal fattore altamente imprevedibile della collaborazione del Pakistan.

Washington abboccherà? Putin, con il suo spirito combattivo da cintura nera di judo, potrebbe contare sul fatto che la sua presidenza ha ancora cinque o sei settimane di vita, tempo sufficiente per fare della Russia il principale partner della NATO sulla scena globale e assicurarle una pace duratura all'interno della casa comune europea.

In ogni caso, quando Putin arriverà a Bucarest, tra 18 giorni, la storia avrà fatto un giro completo: sono passati 54 anni da quando l'Unione Sovietica propose di entrare nella NATO per preservare la pace in Europa.

M. K. Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera nel servizio estero indiano per più di 29 anni, con ruoli come ambasciatore in Uzbekistan (1995-98) e Turchia (1998-2001).

Originale da: Asia Times

Articolo originale pubblicato il 16 marzo 2008

Labels: , , , , , , ,

Monday, February 04, 2008

La Russia, la NATO e i radar ucraini

La Russia, la NATO e i radar ucraini

di Nikita
Petrov, esperto militare di RIA Novosti

Il Consiglio Federale, la camera alta del parlamento russo, il 25 gennaio ha approvato la delibera della camera bassa di porre fine all'accordo con l'Ucraina per l'impiego dei suoi radar.
Il decreto passerà al presidente per l'approvazione. Se il presidente lo firmerà e il documento verrà pubblicato sulla gazzetta ufficiale, a Kiev verrà comunicato che il Cremlino interromperà l'utilizzo dei radar Dnepr di Beregovo, vicino a Mukačevo, e Nikolaevka nei pressi di Sebastopoli.
In un lasso di tempo dai sei ai dodici mesi, come specificato nell'accordo intergovernativo, i radar ucraini cesseranno di fornire alla Russia informazioni sui lanci di missili strategici nelle zone occidentali e sud-occidentali.

Il Generale dell'Esercito Nikolaj Pankov, segretario di stato e vice ministro della difesa russo, ha detto che una delle ragioni della decisione è stata l'intenzione di Kiev di entrare nella NATO.

Non si tratta però della ragione principale. Innanzitutto, l'Ucraina può entrare nel blocco atlantico solo dopo un referendum nazionale per conoscere il parere dell'opinione pubblica, che non sembra condividere le intenzioni del presidente, del primo ministro e del presidente del parlamento.

In secondo luogo, il Cremlino non può interrompere la propria collaborazione con l'Ucraina nel sistema di avvistamento a distanza, presumibilmente perché l'Ucraina vuole entrare nella NATO, e allo stesso tempo invocare relazioni reciprocamente vantaggiose nella sfera missilistica.

La sessione parlamentare del 25 gennaio, che ha approvato la cessazione dell'accordo con l'Ucraina, ha deciso anche di prolungare l'accordo con Kiev nel campo dell'assistenza per i più grandi missili strategici russi, l'R-36M (classificazione NATO SS-18 Satan) e l'R-36M2 (Voevoda).

Il Satan, che è in grado di portare 10 testate nucleari, è stato progettato nel laboratorio Južnoe di Dnepropetrovsk, nell'Ucraina centro-meridionale. In base al trattato di Lisbona del 1992 tra Russia, Ucraina, Bielorussia, Kazakistan e Stati Uniti, l'Ucraina non può produrre questi missili o avere altri tipi di armi strategiche.

Per questo motivo ha parzialmente demolito i bombardieri strategici Tu-160 Blackjack e Tu-95MS Bear e ha consegnato il resto alla Russia per l'appianamento del debito.

L'impianto di Dnepropetrovsk, dove in epoca sovietica era costruito il Voevoda, adesso produce autobus, ma i suoi progettisti forniscono ancora assistenza di routine e servizi di riparazione per i Satan, quando e se necessario, in base all'accordo prorogato dal parlamento russo. La Russia ha ora solo 75 missili di questo tipo, ma essi costituiscono il nocciolo della sua forza di deterrenza strategica.

La decisione di interrompere la cooperazione sull'avvistamento a distanza con l'Ucraina è stata presa per ragioni pragmatiche. Il Generale Vladimir Popovkin, comandante delle forze spaziali russe, ha detto che i radar ucraini, per le cui informazioni la Russia paga 1,3 milioni di dollari l'anno, nel 2005 sono usciti dal periodo di garanzia e la loro modernizzazione costerebbe almeno 20 milioni. Ne vale la pena?

Diversamente dai radar in Azerbaijan, Bielorussia e Kazakistan, i sistemi ucraini non sono operati da personale militare russo. Sia le qualifiche del personale civile ucraino sia i dati forniti alla Russia sono dubbi.

Il radar di Sebastopoli rappresenta il problema maggiore perché le stazioni radio non autorizzate di imbarcazioni che svolgono attività di pesca nel Mar Nero usano le stesse frequenze. E se non per le informazioni dai satelliti che sorvegliano la regione, i dati di quella stazione potrebbero essere interpretati per indicare l'arrivo di un missile strategico diretto verso la Russia. Le forze spaziali russe devono ricontrollare le informazioni di quel radar perdendo tempo e denaro, e questo aspetto diventa fondamentale quando si tratta di organizzare una risposta rapida in caso di attacco reale.

La Russia cesserà di usare i radar ucraini anche perché adesso possiede un radar che fornisce lo stesso tipo di informazioni, ma migliore. Lo scorso anno a Lechtusi, nei pressi di San Pietroburgo, è stato messo in prova il radar Voronež-MD, la cui manutenzione è più economica. I radar ucraini sono operati da 80 specialisti, mentre per il Voronež ne bastano 15.

Inoltre la portata delle stazioni ucraine è di 4000 km, mentre la portata effettiva del Voronež è di 6000 km.

Quando sarà messo in funzione un altro radar Voronež, attualmente in costruzione nei pressi di Armavir nella Russia meridionale, la Russia non avrà più bisogno dei radar ucraini. Il ministero degli esteri russo molto probabilmente notificherà all'Ucraina la cessazione dell'utilizzo dei radar di Mukačevo e Sebastopoli quando l'Armavir entrerà nella fase di collaudo.

Il Generale Popovkin ha detto che la Russia è destinata a interrompere l'uso dei radar in Bielorussia (il Volga a Ganceviči, vicino a Baranoviči), Azerbaijan (il Darjal a Gabala, nei pressi di Mingečaur) e in Kazakistan (il Dnepr, il Darjal-U e il Dnestr vicino al lago Balchaš), benché non nel 2008 o nel 2009.

Il radar di Gabala recentemente ha fatto parlare di sé. Innanzitutto è ormai al termine della sua vita operativa, e la Russia paga all'Azerbaijan 7 milioni di dollari l'anno per affittare la stazione operata da militari russi, le cui famiglie vivono in un insediamento vicino. Il radar di Armavir coprirà l'area operativa di Gabala, e così la Russia potrebbe cessare di usarlo.

Ma il Cremlino ha proposto al Pentagono di usare il radar di Gabala per monitorare i lanci missilistici nel Medio Oriente, in particolare dall'Iran, a condizione che Washington rinunci a posizionare elementi del sistema di difesa anti-missile in Europa Orientale.

Se Washington accettasse l'offerta, il radar di Gabala verrebbe modernizzato e la sua garanzia di assistenza prolungata.

Originale da: http://rian.ru/analytics/20080201/98196438.html

Articolo originale pubblicato il 1° febbraio 2008

Labels: , ,

Thursday, January 17, 2008

L'alleanza nord-ucraina

L'alleanza nord-ucraina

di Marija Krivych

Ieri i media russi sono stati scossi dalla notizia che l'Ucraina si sta muovendo attivamente per entrare nella NATO: il presidente Viktor Jušenko, il primo ministro Julija Timošenko e il presidente del parlamento Arsenij Jacenjuk hanno firmato una richiesta perché l'Ucraina sia accolta nel piano di azione per diventare membro dell'Alleanza Atlantica al vertice NATO che si terrà a Bucarest nell'aprile del 2008. Il documento è stato inviato al segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer, noto sostenitore dell'ingresso dell'Ucraina nell'alleanza.

Dopo le elezioni parlamentari d'autunno in Ucraina, quando gli "arancioni" hanno formalmente ottenuto la maggioranza alla Rada (formalmente, visto che non è un mistero l'enorme opposizione rappresentata da Janukovič e dai suoi alleati) e hanno cominciato alla meno peggio a mettere in atto le promesse fatte prima delle elezioni, si è posta una ennesima questione fondamentale per la "coalizione arancione": l'adesione dell'Ucraina alla NATO.

"Condividendo appieno i valori democratici europei, lo stato si riconosce parte dello spazio di sicurezza euro-atlantico ed è pronto a lottare alla pari insieme alla NATO e agli alleati contro le comuni minacce alla sicurezza", è scritto nel comunicato ufficiale. Nella lettera i leader ucraini esprimono la speranza che "il progresso fatto dall'Ucraina nell'ambito di un intensificato dialogo sulle questioni dell'adesione e delle conseguenti future riforme venga riconosciuto in termini di alleanza. L'Ucraina oggi è interessata a essere accolta nel piano d'azione per diventare membro della NATO".

La reazione a questa mossa è stata immediata: i "regionali" hanno accusato gli "arancioni" di violare la Costituzione (che sancisce la neutralità del paese), la Russia si è dichiarata pronta a "rivedere" - per usare le parole di Černomyrdin - le relazioni con l'Ucraina, gli americani hanno manifestato il proprio entusiasmo.

In particolare, il copresidente della commissione per le relazioni estere del senato degli Stati Uniti Richard Lugar ha spiegato che per decidere di aderire alla NATO l'Ucraina non ha bisogno di un referendum popolare, visto che esistono anche altri modi per esprimere la volontà dei cittadini. Ha poi detto che se in un referendum nazionale gli ucraini si diranno favorevoli all'ingresso nella NATO, questa decisione riceverà anche l'appoggio del presidente degli Stati Uniti, chiunque occupi tale carica in quel momento. A sua volta il Partito delle regioni ha ricordato che la richiesta di adesione all'alleanza può essere presentata solo se esiste il consenso del popolo ucraino, espresso attraverso un referendum. Il cui risultato è del tutto prevedibile: da molto tempo la maggioranza degli ucraini si dichiara contraria all'adesione alla NATO. In particolare, alla fine del 2006 in Crimea si è svolto un referendum non autorizzato sulla questione. Il 98,7% dei cittadini si è dichiarato contrario all'ingresso nell'alleanza atlantica. Il referendum in Crimea si è svolto perché ne era stato respinto un altro, che avrebbe dovuto coinvolgere tutta l'Ucraina con la partecipazione di oltre 4 milioni di cittadini.

Le ragioni per cui gli "arancioni" desiderano tanto entrare nella NATO stanno in superficie, così come le ragioni dello scontento di Mosca. Alla fin fine, chi garantisce che con l'ingresso nella NATO non comparirà una base militare nella filorussa Crimea?

L'atmosfera si è fatta incandescente anche al Ministero degli Esteri ucraino. Il ministro Vladimir Ogryzko ha dichiarato che l'Ucraina non ha fatto alcuna richiesta di entrare nella NATO: "Si tratta di una nuova fase di cooperazione tra l'Ucraina e la NATO. Se si parlerà di adesione alla NATO, allora, come sta scritto in questa lettera, le autorità dello stato si consulteranno con il popolo ucraino", ha detto, osservando che nella lettera non si fa parola della richiesta di entrare nell'alleanza.

Nondimeno il documento in questione è un altro passo verso l'adesione alla NATO. Ricordiamo che la procedura di ingresso dura in media cinque anni, durante i quali il paese candidato deve rendere il proprio esercito e la propria legislazione conformi agli standard del blocco atlantico, e soddisfare anche altri requisiti.

Ma tutto questo serve all'Ucraina (lasciando da parte gli interessi della Russia, degli Stati Uniti, dei "regionali" e degli "arancioni")? La cooperazione con la NATO serve, forse, nella misura in cui la stessa Russia collabora con l'alleanza. Per quanto riguarda l'ingresso vero e proprio, secondo l'ex presidente Leonid Kučma oggi per l'Ucraina risulta ottimale lo status neutrale, e anche l'ingresso nell'Unione Europea, ma non nella NATO. Oltretutto in entrambi i casi è necessario avere uno stato efficiente, un'economia competitiva e una nazione matura: politologi ed esperti non fanno che discutere dell'assenza di questi requisiti.

Una sola cosa è ovvia: indipendentemente dal fatto che si tratti una "buona" o di una "cattiva" idea, l'Ucraina non è pronta a diventare membro della NATO e difficilmente lo sarà tra cinque anni. Inoltre la preparazione forzata all'ingresso nel blocco può solo approfondire i contrasti già forti non solo tra le élite politiche, ma in tutto il paese.

Originale da: http://expert.ru/articles/2008/01/16/nato/print

Articolo originale pubblicato il 16 gennaio 2008

Labels: , ,